Radicali: Pasolini chiedeva che continuassero a bestemmiare, a scandalizzare. Ma c’è chi ora vuole essere “normale”

Radicali: Pasolini chiedeva che continuassero a bestemmiare, a scandalizzare. Ma c’è chi ora vuole essere “normale”

È impazzito, che cosa ha fumato? Ma che dice? Perché lo dice? Quel pomeriggio di tarda e pigra domenica di luglio, molti ascoltatori della “Radio Radicale”, il conduttore per primo, restano di stucco: Marco Pannella ha appena finito di sillabare: “Io di tumori ne ho due. Uno è al fegato che, secondo l’ultima TAC, sembra battuto. E poi c’è l’altro cancro, quello di Emma, al polmone…”. Cos’è mai questa storia della “classifica” dei tumori, cos’è questo lamentarsi del fatto che si parla (e ci si commuove) per la lotta intrapresa da Emma Bonino contro quell’estraneo che si è insinuato dentro il suo corpo e che lei rifiuta; e che cattivo gusto, quell’esprimere una sorta di invidia perché invece di lui, dei suoi due tumori, e anche del coraggio con cui li affronta, nessuno sembra accorgersi…

In molti lo pensano, qualcuno lo dice, anche all’interno delle stanze della sede radicale di via di Torre Argentina. E anche qualche giornale: Pannella, si scrive, espelle la Bonino dal partito. “La Repubblica” intervista il leader radicale, glielo chiede esplicitamente: “Caccia la Bonino dal partito?”. E lui: “Ho detto che lei si comporta come se fosse fuori dal Partito. Perché non la vediamo, non viene, non si consulta. Si è messa formalmente e istituzionalmente fuori. Detto brutalmente, si fa i cazzi suoi. Ma io non espello nessuno, il Partito Radicale non ha mai buttato fuori nessuno. Figuriamoci se lo faccio io con Emma. Comunque decida lei se sta ancora con i radicali o se è fuori, ma è chiaro che non si sta in un partito come il nostro per corrispondenza”. Ancora, a “Radio Radicale”, rincara la dose: “…Non opera più da militante e da esponente radicale. Perché ha contatti con tutto il mondo tranne che con noi. Per lei il problema è quello di continuare a far parte del jet set internazionale…”.

Pannella come lo sposo della famosa canzone di Francesco De Gregori: “…è impazzito, oppure ha bevuto…”? No: Pannella non è impazzito, non ha bevuto. Pone, ha voluto porre una questione seria, importante: perché i suoi due tumori non hanno fatto “notizia”? La risposta nelle parole consegnate a “La Repubblica”: “è vero che abbiamo reagito in maniere diverse. Io sto qui, mi occupo del partito e delle sue idee”. Ecco: delle cose del partito di cui Pannella si occupa, e delle sue idee, chi ne parla, ne scrive, le commenta, anche solo per polemizzare? Nessuno.

La domanda bisogna pure porsela, prima o poi: perché, per esempio, un settimanale come “l’Espresso”, a Pannella non dedica mai una copertina, un articolo? Meno nobile ed esemplare, il suo coraggio? Meno importanti le sue iniziative politiche? Perché l’irriducibile impegno di Pannella non costituisce esempio per tutti di forza d’animo, capacità di non abbattersi, saper trovare risorse interiori che bilanciano un fisico minato? Il fatto è che dedicare una copertina a Pannella, un articolo, significa parlare di lui, di quello che fa e cerca di fare, consentire che sia conosciuto quello per cui si batte… Significa dire l’indicibile, consentire che sia ascoltato l’inaudito. Pannella come lo straziante, silenzioso “Urlo” di Munch: “…I miei amici continuavano a camminare, e io tremavo ancora di paura…E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura”.

Il modo per annichilire questo “Urlo”; i Poteri (quelli reali, quelli concreti, quelli che come nebbia risultano impalpabili, ma li “vedi”, esistono, operano, incontrollati perché non sono soggetti a verifiche, possibilità di revoca), lo conoscono da sempre: da sempre si creano gli antagonisti “utili”, gli avversari ad uso e consumo. Come quando, nelle amministrazioni e nelle istituzioni, questi poteri hanno cura di eleggere i loro “rappresentanti”; e al tempo stesso si garantiscono l’elezione di “avversari” che faranno opposizione di comodo.

Non è solo Pannella. Provate a spiegare perché una Rita Bernardini da anni coltiva nel suo terrazzo piantine di marijuana, ne distribuisce confezioni nel corso di pubbliche manifestazioni, organizza disobbedienze civili chiedendo esplicitamente che anche nei suoi confronti sia applicata la legge con il rigore che si usa per decine di altri consumatori; e magari cumula processi, condanne, sentenze tra loro contraddittorie, e nessuno – ma nessuno significa nessuno – riflette un momento su quello che accade; magari per dire che no, Bernardini vive fuori dal mondo, non sa quel che fa, sbaglia; è in malafede. La “notizia” poi diventa l’eroico (e innocuo) gesto di cedere un seme: cosa che non comporta alcun tipo di penale conseguenza. Solo questione di pessimo ufficio stampa dei primi, di ottimo sistema di relazioni dei secondi?

Stesso discorso per quel che riguarda la giustizia: per ben due volte molte migliaia di detenuti intraprendono uno sciopero della fame, chiedono che lo Stato, le istituzioni operino in coerenza e osservanza con le loro leggi, i loro dettami. È una straordinaria lezione quella che viene dagli “ultimi”: chiedono, loro, i “criminali”, di essere rispettosi della Legge, di non violarla; di avere il culto del diritto. Diventano al nostro posto dei “cittadini”. Nessuno – a parte rarissimi casi, come il filosofo Aldo Masullo – colgono la portata di questi eventi. Però i Poteri, quando si tratta di esaltare le caricature di queste iniziative politiche fanno del loro meglio per esaltarle e valorizzarle.

Senza nulla togliere alla portata e al significato dei digiuni a staffetta per sollecitare la legge sullo “Ius soli”, qualcuno spieghi perché, come nella famosa orwelliana fattoria, tutti i digiuni sono uguali, ma qualcuno è più “uguale” degli altri. È così per mille altre questioni, dagli Stati Uniti d’Europa alla dignità del fine vita; vale per i singoli, vale per i partiti. Ha il sapore della profezia, ma è un ammonimento che certi radicali (e certe radicali) sembrano aver dimenticato, quello di Pier Paolo Pasolini nel suo ultimo scritto, prima di venir ammazzato, preparato per il congresso radicale del 1975: “…Dunque tale potere si accinge di fatto ad assumere gli intellettuali progressisti come propri chierici. Ed essi hanno già dato a tale invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera. Contro tutto questo voi non dovete far altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare”.

Ecco: forse si comprende meglio il Pannella che parla dei suoi due tumori, e tutto il resto. Aveva capito, e detto per tempo, quello che sarebbe accaduto e accade; alcuni cominciano forse a comprenderlo ora: i Poteri si mostrano generosi con taluni, per quello che sono disposti a fare, per come lo “rinnovano”. Tutto ciò è patetico, a ben vedere: suscita tristezza, un filo di malinconia, di compassione. Perché spesso impegnati in questo esercizio sono persone che anagraficamente parlando sono avanti cogli anni: senza dover più pagare gravosi dazi, potrebbero essere generosi: molto più di quando si è giovani, quando convenienza e convenienze si possono anche capire e spiegare. Accade giusto il contrario. Sui giornali ora si apprende di una quantità di iniziative dove si appone anche la pecetta “radicale”, e lo si può fare perché a questo gioco (serissimo gioco, non diverte per nulla) c’è chi si presta, disponibile a farsi utilizzare e a prestarsi al ruolo di pallida comparsa in un album di figurine mescolate alla rinfusa: in comune una sola strategia, la sopravvivenza; unico scopo guadagnarsi un posto a tavola. Nulla da eccepire, per carità. Ma almeno si varchi la porta dall’ingresso principale, e guardando negli occhi i commensali, non dall’ingresso dei fornitori, elemosinando un osso per farci un piccolo brodo. Ma per favore, non si scambi tutto questo per lo “scandalo”, la “bestemmia” evocata trentadue anni fa da Pasolini. Grazie.

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