Rosatellum. Il governo incassa le 5 fiducie grazie al soccorso di Verdini e del suo gruppo (e della Lega), mentre M5S, Mdp e Sinistra Italiana votano contro alla seconda chiama. In piazza, migliaia di cittadini chiamati da Beppe Grillo

Rosatellum. Il governo incassa le 5 fiducie grazie al soccorso di Verdini e del suo gruppo (e della Lega), mentre M5S, Mdp e Sinistra Italiana votano contro alla seconda chiama. In piazza, migliaia di cittadini chiamati da Beppe Grillo

Il governo incassa nell’Aula del Senato i cinque voti di fiducia sulla riforma della legge elettorale e aspetta il voto finale sul provvedimento previsto domani in tarda mattinata senza fiducia e in modo palese. La prima fiducia, sull’articolo 1 del Rosatellum bis, ha ricevuto 150 voti favorevoli e 61 contrari. Sulla fiducia all’articolo 2, invece, i sì sono stati 151 e i no di nuovo 61. La fiducia all’articolo 3 ha ricevuto 148 favorevoli e ancora 61 contrari. Sull’articolo 4, invece, il risultato è stato 150 sì e 60 no. Dopo l’approvazione dell’articolo 5, sul quale non era stata apposta la fiducia, i senatori Mdp, Si e M5S hanno abbandonato l’Aula. L’articolo 6, l’ultimo sul quale era stata posta la fiducia, è passato così con 145 voti a favore e 17 contrari. Regge dunque il patto a quattro tra Pd, Forza Italia, Ap e Lega, a cui si aggiungono i voti favorevoli dei verdiniani che, almeno in una delle cinque votazioni di fiducia risultano essere determinanti per assicurare il numero legale e quindi la legittimità della votazione. Nettamente contrari, invece, M5S, Mdp, Sinistra italiana, che votano no alle fiducie solo in occasione della seconda ‘chiama’, una volta verificato che il numero legale fosse assicurato e quindi che la loro presenza in Aula non aiutasse la maggioranza. Le tre forze di opposizione, poi, lasciano l’Aula durante l’unico voto senza fiducia, sull’articolo 5.

La partecipazione decisiva al voto di Verdini e dei suoi senatori, garantisce il numero legale e il sì alle fiducie. La maggioranza è di fatto cambiata

Come annunciato, non hanno partecipato al voto i senatori del Pd Vannino Chiti, Luigi Manconi, Claudio Micheloni, Massimo Mucchetti, Walter Tocci, e anche Roberto Ruta e Renato Turano risulterebbero presenti ma non votanti. Da Gal è arrivato un solo sì. M5s e Mdp hanno votato rispettivamente 32 e 14 no alla fiducia. Su 23 presenti, in 23 hanno votato dentro Ap e dalle Autonomie su 15 votanti in 14 hanno detto sì. Contrario il senatore Zin. Dal misto su 19 votanti sono arrivati 11 no e 8 sì, 14 gli assenti. In Aula, 13 sì di Ala, il gruppo di Verdini, su tredici presenti. I verdiniani, riferiscono fonti Ala, rivendicano di essere stati determinanti per assicurare la validità della terza votazione, garantendo con i loro voti il numero legale. Raggiunto il numero legale nel quarto voto di fiducia chiesto dal governo sul “Rosatellum”. Anche questa volta i senatori del gruppo Ala di Denis Verdini sono stati determinanti.  Arriva perfino il soccorso della Lega per assicurare il numero legale in aula al Senato sul quinto e ultimo voto di fiducia sul Rosatellum. Per garantire il numero legale (dopo l’Aventino annunciato da M5s, Mdp e Si) 8 senatori della Lega, tra cui il capogruppo Gian Marco Centinaio, Roberto Calderoli, Silvana Comaroli, Jonny Crosio e Paolo Tosato, sono entrati in aula e hanno votato ‘no’ alla fiducia mentre nelle precedenti quattro fiducie tutti i senatori del Carroccio erano stati assenti. I primi quattro articoli riguardavano le seguenti materie: Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati; Modifiche al sistema di elezione del Senato della Repubblica; Delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali; Elezioni trasparenti.

M5S, Mdp e Sinistra Italiana escono dall’Aula. Cecilia Guerra, Mdp: “abbiamo provato a fermare lo scempio, ma ora ce ne andiamo”. De Petris, SI: “solo Verdini ha permesso il numero legale”

Durante le dichiarazioni di voto sull’articolo 5 (su cui non è stata posta la fiducia), i capigruppo delle tre forze politiche di opposizione annunciano, al Senato, che lasceranno l’aula. “Noi per oggi abbiamo già dato. Abbiamo provato ad usare le armi di cui disponiamo per fermare questo scempio, ora ce ne andremo. Abbandoniamo con dispiacere quest’Aula, ma vogliamo che sia chiaro che sono quelli che restano e votano che si assumono la responsabilità di una legge che impedisce ai cittadini di avere propri rappresentanti sapendo come e chi va a scegliere”, annuncia la presidente dei senatori di Mdp, Cecilia Guerra. A sua volta, Loredana De Petris, Sinistra Italiana, coglie il dato politico della giornata: “ll voto di fiducia di oggi certifica che la maggioranza è cambiata. Solo il voto del gruppo Ala ha infatti permesso di raggiungere il numero legale. Il governo deve prendere atto del cambio di maggioranza e procedere di conseguenza, con tutti i passaggi istituzionali necessari, senza fingere che non sia successo niente”.

L’atteso discorso di Giorgio Napolitano. Pressioni su Gentiloni, fiducia inutile, forzature che impediscono l’emendabilità della legge: il presidente emerito picchia dura sul Pd ma vota la fiducia

Molto atteso, nel corso del dibattito generale che ha preceduto i voti di fiducia, l’intervento del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale non ha mancato di far pervenire critiche sul metodo usato per approvare il Rosatellum e anche nel merito. “Dovremmo essere consapevoli dell’anomalia di troppi, frequenti cambiamenti in Italia di una disciplina che dovrebbe essere, ed è generalmente in Europa, costante per un lungo periodo. E non essere rivista alla vigilia di elezioni politiche generali”, ha detto il presidente Napolitano sul piano del metodo politico. “Siamo sicuri – si chiede l’ex capo della Stato – che quella ora in votazione abbia un fondamento sufficientemente solido da proiettarsi in un orizzonte di ragionevole durata?”. E inoltre, “si può far valere l’esigenza di una capacità di decisione rapida da parte del Parlamento fino a comprimere drasticamente il ruolo e i diritti, sia della istituzione, sia dei singoli deputati e senatori?”. Perché “il dilemma non è la fiducia, anche perché non è mai stata affrontata neppure dinanzi alla Corte costituzionale una obiezione di incostituzionalità della fiducia”, ma “quali forzature può implicare il ricorso alla fiducia che sancisca la totale inemendabilità di una proposta di legge estremamente impegnativa e delicata?”. Interrogativi tosti ai quali la maggioranza non ha replicato. Infatti, sul piano del merito politico, Napolitano ha attaccato duramente il Pd, anche se poi ha rivelato che domattina voterà sì alla legge per sostenere il governo. Ecco l’attacco al Pd: “il presidente Gentiloni, sottoposto a forti pressioni, ha dovuto aderire, e me ne rammarico, a quella convergente richiesta proveniente, peraltro, da quanti avrebbero potuto chiedere il ricorso alla fiducia non già su tutte le parti sostanziali della legge, ma su punti considerati determinanti, cosa che non ebbero la lucidità e il coraggio di fare”. Nonostante le attestazioni di stima verso Gentiloni, tuttavia Napolitano ha voluto stigmatizzare il comportamento del Partito democratico nel sottoporre a “forti pressioni” il governo sulla fiducia. Perciò, da una parte vede l’inutilità delle sei fiducie, e dall’altra rivela la debolezza di Gentiloni.

L’intervento di Massimo Cervellini: “ieri avete celebrato il centenario della Rivoluzione d’ottobre, oggi celebrate la disfatta di Caporetto, perché questa è il Rosatellum” 

Tra gli altri, ha preso la parola per Sinistra italiana anche Massimo Cervellini, che ha spiegato le ragioni per le quali la sinistra tutta intera ha deciso di votare no al Rosatellum. “Il pasticcio di questa legge elettorale era stato studiato pensando che sarebbe passata – con gli stessi metodi che state utilizzando ora – la ‘schiforma’ Boschi. Non avete vinto. E ora dove pensate di andare? Anche i fedelissimi, nominati, eletti con queste regole, senza ideali e vincoli di programma, potranno muoversi a piacere. Voteremo un pacifista e verrà eletto un interventista; un cacciatore al posto di un animalista. E viceversa. Avete scavato la fossa a ciò che resta della credibilità della politica e dei partiti”. Inoltre, “questo furto di democrazia dimostra che non vi fidate dei vostri parlamentari – ha aggiunto Cervellini -. Neppure i finti sondaggi taroccati, che non rappresentano più l’Italia del Mulino Bianco, vi fanno stare tranquilli. A Nord sarà il disastro. Lo sanno anche i parlamentari che votano queste schifezze: la fiducia è finita e lo vedremo alle imminenti elezioni. Invece della Rivoluzione d’Ottobre commemorate la disfatta di Caporetto: questo è il Rosatellum. Renzi gira in treno ad ispezionare le truppe, dirottando verso i collegi esteri candidature sicure e imbarazzanti: polvere sotto il tappeto. E’ la via di non ritorno: compromessi e alleanze andranno bene se alla destra serviranno manciate dei vostri voti”.

In piazza, migliaia di cittadini protestano contro il Rosatellum convocati da Beppe Grillo 

Mentre in Aula si votavano le fiducie, in migliaia i manifestanti M5s sono arrivati a piazza del Pantheon per protestare contro la legge elettorale. Il Movimento azzarda la cifra di 10 mila anche se la piazza non è completamente piena e la cifra dovrebbe aggirarsi sui 1500 circa, secondo le stime degli addetti alla sicurezza. I manifestanti si scaldano con fischi e urla quando lo schermo allestito sul palco trasmette le immagini dell’aula del Senato: in particolare fischi e insulti vengono rivolti all’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano. “Sua maestà, dallo scranno di senatore a vita ha detto che vota la fiducia in nome della stabilità di governo. Ma quale governo? Quello che vuole garantire i vitalizi, ci riempie di tasse e non ci manda in pensione. Il re ha detto che Gentiloni è sotto pressione ma a me sembra che più che altro ha la pressione bassa”, dice il deputato M5s Giorgio Sorial, anche se i manifestanti non sembrano invece scaldarsi alla visione dell’immagine del premier che viene proiettata dal palco. A sua volta, Beppe Grillo dal palco grida: “E’ una sorta di mosca cieca… qualsiasi votazione possiamo fare, l’esito è già scontato. E’ una roulette dove vince sempre il banco. Questo è un paese spolpato dall’interno”. Anzi, “hanno la velocità degli scippatori, non abbiamo potuto fare una manifestazione attorno al Senato. Hanno paura… così ho consigliato alla polizia di andare là e accerchiarli loro”, ha poi scherzato il garante 5 Stelle. E infine, “stiamo per fare una battaglia per tutto il popolo italiano. Sono raffreddato, ho un sistema immunitario leggermente in crisi, che va contro di me. Ed è quello che succede a questo Paese, che non ha le difese immunitarie per salvaguardare la democrazia”.

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