Pisapia replica a chi gli chiede di Grasso: “non sono in concorrenza con nessuno”. D’Alema, si rispetti la funzione istituzionale. Gentiloni show alla Conferenza del Pd a Napoli, in attesa di Renzi, domenica

Pisapia replica a chi gli chiede di Grasso: “non sono in concorrenza con nessuno”. D’Alema, si rispetti la funzione istituzionale. Gentiloni show alla Conferenza del Pd a Napoli, in attesa di Renzi, domenica

Dopo gli strappi su Bankitalia e legge elettorale si allarga sempre di più il solco che divide il Pd dalla sinistra che in questa fase segue con fiducia il voto siciliano. E soprattutto auspica l’ingresso di Pietro Grasso tra le sue fila, magari in un ruolo di primo piano. Una mossa, dopo l’abbandono del Pd da parte del presidente del Senato, che di fatto potrebbe offuscare l’ipotesi di un rientro nei giochi di Giuliano Pisapia. Un ex magistrato che paradossalmente avrebbe la meglio su un noto avvocato ipergarantista. Tanto che lo stesso ex sindaco di Milano, a una domanda diretta sulla possibile leadership di Grasso, evita di entrare nel merito con un elegante “non sono in concorrenza con nessuno”. Intanto, malgrado le timide aperture al dialogo che vengono dalla Conferenza Programmatica dem di Napoli, Massimo D’Alema, da un convegno romano, ribadisce i suoi attacchi al Pd osservando che “la mancanza di prospettive, la confusione di questi giorni, porterà il centrosinistra allo sfacelo”.

D’Alema: “assenza ministri in Cdm per nomina Visco segno di irresponsabilità istituzionale”. Ed elogia Pietro Grasso, ma invita a rispettarne il ruolo istituzionale

D’Alema definisce l’assenza dei ministri ‘renziani’ nel Cdm su Visco “un segno di notevole irresponsabilità istituzionale, di incapacità di accettare con un minimo di fair play l’ennesima sconfitta”. Quindi infierisce sul segretario: “quella su Bankitalia rappresenta l’ennesima sconfitta di Renzi, un collezionista di sconfitte. La prossima – assicura – sarà in Sicilia”. Quanto al futuro di Grasso, D’Alema evita di fare ogni previsione, per rispetto istituzionale, ma ribadisce la sua ammirazione personale. “Sino a quando sarà il presidente del Senato il dibattito sul suo futuro è prematuro. Io comunque ammiro molto la sua coerenza, il suo impegno per la democrazia e la legalità. Ma – puntualizza – deciderà lui cosa intende fare, andrà dove vuole lui”. Anche il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, ringrazia Grasso per il suo “gesto dignitoso, per le sue parole sulla legge elettorale che gli italiani si ritroveranno e sulla violenza dell’uso del voto di fiducia”. Anche lui evita di “tirarlo per la giacchetta”, tuttavia ribadisce che è arrivata l’ora di costruire “un’alternativa credibile, netta e forte al governo che si prepara per il futuro, il governo Renzi-Berlusconi, e all’alleanza Renzi-Alfano-Verdini”. Netto anche il capogruppo SI, Giulio Marcon: “Il Pd ormai si fa opposizione da solo: un partito allo sbando e irresponsabile. E’ arrivata l’ora di costruire un’alternativa. Di sinistra”. Infine, la suggestione lanciata da Franco Monaco, deputato Pd, prodiano storico ma oggi vicino a Pisapia, secondo cui Grasso, Bersani, Bonino e lo stesso Pisapia dovrebbero aprire il cantiere per un’aggregazione politico-culturale “distinta ( e sfidante) dal Pd, ma con l’ambizione e cultura di governo”.

Gentiloni arriva alla Conferenza del Pd di Napoli e nonostante gli abbracci a Renzi compone una sorta di controprogramma, pur affermando la leadership del segretario

Prima un accenno alle “baruffe quotidiane”, poi alla competività interna che si trasforma spesso in “aggressione”. Infine un vero e proprio richiamo: “Spalle larghe, poche chiacchiere e unità”. Il premier Paolo Gentiloni arriva alla stazione di Pietrarsa per la conferenza programmatica del Pd. Abbraccia Renzi, sale sul treno con l’ex premier che lo saluta, “questa è casa tua”, poi dal palco traccia il profilo del partito, togliendosi “la giacchetta da premier” e invitando tutti a “fare squadra”. Il Pd – sottolinea – deve essere credibile e ambizioso, ovvero essere “sinistra di governo” perché “si gioca per vincere e per governare. Non per altro, nel Pantheon del Pd non c’è De Coubertin”. Deve essere più al fianco dei “perdenti della globalizzazione” e meno amica dei salotti. Deve essere “forza responsabile” perché “è il perno fondamentale” di questa e della prossima legislatura. Un Pd forte per l’Italia, che abbia una vocazione identitaria (da qui il rilancio del provvedimento sullo ius soli, “stiamo lavorando per creare le condizioni per il sì”). Che voglia fare campagna elettorale per l’Europa, “quella contro la lasciamo agli altri”. Che punti sull’ambientalismo, sulle misure contro la povertà (“Vanno bene gli 80 euro ma bisogna fare di più”), sul lavoro, sul mezzogiorno. La richiesta ai ministri e ai parlamentari che siedono in platea è quella di fare in modo di “non dissipare i risultati raggiunti in questi anni”, di arrivare “ad una conclusione ordinata della legislatura”. “Non è un’esigenza del governo o del Parlamento ma dell’Italia” che “ha bisogno di essere rassicurata”, osserva il presidente del Consiglio. E’ ai cittadini che occorre dare “una risposta”, un segnale a chi “ha rialzato la testa” dopo la crisi “perché le ferite sono ancora lì”. E bisogna farlo, detta Gentiloni, avendo come punto di riferimento sempre la guida di Mattarella. Contro “i propagandisti della paura” Gentiloni vede un’unica soluzione: quella di arrivare ad “un assetto largo più possibile e più possibile capace di vincere e governare”. Gentiloni ribadisce che “la leadership” è chiara, è quella del segretario. “Il Pd può far vincere l’Italia”, sottolinea il presidente del Consiglio.

A Napoli, i “non-renziani” scommettono su Gentiloni premier dopo le elezioni

Molti esponenti dem non renziani in platea scommettono e si augurano che, in caso di vittoria alle elezioni, il candidato premier sia proprio Gentiloni. Ma il premier più in là non va e domani è attesa la replica di Renzi che ribadirà come il partito sia forza di governo ma che su ogni questione non rinuncerà a dire la propria. “Proprio adesso che conosciamo le regole del gioco della sfida elettorale, dobbiamo darci con la tua leadership, caro Matteo, l’assetto più forte e più competitivo per vincere. L’assetto il più largo possibile, aperto verso il centro e la sinistra, per vincere e governare. Non possiamo scherzare su questo. Dobbiamo lavorare con forza. Perché un Pd unito e competitivo, ambizioso e credibile, non è solo un valore per il Pd: può far vincere l’Italia”, conclude il premier Paolo Gentiloni alla conferenza programmatica.

La vera esigenza tattica del Pd: per vincere ha bisogno di convincere Pisapia e Mdp. Ma senza mettere in discussione la leadership

L’obiettivo grosso resta l’ex sindaco di Milano, Pisapia, ma, osserva un deputato milanese, cosa farà alla fine “non lo sa neanche lui, dice che vuol farsi da parte ma chi lo conosce dice che prenderà una decisione solo dopo la Sicilia”. E Mdp? Renzi per vincere è pronto ad aprire anche a Bersani e D’Alema. Ma che si possa tornare alleati tra le fila del partito non lo crede nessuno. Ad ogni modo, spiegano, il segretario prenderà o lascerà che venga presa un’iniziativa per coinvolgerli. A riportare Mdp nel partito renziano puntano apertamente Dario Franceschini e Andrea Orlando: “Prego, ci provino pure”, dice un dirigente renziano, “ma non riusciranno, in nome di Mdp, a mettere in discussione la leadership di Matteo”.

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