Rosatellum. Battaglia al Senato. Colpo di mano del Pd, le fiducie saranno 5. Mdp esce dalla maggioranza. Fuori dal Senato centinaia di cittadini contro la legge elettorale

Rosatellum. Battaglia al Senato. Colpo di mano del Pd, le fiducie saranno 5. Mdp esce dalla maggioranza. Fuori dal Senato centinaia di cittadini contro la legge elettorale

Le ‘barricate’ dei Cinque Stelle in Aula, le proteste in piazza di Sinistra Italiana e Mdp, la senatrice del gruppo Misto, Loredana De Petris che ‘occupa’ la presidenza. E in questo clima teso e carico c’è chi ricorda anche la Rivoluzione d’Ottobre, di cui oggi ricorre il centenario. Il senatore del Partito Democratico, Mario Tronti, non vuole certo infiammare ulteriormente gli animi. Anche perché la fiducia posta sul Rosatellum sembra più che sufficiente. Un atto “gravissimo” da parte del governo attacca la presidente dei senatori Mdp, Cecilia Guerra, al termine della riunione dei capigruppo. “Una schifezza”, chiosa più prosaicamente il senatore M5s, Andrea Cioffi. La scelta dell’esecutivo, condivisa dalla maggioranza, è però presa: il presidente del Senato, Pietro Grasso, concede “un ampio spazio alla discussione”, come riconosce anche Mdp, e gli interventi si susseguiranno per tutta la serata e la mattinata di domani. Dalle 14 di mercoledì, poi, via alle votazioni con cinque fiducie su altrettanti articoli. Una fiducia ogni ora. Il voto finale è previsto per giovedì attorno alle 12.

La capogruppo Mdp Guerra abbandona la Conferenza dei capigruppo, indignata. Il capogruppo Pd Zanda spiega le ragioni delle fiducie ma trucca le carte

Per la maggioranza è lo strappo definitivo con la componente Mdp, già annunciato informalmente dal coordinatore Roberto Speranza e certificato con il voto contrario alle fiducie di domani. Questa “è una pagina tristissima della storia della Repubblica”, sottolinea la Guerra al termine della riunione della conferenza dei capigruppo. Per “la prima volta si approva una legge elettorale con il voto di fiducia sia alla Camera che al Senato. C’era il tempo per discutere e nessun atteggiamento ostruzionistico” e una “maggioranza bulgara” che renderebbe inutile il ricorso al voto di fiducia. Poco dopo è il presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, a comparire davanti ai microfoni per illustrare le tre ragioni che hanno portato il Pd a sostenere la scelta di porre la fiducia al Rosatellum. “Il voto finale col quale dovrà essere approvata la legge elettorale non vedrà voto di fiducia e, quindi, mi pare che siamo dentro i regolamenti”, sottolinea l’esponente dem, truccando palesemente le carte. Gli emendamenti sono quasi cinquanta e “sono chiaramente strumentali”, aggiunge, “posti su vari articoli, e utilizzano il voto segreto per modificare la legge”.  La seconda ragione per la quale il Pd condivide la scelta di mettere la fiducia alla legge elettorale riguarda la manovra finanziaria: “Dobbiamo lavorare alla legge di Bilancio e non possiamo sovrapporre questo lavoro a quello sulla legge”, truccando anche in questo caso le carte, perché si poteva fare molto meglio rispettando le prerogative delle opposizioni. Infine, “la fine della legislatura è vicina, ormai si tratta di poche settimane, e abbiamo di fronte la scelta tra una legge elettorale scelta dal Parlamento e una legge elettorale che non è stata scelta dal Parlamento. Con il Consultellum avremmo due Camere diverse nella composizione e nella maggioranza. Mi chiedo se il Paese che esce dalla crisi economica possa permettersi questo”, solita tirata antidemocratica, che darà vita a una legge elettorale insoddisfacente e forse anche incostituzionale. I cinque voti di fiducia non dovrebbero riservare sorprese e tantomeno il voto definitivo sulla legge: nonostante il no di Mdp e i dubbi di alcuni Pd, Ala, il gruppo di Verdini, ha già annunciato che dodici dei suoi senatori le voteranno, mentre Forza Italia ha anticipato che dirà sì solo sul voto finale.

La manifestazione indetta dal Comitato per la democrazia costituzionale contro il Rosatellum

Dopo la manifestazione contro il passaggio alla Camera la sinistra è tornata in piazza oggi contro il Rosatellum, con una mobilitazione sotto il Senato mentre, in Aula, si discuteva la legge elettorale. Tra i politici presenti alla manifestazione organizzata dal Coordinamento per la democrazia costituzionale, il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, la capogruppo del partito a Palazzo Madama Loredana De Petris, il senatore di Mdp Federico Fornaro, il leader di Possibile Pippo Civati e poi Miguel Gotor, Francesco Laforgia, Nichi Vendola, Alfredo D’Attorre e tante bandiere, quelle di Sinistra italiana, della Fgci, di Rifondazione e del Pci. “Venerdì abbiamo consegnato al presidente Grasso 160mila firme ma oggi siamo a 220mila” ha detto Alfiero Grandi animatore insieme al Cdc della battaglia contro l’Italicum e contro la riforma costituzionale. Tra i presenti anche qualche esponente del M5s che ha tuttavia partecipato a titolo personale.

Fratoianni: “una legge disegnata sugli interessi della maggioranza”

“Siamo di fronte ad un vero e proprio colpo di mano che è segno di debolezza e ipocrisia. Questa maggioranza continua a pensare di disegnare la legge elettorale sulla base dei propri interessi”, afferma Nicola Fratoianni segretario nazionale di Sinistra Italiana. “Questa – prosegue il leader di SI – è la legge elettorale del governo Renzi-Berlusconi. L’ennesimo schiaffo al Parlamento, alla democrazia di questo Paese. Si impone uno strumento coercitivo innanzitutto sui parlamentari. La verità è questa, la paura che i loro senatori non rispettino gli ordini di scuderia per approvare, a pochi mesi dalle elezioni, una legge elettorale fatta su misura per questa maggioranza”. “E’ bene che gli italiani lo sappiano – conclude Fratoianni – noi continueremo ad opporci nelle aule e nelle piazze contro questo scacco alla democrazia”.

Gotor: “il Pd tradisce i principi e i valori della storia della sinistra italiana. Inveitabile l’abbraccio con Berlusconi e Verdini”

“Questo passaggio finirà nei manuali di storia e state scrivendo una pagina di cultura costituzionale di cui presto o tardi vi dovrete vergognare. State tradendo quei principi che sono nella carta dei valori del Partito democratico e nella storia della sinistra italiana”, ha dichiarato Miguel Gotor, senatore di Articolo 1 – Mdp, intervenendo in Aula nella discussione sulla legge elettorale. “Il no di Articolo 1 è un no indignato nel metodo utilizzato anzitutto: una legge elettorale approvata a 5 mesi dalle elezioni politiche, in quella zona Cesarini in cui l’Europa stessa ci dice che non bisogna procedere al cambiamento delle regole del gioco. E per di più imponendo in prima lettura la fiducia sia alla Camera sia al Senato, realizzando una violenza istituzionale verso il Parlamento senza precedenti nell’intera storia d’Italia – ha aggiunto – Ci sarà pure un motivo se dal 1861 a oggi nessun governo – liberale, fascista, o democratico – sotto la monarchia o sotto la Repubblica ha mai osato imporre la fiducia in entrambi i rami del Parlamento. Fatevi una domanda e datevi una risposta quando stasera vi guarderete allo specchio che rimanderà l’immagine del vostro sovversivismo istituzionale”. “Si vuole una legge che non dia nessun vincitore così da rendere inevitabile l’abbraccio con Berlusconi e con Verdini. Per la prima volta le larghe intese non sono una conseguenza – amara e obbligata – del risultato elettorale, ma una scelta preventiva, cercata e voluta addirittura in sede di elaborazione della stessa legge. Qui sta il grande inganno del Rosatellum che è la storia di un grande tramonto che gli italiani sapranno giudicare e punire alle prossime elezioni”, ha concluso Gotor.

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