Il governo è in difficoltà? Istat: rilancia vecchi numeri e Gentiloni trilla “l’economia è tornata a crescere”. Ma per il problema pensioni il “sentiero è stretto”. Per bonus e clienti, vedi manovra di Bilancio, le risorse ci sono

Il governo è in difficoltà? Istat: rilancia vecchi numeri e Gentiloni trilla “l’economia è tornata a crescere”. Ma per il problema pensioni il “sentiero è stretto”. Per  bonus e  clienti, vedi manovra di Bilancio, le risorse ci sono

E vai con l’Istat. Ogni volta che il governo si trova in difficoltà, la sua politica economica e sociale mostra la corda, arriva il soccorso Istat. Gentiloni e i suoi ministri, prendendo esempio da Renzi Matteo, un vero maestro da questo punto di vista, sono subito pronti all’uso dei dati che l’Istituto di statistica fornisce ormai a getto continuo. Ma come dice il proverbio il troppo stroppia. Capita che non si accorgano che i dati di cui oggi si parla in merito al Pil e alla diminuzione della  disoccupazione, rilanciati dai media  sono stati annunciati perlomeno già tre volte. Sono sempre i soliti. Li abbiamo letti a settembre, poi a ottobre, ancora a novembre. Sono i numeri, le previsioni che abbiamo inviato a Bruxelles, ai Commissari della Ue, la base di documenti come quello di economia e finanza, il Def, del decreto  fiscale, della manovra di Bilancio. Istat infatti notifica che il pil è in crescita, più 1,5%. Già detto, dimentica di dire che siamo in coda, ultimi nei paesi della Ue. Non solo si dimenticano le previsioni che danno il Pil in calo, 1,3% nel 2018  e 1% nel 2019. Per quanto riguarda la disoccupazione ancora un bluff. Si parla del calo della disoccupazione dal 11,7 all’11,2. Si  parla di un aumento delle unità lavorative. Ma si dimentica di dire che le “unità lavorative” non sono a tempo indeterminato. I dati reali dicono che su 100 assunti solo 7 hanno un contratto a tempo indeterminato. Ha poco da esultare il Pd che parla di un “successo” delle politiche messe in atto dai governi del Pd.

Numeri farlocchi usati dal presidente del Consiglio grazie all’Istituto di statistica

Il presidente Gentiloni li usa questi numeri farlocchi, trilla alla inaugurazione dell’anno accademico della Guardia di Finanza. “L’economia è tornata a crescere –dice – e oggi l’Istat ce lo ricorda di nuovo. Alla crescita corrisponde un calo della disoccupazione”. Non solo non è vero, ma si tratta anche di una gaffe clamorosa. A Cgil, Cisl, Uil lui e il suo ministro Padoan, hanno detto che il “sentiero è stretto”, che per quanto riguarda pensioni, i giovani, il lavoro delle donne, i superticket sulla sanità, non una invenzione dei sindacati ma ciò che è scritto nel verbale d’intesa sottoscritto a settembre con i sindacati  non si può andare più in là di quanto il governo ha “offerto”. Poco o niente. Dall’esecutivo viene una risposta del tutto insufficiente, lontana da quanto i sindacati hanno messo in piattaforma. Non per chiedere la luna nel pozzo, ma di dare avvio a quanto contenuto nel verbale d’intesa. Insomma per garantire una pensione dignitosa per le lavoratrici e i lavoratori, per i giovani di oggi che saranno anziani domani e rischiano di non ricevere mai l’assegno pensionistico, per eliminare un ticket fra i più odiosi, quello super su analisi e visite mediche perché la sanità pubblica è alla frutta, come si dice, per riconoscere alle donne il lavoro di cura, la situazione economica del Paese non lo consente. Gentiloni e i suoi ministri possono solo assicurare che verranno  messe al lavoro  due commissioni di studio, quella che riguarda il calcolo della speranza di vita e la separazione delle spese per l’assistenza da quelle per la previdenza. E che, bontà sua, ne faranno parte anche i sindacati. Cisl e Uil si accontentano. Dicono che si è aperta una breccia nella riforma Fornero, che comunque qualcosa si è mosso.

Questione sociale da affrontare guardando al lavoro, all’uguaglianza, alla povertà

Ci chiediamo, ma se “l’economia è tornata a crescere” come dicono il presidente del Consiglio, i ministri Padoan, Poletti, Madia che lo hanno “assistito” nel confronto con i sindacati, qualcosina in più di 60 milioni poteva essere investito per affrontare  problemi che sono al centro della “questione sociale”. No. Non solo, il governo dichiara che l’investimento per le pensioni è di 300 milioni, ma non ci sono le pezze d’appoggio, un numero buttato là. Eppure i conti si possono fare facilmente. Basta volerlo come ha fatto l’Ufficio studi della Cgil. Forse bastava eliminare un po’ di bonus, di regalie per i clienti, c’è di tutto, di più e si trovano le somme necessarie per affrontare i veri problemi del Paese, un segnale che la manovra di Bilancio  affrontava i problemi reali, il lavoro, le disuguaglianze, le pensioni, la sanità pubblica, la povertà, in un Paese dove non solo non c’è la sicurezza del posto di lavoro, ma i salari sono fermi. Nel settore del pubblico impiego da ben ormai nove anni. La crescita di cui parlano Gentiloni, Renzi Matteo, Padoan, Poletti, se vuole essere strutturale, un aggettivo sempre più usato ma solo a parole, ha bisogno di investimenti a partire da quelli pubblici, di una politica industriale che punti ad aumentare la produttività assicurando posti di lavoro stabili e non usando come volano per la ripresa la precarietà ormai presente in ogni settori, della crescita dei salari, di aumentare i consumi, di  combattere la povertà, aprendo uno sguardo sul mondo, su chi soffre, non ha cibo, non può curarsi, muore per le guerre e le malattie.

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