Pisapia: il “partitino” del 3% non fa per me. Punta in alto, a un “partitone”. Troppo facile indovinare di che si tratta. Una rottura con Mdp cercata e voluta. Ora il nuovo soggetto della sinistra può davvero nascere dal basso

Pisapia: il “partitino” del 3% non fa per me. Punta in alto, a un “partitone”. Troppo facile indovinare di che si tratta. Una rottura con Mdp cercata e voluta. Ora il nuovo soggetto della sinistra può davvero nascere dal basso

Oibò! Ma come si fa a pensare che a uno come Pisapia Giuliano, ex sindaco di Milano, possa interessare un “partitino” del 3%. Lui vuole molto di più, un campo largo, dove unire e non dividere, dove si parla di contenuti e non di questioni personali, peggio di personalismi, un “partitino” per di più “rancoroso” come dice  Renzi Matteo facendo la gioia di Tabacci, anche lui un democristiano, di altri  ex dc  in cerca di collocazione diventato la “guida” di Pisapia, una specie di Beatrice. E così saluta Roberto Speranza, coordinatore di Articolo 1-Mdp augurandogli buon viaggio. Si prende gli auguri di Miguel Gotor, senatore Mdp che contraccambia restando in attesa del “partitone” dell’ex sindaco di Milano. Si potrebbe chiudere qui la commedia  degli equivoci che ha avuto per lunghi mesi protagonista Pisapia, lanciato in pista da La Repubblica per dar man forte a Renzi Matteo e al suo Pd dopo che  Bersani, D’Alema, Enrico Rossi, il presidente della regione Toscana, avevano abbandonato il partito. Gli “scissionisti”, i “fuoriusciti” come li definisce il quotidiano di Largo Fochetti che quando parla di loro non riesce proprio a scrivere Articolo 1-Mdp. No, in tono spregiativo, usa le due parole della vergogna, “scissionisti”, “fuoriusciti”. Verrebbe da dire che l’uso dei due vocaboli faccia parte di un ordine di servizio per la redazione. Ma noi non facciamo parte di quella schiera di scriba che usa le fake news come se fossero noccioline, una tira  l’altra. I retroscena su ordinazione per screditare  chi in politica non la pensa come te.

Gli elogi a Gentiloni per gli impegni, fasulli, sulla sanità previsti dal Def

Ci ha colpito un’altra affermazione del Pisapia che ci sarebbe rimato male perché nessuno gli ha detto che in seguito al giudizio negativo dato sulla nota di aggiornamento al Def espresso alla unanimità del gruppo Mdp si era dimesso il viceministro Bubbico. Ma come, si chiede Pisapia, io ho incontrato Gentiloni, ha fatto delle aperture, ha preso degli impegni e quello se ne va. Che persona di mondo, della politica ovviamente, non capisca perché uno si possa dimettere da un posto importante quando non è più d’accordo con le posizioni che il suo “datore di lavoro”, il governo nella fattispecie porta avanti è molto grave. Il gesto di Bubbico è un atto dovuto, ma forse Pisapia non è su questa lunghezza d’onda. Infine gli impegni presi dal governo sulla questione sanità. L’ex sindaco di Milano, da Bersani candidato in pectore come  leader del nuovo soggetto politico, leader non capo, di cui ancora non è stato deciso il nome e cognome, la data di nascita, forse non ha capito bene o Gentiloni non si è spiegato bene. Per quanto riguarda l’abolizione dei superticket sulla sanità c’è solo un impegno, una presa in giro cui stentiamo a credere che uno come Pisapia possa prendere seriamente: nei piani di Padoan l’abolizione del ticket potrebbe avvenire nell’arco di quattro anni, quando il malato, l’abbiamo già scritto, sarà già morto.

Mistero i contenuti della politica del soggetto pisapiano. Non se ne è  ancora parlato

Già che ci siamo passiamo ai contenuti della politica del soggetto pisapiano. Restano un mistero perché il leader in pectore nella valanga di interviste che ha rilasciato non ha mai trovato il tempo di parlarne. Pensate un po’, a fronte della gravissima decisione dei nuovi padroni dell’Ilva di mandare a casa, poi si arrangi il governo a trovare loro una sistemazione, non aveva detto una parola fino a quando un giornalista non gli ha posto una domanda. Si è deciso a dire che quanto deciso dall’Ilva  è “inaccettabile”.

Veniamo ad alcune considerazioni politiche che delineano meglio lo scenario. Pisapia non  è interessato al “partitino”. Ci pare giusto. Ma il soggetto politico che lui prevede, il campo  largo, chi lo costruisce  e chi lo popola?

Altro mistero, quello  delle “officine”. Dove sono, come operano, chi le popola?

Forse le sue “officine” che nessuno sa cosa siano, dove si collocano, come operano. Forse si deve chiedere a Tabacci?  Un po’ di modestia  per uno che punta ad essere un “leader” non guasta. Conosce Pisapia i sondaggi che riguardano Campo progressista?  Chi gli vuol bene lo colloca  fra l’uno e il due per cento. Più l’uno che il due. La maggior parte dei sondaggisti non lo classifica neppure. Dovrebbe dirci come intende promuovere il “partitone” sul quale ironizza Gotor. Forse, però, la presa di distanza dell’ex sindaco di Milano da Articolo 1-Mdp, la rottura, nasce da un equivoco, cosa che in politica può succedere, ma non dovrebbe succedere, perché poi si paga un prezzo.

Chi lascia il Pd ha in mente un soggetto politico di sinistra, progressista, socialista

Chi lascia il Pd perché non ne condivide più strategie, linea politica, lo considera non di sinistra, porta avanti iniziative che ricalcano politiche di destra, aveva in mente la costruzione di un nuovo soggetto politico, di sinistra, progressista, socialista. In questo senso, di governo. Un soggetto, un partito che si impegna per ricostruire un centrosinistra insieme alle forze riformatrici, in alternativa alle politiche renziane.  Per questo bisognava aprire un percorso per costruire dal basso la nuova forza della sinistra. Non un accordo a tavolino, tanti a te, tanti a me. Gli strumenti? Quelli che consentono la partecipazione di popolo alle scelte politiche e dei gruppi dirigenti ad ogni livello. Già, ma con il Pd come la mettiamo? Pisapia non ha mai detto una parola chiara. Se il silenzio, come si dice è d’oro, ci sono occasioni in cui diventa complicità.

Le liste di sostegno al Pd di cui una che fa capo a Campo progressista

Tali sarebbero per esempio, in caso di elezioni, liste di sostegno alla capofila, la lista del Pd, cosa su cui puntano Renzi e il suo gruppo dirigente. Non è un caso che si sia presentato alla riunione della Direzione con un discorso di apertura nei confronti dei possibili alleati. Ha perfino detto che quelli del Mdp non sono i nemici. Pisapia, non facciamo retroscena ma parlano i fatti. Poche ore dopo la relazione di Renzi, la “apertura” agli amici, ha preso cappotto e cappello. A Roberto Speranza che poneva il problema di rompere di indugi, con la convocazione di una grande assemblea da tenere il 19 novembre aprendo il percorso per costruire la nuova forza politica a partire dai territori, indicando anche il nome che potrebbe essere “sinistra”, “sinistra insieme”, comunque con la parola “sinistra”, ha risposto  che non gli interessa un “partitino del 3%”. Forse il “partitone” di cui parla Gotor ha un nome e cognome. Noi speriamo di no, ma  i sintomi della malattia sono evidenti.

Share