Epifani a Veltroni: chiedo più rispetto, le strade si dividono perché ci sono opinioni diverse. La nuova sinistra sotto tiro dei media. Il Corrierone si affianca a Ren-pubblica. Ancora attacchi a Grasso e Boldrini

Epifani a Veltroni: chiedo più rispetto, le strade si dividono perché ci sono opinioni diverse. La nuova sinistra sotto tiro dei media. Il Corrierone si affianca a Ren-pubblica. Ancora attacchi a Grasso e Boldrini

Non c’è giorno, ormai, che passi liscio con i media che raccontano quanto avviene nel mondo, in Europa, in Italia. No, non fa notizia per esempio il fatto che in un paese dell’Africa ci sono stati venti morti per la ressa provocata dalla distribuzione di cibo. No, ogni giorno ha la sua pena, la campagna elettorale occupa paginate di quotidiani, rimbalza sulle televisioni, le radio, vive nei media che usano internet. Una lunga corsa ad ostacoli verso il voto, forse a marzo, segnata dalla mala informazione, con gli scriba, cronisti e commentatori, editorialisti ed esperti, schierati sempre più a sostegno del Pd di Renzi Matteo, del governo provvisoriamente presieduto da Paolo Gentiloni. Sotto tiro la sinistra che si sta costruendo, Articolo 1-Mdp, Sinistra Italiana, Possibile, movimenti e associazioni che  hanno dato una accelerata alla messa a punto di una lista unitaria. Ignorate le iniziative, non trovano spazio nei media, se non per essere sottoposte ad una specie di processo in cui risultano colpevoli di lesa maestà, quella del Pd. Entrano in scena, direttamente, o per interposte persone, personalità come Valter Veltroni, Romano Prodi , i padri e i nipoti dell’Ulivo che non c’è più, fanno la predica, richiamano in primo luogo chi ha lasciato il Pd dando vita ad Articolo 1-Mdp. La critica a Bersani, D’Alema, Speranza, per citare alcuni esponenti di primo piano, si fa sempre più dura. Il presidente del Senato e quella della Camera, Grasso e Boldrini, sono  oggetto di attacchi inauditi per aver osato esprimere, al di fuori del  loro ruolo, valutazioni sulla situazione politica. Un diritto garantito dalla Costituzione.

Assurde accuse dei media anche nei confronti della Cgil

Nella campagna elettorale anticipata viene coinvolta la Cgil impegnata in una trattativa con il governo sul problema delle pensioni,  a partire dall’età pensionabile, del sistema previdenziale, del lavoro ai giovani. Le proposte del governo sono ritenute dalla Cgil inadeguate, lontane dalle rivendicazioni poste dalla stessa Cgil insieme a Cisl e Uil. Il fatto di non condividere quanto proposto dal governo viene tradotto in una accusa al sindacato di Camusso di fare da “cinghia di trasmissione”  per Mdp e la sinistra impegnata a dar vita ad un nuovo soggetto politico. Basta  riportare una frase detta dal consigliere economico di Gentiloni, un tal Leonardi, una scoperta di Renzi Matteo per chiarire la situazione. Fra le proposte dei sindacati una riguarda il futuro delle pensioni per i giovani, un futuro che si decide oggi. Leonardi risponde che  il governo non ha dato risposte ai sindacati perché il problema non è dell’oggi. Ma se non si costruiscono garanzie oggi questi giovani la pensione non la vedranno mai. Sul piano dell’informazione ogni giorno ha la sua pena. Ieri è stata la volta di un lungo articolo di Paolo Mieli, editorialista del Corriere della Sera in cui  prende di petto gli “scissionisti”, invoca l’accozzaglia che si sta costruendo a sostegno del Pd, bluffa perfino sui sondaggi.

La sinistra dovrebbe guardarsi e dire come evitare che la destra vinca

Andiamo per ordine. Partiamo dall’intervento di Veltroni cui ha dato immediata risposta Guglielmo Epifani, già segretario del Pd, ora uno dei leader di Articolo 1. Accusa Veltroni, intervistato a Skytg 24: “Se il problema è regolare i conti a sinistra rimarranno solo delle macerie, il rischio è molto elevato. Il Pd, per la prima volta nella storia è stato un partito che è nato per fusione e non per separazione. A sinistra c’è questo demone che la macera, doversi sempre dividere e introiettare il principio del tanto peggio tanto meglio. Si sa che andando divisi è difficile competere, ma si considera ineluttabile ed è un grave errore perché non corrisponde al sentimento di milioni di persone di sinistra che vorrebbero una convergenza”. Per quanto riguarda la posizione di Bersani, ci vediamo dopo le elezioni, Veltroni afferma: “Prendo atto. Dopo gli appelli di Prodi arriva anche il mio”.  Pensa che Bersani esprima “una posizione secca, molto netta e sinceramente non vedo cosa possa portare in positivo”. C’è l’impegno “a vedersi dopo le elezioni”, però bisogna anche vedere “in quale scenario ci si trova. Se vince il centrodestra penso che tutta la sinistra” dovrà fare “considerazioni abbastanza amare”. Auspica che il Pd “torni ad essere una comunità”. Poi si chiede: Matteo Renzi è l’ostacolo che impedisce l’alleanza a sinistra? “Se fosse solo questo sarebbe sbagliato, è stato il segretario del loro partito fino a qualche mese fa e ora è diventato il nemico.  Anche io ho sempre detto che Renzi deve essere più capace a includere”. Ma a  sinistra “si pensa che il nemico sia a sinistra mentre dovrebbe guardarsi e dire come evitare che la destra vinca…”. Colpa di Renzi e Bersani? “Non do voti a nessuno, dico solo che si è messa in moto una dinamica non positiva. Io sono legato all’idea iniziale del Pd, di un partito a vocazione maggioritaria che non si isola ma punta a conquistare la maggioranza degli elettori”.

Epifani. Dal Pd ci dividono questioni di merito, le strade sono diverse

Risponde Guglielmo Epifani, presidente della Commissione industria della Camera: “Dico a Walter Veltroni che ci vuole più rispetto. A Sinistra non ci sono né rese di conti né asti nei confronti di Renzi. Il punto più semplice ma anche più profondo, ci dividono questioni di merito; sul lavoro, sulla scuola, sul fisco, sulla politica dei bonus e su aspetti non secondari della vita democratica, come ad esempio mettere la fiducia sulla legge elettorale o chiedere agli italiani di non andare a votare in occasione del referendum; per non parlare del metodo della concertazione e del rispetto che si deve alle parti sociali”. “Le strade si dividono perché ci sono opinioni diverse e si riuniscono se su questo si cambiano le politiche. Abbiamo in questi ultimi anni perso quasi tutte le elezioni – conclude Epifani – anche se eravamo insieme e questo conferma che se non si cambia non si convincono gli elettori che ci hanno lasciato o che non vanno più a votare”.

Anche il Corriere con Mieli entra nel coro chiassoso impegnato nell’attacco agli “scissionisti”

Cambia lo scenario. Passiamo al Corriere della Sera, alla “opinione” di Paolo Mieli. “Vedere Renzi a braccetto con Bersani e D’Alema darebbe la stessa sensazione della foto di Harare quella in cui nella capitale dello Zimbabwe il novantatreenne presidente  Robert Mugabe è apparso venerdì sera rilassato in poltrona assieme al generale Costantino Chiwenga che lo aveva deposto il giorno precedente”. Una simile coglionata, ci si scusi il termine, la si legge sul quotidiano milanese. È il titolo dell’articolo di Paolo Mieli che esprime la sua opinione, si fa per dire, sullo stato della sinistra. O meglio entra a far parte del coro che sta diventando sempre più chiassoso impegnato nell’attacco agli “scissionisti” di Articolo 1-Mdp, agli “estremisti” di Sinistra italiana, a Possibile di Civati.  Attacco che diventa sempre più virulento, si usa il termine “scissionista” come una clava, man mano che  il progetto  di una nuova sinistra, unitaria, alternativa al Pd renziano prende forma, partecipando in primo luogo alle prossime elezioni.  Mieli, giornalista di lungo corso, impegnato a raccontare eventi storici in modo oggettivo, ospite pressoché fisso dei talk show della Rai e delle altre reti, entra a far parte , ci spiace dirlo, degli scriba che sempre più stanno facendo campagna elettorale per Renzi Matteo, di cui Ren-pubblica è il quotidiano capofila.  Mentre Mieli prendeva di petto gli “scissionisti” e  elogiava Pisapia, Bonino, Bonelli, Della Vedova, Nencini, Tabacci, tutti intenti a dar vita alla lista a sostegno del Pd e li invitava a “dar vita ad un progetto capace di conquistare sul campo un robusto consenso elettorale”, il concorrente Ren-pubblica apriva con un titolone sul “No di Bersani al Pd: si tratta dopo il voto. Sinistra divisa, ecco tutti i seggi a rischio”.

Claudio Tito: un volgare attacco  alla sinistra incosciente di se stessa

Faceva seguito il commento di Claudio Tito dal titolo “Dai partiti al sindacato, la frattura senza ritorno”. La colpa? Leggiamo il Tito: “Chi si assumerà la responsabilità di infrangere anche solamente la speranza di rendere vincente la parte più progressista d’Italia non si caricherà soltanto del peso di una sconfitta. Sarà qualcosa di più. La sinistra confermerà di non  aver colmato il deficit politico e culturale che è stato imposto dalla globalizzazione. Si rivelerà nell’incoscienza di se stessa. Dimostrerà di non sapere ancora quale sia la sua nuova natura. E forse di non averla”. Essendo uno dei big di Ren-pubblica è giustificato per questa sua incauta affermazione. Domenica si sono svolte due importanti assemblee, con tanti partecipanti, una di Articolo 1-Mdp, l’altra di  Sinistra italiana. Solo poche righe  su quanto è stato detto, programmi, liste, progetti, un gran silenzio. Titolone su “Bersani dice no all’alleanza. Col Pd si parla dopo il voto. Pisapia (ma che c’entra con le due assemblee ndr): così è la cosa rossa”. Titolone e un lungo articolo: “Tornano in campo i Prodi boys. E non per fare una lista Dudù”. È il resoconto di una riunione dei “volenterosi” tenuta a Bologna dall’ex ministro Santagata, uomo di fiducia di Romano Prodi.

Un lugubre commento del politologo francese Lazar.cLenin e i bolscevichi

Non bastava e sul quotidiano di Largo Fochetti compare anche un lungo  commento del politologo francese Marc Lazar dal titolo “Fassino come Sisifo. Le fatiche del ricucire”. Parla delle rotture cui “la sinistra italiana ha la propensione”, “fondamentalmente – scrive – per motivi ideologi e politici”. E richiama, come aveva fatto già Scalfari, i bolscevichi, Lenin e via dicendo. Non evita una coglionata quando afferma che “la sinistra ha sempre attribuito e continua ad attribuire una importanza alle idee e ai valori”. Quasi fosse un reato avere delle idee e dei valori. Lasciamo perdere il Lazar. Torniamo al nostro Mieli il quale, come da copione ormai consolidato, se la prende con i presidenti di Senato e Camera che guiderebbero lo schieramento elettorale alla sinistra del Pd. Sarebbe, dice il giornalista-storico, “un unicum nella storia dell’Italia repubblicana”. A parere di Mieli, “Grasso e Boldrini non avrebbero il diritto a candidarsi”. Studi la Costituzione, lui che spesso la illustra.

La gaffe sui sondaggi. Dimezzati i numeri che riguardano la nuova sinistra

Ma Mieli scopre le carte quando ricorre a trucchetti da gioco delle tre carte, come la testimonianza di un tal Alessandro Brambilla Pisone, milanese, amico di quelli del Brancaccio il quale avrebbe detto a Montanari che i “partitini” si sono già spartiti i posti in lista. La smentita è arrivata subito da Speranza, Fratoianni, Civati ma il Mieli non ci ha pensato due volte a lanciare il suo j’accuse. Così come ha usato i sondaggi  elettorali a modo suo scrivendo che non c’è trippa per gatti. La sinistra , “scissionisti” ed “estremisti”, supera a mala pena l’asticella per ottenere deputati, il 3% come è noto. E fa riferimento al voto siciliano che sarebbe stato un fallimento, dimenticando di dire che il 6% è stato raggiunto in una solo mese di campagna elettorale. Fra l’altro correttezza dell’informazione, che fa parte del codice morale del giornalista, avrebbe dovuto scrivere a quale sondaggio si è abbeverato visto che tutti, quando ancora non è nata la lista, danno un minimo superiore al 6%, il sondaggio di La7 indica il 6,3 quando ancora non è cominciata la campagna elettorale ed i media fanno di tutto per ignorare il nuovo soggetto della sinistra che sta nascendo.

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