Piazza del Pantheon e Montecitorio: due folle contro la follia della fiducia al Rosatellum. “Schiaffo alla democrazia”

Piazza del Pantheon e Montecitorio: due folle contro la follia della fiducia al Rosatellum. “Schiaffo alla democrazia”

Il governo incassa le prime due fiducie sul Rosatellum bis tra le proteste in piazza e un’Aula pressoché vuota. Sono stati 307 i voti a favore, 9 meno della maggioranza assoluta, all’articolo 1, mentre i voti a favore dell’articolo sono stati 308, 81 i contrari, otto gli astenuti. Domattina, a partire dalle 9, si terranno le dichiarazioni di voto sulla terza ed ultima fiducia, quella posta sull’articolo 3 del testo. La votazione avrà inizio alle 11.  La fiducia è passata grazie ai sì di Pd, Ap e le altre forze che sostengono l’esecutivo. Non hanno invece partecipato al voto gli altri sottoscrittori del patto sulla legge elettorale, Forza Italia e Lega, che però daranno entrambe il via libera finale alla riforma, così come i verdiniani e i fittiani. Domani terzo ed ultimo voto di fiudcia, poi in serata il voto finale. Ma a farla da padrona oggi, più che l’Aula, è stata la piazza, o meglio le due piazze: a Montecitorio è andata in scena la protesta del Movimento 5 Stelle, una vera e propria maratona a “difesa della democrazia”. I pentastellati bisseranno domani, quando è atteso anche Beppe Grillo. A poche centinaia di metri di distanza, in piazza del Pantheon, sfilano a uno a uno i big di Mdp e Sinistra italiana. E i toni contro il governo e la sua maggioranza non sono certo più teneri di quelli dei 5 Stelle: “Il Pd logora la democrazia, il Rosatellum bis è inaccettabile”, sentenzia Massimo D’Alema. La giornata, dunque, si sdoppia: da una parte le dichiarazioni di voto in un’Aula mai piena, idem per i banchi del governo – assenze, soprattutto quella del premier Gentiloni, stigmatizzate dalle opposizioni – con toni che non trascendono mai e in un clima tutto sommato tranquillo. Dall’altra le due piazze. Dove, invece, la temperatura si surriscalda e i toni salgono di livello. Ad aprire le ‘danze’ sono i 5 Stelle: già prima che inizino i lavori dell’Aula dalla piazza antistante Montecitorio si levano grida e cori contro il governo, accusato di fare come “Mussolini, che mise la fiducia sulla legge elettorale”.

D’Attorre nel discorso in Aula nega la fiducia: “distanza incolmabile tra noi e il governo”. Fratoianni: “schiaffo all democrazia”

Nel mirino dei pentastellati finisce anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ‘reo’ di aver avallato la fiducia. Ma è quando in piazza arrivano Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista che la folla esplode: accoglienza da star per i due big. Il candidato premier pentastellato assicura: “Se non ce la dovessimo fare a fermarli, tenetevi pronti perché la prossima settimana saremo di nuovo in piazza davanti al Senato. Perché non finisce qui e dobbiamo mettercela tutta per batterli”. Anche la sinistra si scaglia duramente contro Pd e governo. Prima in Aula, poi in piazza: “Da oggi c’è una distanza incolmabile tra noi e il governo”, mette subito in chiaro Alfredo D’Attorre di Mdp. Che quindi lancia l’affondo: “La fiducia sulla legge elettorale rappresenta un’altra macchia indelebile sulla storia di questa legislatura, in cui il governo ha ripetutamente espropriato e umiliato quest’Aula. Oggi Gentiloni perde la faccia. E forse sappiamo chi è il mandante neppure troppo occulto di questa gravissima forzatura democratica. Forse l’interesse del segretario del suo partito, caro presidente del Consiglio, è anche farle perdere la faccia”.  Nicola Fratoianni è intervenuto alla Camera per Sinistra Italiana-Possibile: “la questione di fiducia è uno schiaffo alla democrazia ed è un segno di debolezza e lo avete pure ammesso: la mettete perché non siete capaci di controllare i vostri parlamentari. Non è la prima volta che dimostrate una certa allergia alla democrazia”. Infine, “è una legge pasticciata che costruisce per l’ennesima volta un Parlamento per due terzi di nominati”.

La manifestazione di piazza del Pantheon dei movimenti di sinistra

Poi la protesta si sposta in piazza del Pantheon e lì parlano i big. Nel mirino sempre il presidente del Consiglio e il Pd. “Gentiloni dipende politicamente da Renzi”, afferma D’Alema. “Non me lo aspettavo da Gentiloni: un presidente del Consiglio che dice ‘non mi occuperò della legge elettorale’ e poi mette la fiducia su una legge che non è del governo perde credibilità. Uno che ha credibilità avrebbe detto: ‘non ci sto'”, aggiunge Pierluigi Bersani, che ricorda: “Con 307 voti”, i voti incassati oggi dal governo, “Berlusconi salì al Quirinale, nessuno di Forza Italia se lo ricorda? E’ davvero curioso”. Per Roberto Speranza la fiducia “è un atto gravissimo. Una violenza al nostro Parlamento”. Attacca il leader di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni: “Questa legge colpisce i 5 stelle e la sinistra. Nasce per favorire una maggioranza Renzi-Berlusconi che non avrebbe i numeri”. E assicura: “Quello che sta accadendo è una vergogna assoluta contro cui ci opporremo con tutti i mezzi”.

“Questa scelta conferma il giudizio che non ci sono le condizioni minime per un’alleanza con il Pd. Sono d’accordo con Giuliano Pisapia”, Massimo D’Alema commenta inoltre le critiche espresse ieri sera dal leader di Campo Progressista ai Dem per aver messo la fiducia sulla legge elettorale. “Dopo aver indebolito i diritti del lavoro, della scuola, ora il conflitto politico – prosegue D’Alema – si sposta sui nodi della democrazia. I danni – conclude – sono di tale portata che non consentono più di mettere insieme i cocci”. Sul palco del Pantheon anche Anna Falcone, che con Tomaso Montanari ha dato vita ai comitati di Alleanza popolare. “Questo governo era stato già battuto il 4 dicembre, ma ora sta tentando un vero colpo di Stato ai danni di noi cittadini”. E’ uno dei passaggi più applauditi di Anna Falcone. “Noi ora abbiamo l’ambizione di portare al voto chi crede ancora nella Costituzione, nella democrazia, e non si riconosce in questo parlamento eletto con una legge illegittima. La maggioranza del Paese – conclude Falcone – siamo noi che crediamo nella democrazia costituzionale”.

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