Siria. Dopo 4 mesi di assedio, le forze democratiche curde e siriane riconquistano Raqqa, autoproclamata capitale dell’Isis

Siria. Dopo 4 mesi di assedio, le forze democratiche curde e siriane riconquistano Raqqa, autoproclamata capitale dell’Isis

Le forze democratiche siriane (SDF), un’alleanza di combattenti curdi e arabi siriani sostenuti da Washington, hanno preso il pieno controllo di Raqqa, capitale nel nord della Siria dello Stato Islamico (Isis) sconfiggendo i jihadisti dopo una battaglia durata più di quattro mesi. Una vittoria che rappresenta un nuovo chiodo battuto nella bara del gruppo jihadista crollato grazie a martellanti offensive lanciate su più fronti sia in Siria che in Iraq. All’interno di Raqqa, i combattenti di SDF hanno celebrato la vittoria sollevando la loro bandiera gialla nella piazza centrale al Naim tristemente nota come “La Piazza delle Esecuzioni” per essere stata utilizzata dai tagliagole per eliminare quelli che consideravano nemici del loro Islam. “La rotatoria dell’inferno ora è tornata nuovamente Piazza Al-Naim”, gridavano i combattenti, circondati da edifici crollati e automobili carbonizzate nella feroce battaglia per la città.

L’offensiva per liberare Raqqa è stata lanciata da SDF nel mese di giugno, dopo mesi di combattimenti per circondare la città. E oggi sono stati eliminati gli ultimi cento combattenti rimasti nelle loro posizioni nell’ospedale principale e nello stadio municipale. “Tutto è finito in Raqqa, le nostre forze hanno assunto il pieno controllo di Raqqa”, ha detto alla France Presse il portavoce dell’alleanza Talal Sello, prima di aggiungere che ora l’SDF sta bonificando la città anche per cercare eventuali combattenti rimasti nascosti. “Le operazioni militari di Raqqa sono finite, ma sono in corso operazioni di ricerca per scoprire cellule dormienti che potrebbero essere rimaste e rimuovere le mine”, ha detto. Pesante anche se non ufficiale né definitivo il bilancio delle vittime: secondo attivisti siriani 3.250 persone, tra cui 1.130 civili, sono morte. Il calcolo è stato fatto dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, una Ong con sede a Londra che conta su una vasta rete di attivisti in tutto il Paese. Secondo l’Osservatorio “altre centinaia di persone mancano ancora all’appello e potrebbero essere rimasti sepolti vivi nelle loro case bombardate nei raid aerei”.

“Ci sono volute due settimane per liberarla perché era stata minata dai jihadisti”, ha riferito l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdu). Nei giorni scorsi un accordo mediato da funzionari locali e rappresentanti aveva permesso a tanti civili di lasciare la città: si stima che siano 3.500 i civili evacuati, tra questi 275 jihadisti e le loro famiglie. E il timore è che tanti foreign fighters possano tornare nel proprio paese di origine e portare avanti la causa dell’Isis con attentati in Occidente. “L’ultima cosa che vogliamo è che i combattenti stranieri siano liberati e che possano tornare nel loro paese d’origine e causare più terrore”, ha detto senza mezzi termini il colonnello Ryan Dillon, tra i comandanti che guidano la coalizione. Dall’altra parte dell’Eufrate gli estremisti sono chiamati a combattere la coalizione siriana sostenuta da Iran e Russia. In particolare nelle ultime settimane Al Baghdadi ha perso anche il controllo di vaste aree tra il capoluogo della provincia di Deir Ezzor, a 150 chilometri da Raqqa, e la città di Mayadine sulla riva orientale del fiume. “Questa non è una regione desertica, questi sono posti sul fiume Eufrate che erano bastioni dell’Isis”, ha detto il direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdel Rahmane.

Share