Montecitorio: la vergogna della legge elettorale, spettacolo indecente. Ma c’è un altro mondo, dei lavoratori, della gente perbene. Manifestazioni di Cgil, Cisl, Uil per lavoro, giovani, pensioni, sanità, welfare, contratti. Ilva: sceneggiata del governo

Montecitorio: la vergogna della legge elettorale, spettacolo indecente. Ma c’è un altro mondo, dei lavoratori, della gente perbene. Manifestazioni di Cgil, Cisl, Uil per lavoro,  giovani, pensioni, sanità, welfare, contratti. Ilva: sceneggiata del governo

Uno spettacolo indecente quello che i deputati del Pd, di Forza Italia, della Lega, più quelli di Alfano, più ancora i verdiniani con qualche altro aggregato, hanno dato  nel merito della legge elettorale. Un mondo da loro creato, fuori dalla realtà, chiuso dentro Montecitorio in cui la parola “democrazia” è messa a dura prova. Loro non rappresentano più i cittadini, coloro che li hanno eletti. Spettacolo indecente, appunto, mentre il Paese, quello fatto di gente per bene, che lavora, si prepara a dar vita ad una giornata, quella di sabato prossimo, con tante manifestazioni, assemblee, davanti alle prefetture di tutta Italia promosse da Cgil, Cis, Uil.

I capi bastone del Pd, a partire da Renzi dal momento che è lui il segretario del partito di maggioranza, hanno blindato il voto dei loro deputati perché non si fidavano. Fiducia a ripetizione con la complicità degli “alleati” , acerrimi avversari del governo Gentiloni a partire dalla Lega, che dividevano i loro interventi in due parti. Nella prima attaccavano il governo, da Renzi a Gentiloni, ne dicevano di tutti i colori rispetto alle politiche portate avanti in questi anni. Toni duri, sprezzanti. Annunciavano che non avrebbero dato il voto di fiducia come richiesto da Gentiloni. Mai e poi mai, ma che scherziamo! Poi nella seconda parte, quella relativa alla legge elettorale cambiavano tono, dal ruggito del leone, si fa per dire, al belato di un agnellino. I patti sono da rispettare e quello di governo fra Renzi, Berlusconi, con  Alfano che pregusta già un numero di parlamentari superiore a quanto poteva  sperare, con la benedizione del Verdini, dovrà essere ferreo perché con questa legge nessuno avrà la maggioranza per fare da solo.

Gentiloni abbassa le penne e chiede la fiducia. Mattarella, forse, un po’ distratto

Mani legate. Gentiloni richiamato all’ordine nel caso avesse voluto rispettare se stesso quando, nel discorso inaugurale della sua gestione aveva affermato che mai avrebbe chiesto la fiducia per approvare la legge elettorale, abbassava le penne. E all’ordine ha obbedito Il presidente della Repubblica, forse impegnato in qualche cerimonia e inaugurazione, non dava cenno, risultava distratto rispetto alle vicende nazionali.

In questa situazione la giornata di lotta promossa dai sindacati assume maggior valore anche perché si svolge proprio mentre da parte del governo è in corso il lavoro di preparazione della manovra di bilancio e i sindacati contestano il Def, il documento di economia e finanza approvato di recente dal Parlamento, in una seduta frettolosa, senza una dibattito approfondito, senza una consultazione con le forze sociali. Una manovra che non è certo la più idonea ad affrontare la situazione del paese segnata da una crisi che non è superata come affermano Renzi, Gentiloni e Padoan. Tutt’altro, lo dimostrano vertenze aziendali come quella dell’Ilva dove il piano formulato dal gruppo Mittal, come poi vedremo, noto al ministero interessato, quello retto da Calenda che ha dato vita ad una sceneggiata degna di miglior causa, prevede 4 mila esuberi, oltre a quelli che riguarderanno gli appalti, riduzioni del salario, perdita dei diritti con le riassunzioni secondo le regole del jobs act.

Il Def non va bene. Le richieste dei sindacati per la manovra di Bilancio

Le confederazioni chiedono che nella legge di bilancio sia inserita una serie di provvedimenti in tema di lavoro, previdenza, welfare e sviluppo. In particolare, i sindacati rivendicano: più risorse sia per l’occupazione giovanile sia per gli ammortizzatori sociali; il congelamento dell’innalzamento automatico dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita; un meccanismo che consenta di costruire pensioni dignitose per i giovani che svolgono lavori discontinui; una riduzione dei requisiti contributivi per l’accesso alla pensione delle donne con figli o impegnate in lavori di cura; l’adeguamento delle pensioni in essere; la piena copertura finanziaria per il rinnovo e la rapida e positiva conclusione dei contratti del pubblico impiego; risorse aggiuntive per la sanità e il finanziamento adeguato per la non autosufficienza. “Una legge di bilancio che voglia avere il carattere dell’equità e dello sviluppo – affermano Cgil, Cisl, Uil – deve tenere conto di tali richieste che abbiamo avanzato ai tavoli di confronto”. Per queste ragioni, sabato 14 ottobre, in tutte le province, davanti alle sedi delle prefetture, si terranno manifestazioni organizzate”. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, sarà a Milano al presidio in piazza Beccaria dalle 10. Il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, sarà a Firenze al presidio in piazza della Repubblica dalle 9.30. Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, sarà a Matera al presidio in piazza Vittorio Veneto dalle 9. Sono impegnati nelle iniziative tutti i dirigenti sindacali, nazionali e del territori. Assemblee in preparazione sono state tenute da tutte le categorie e in tutte le regioni.

Landini: sui piani dell’Ilva il governo sapeva tutto

“Sabato 14 ottobre saremo in piazza con Cisl e Uil contro il Def – ha affermato Maurizio Landini, oggi segretario confederale della Cgil, dopo aver diretto la Fiom – per cambiare la politica economica e sociale del governo, per bloccare l’aumento dell’età pensionabile, per rendere flessibile l’uscita, per costruire una pensione pubblica che garantisca anche i giovani, per riconoscere il lavoro di cura sia delle donne che delle persone in generale. Se siamo il Paese d’Europa con la più alta disoccupazione giovanile è anche perché siamo il Paese che ha l’età pensionabile più elevata dell’Ue e allo stesso tempo abbiamo il lavoro più precario per effetto del Jobs Act, grazie al quale a un’impresa costa meno licenziare che non ricorrere agli ammortizzatori sociali. Questo, e lo vediamo in tantissime vertenze in corso, dall’Ilva alla Ericsson, dalla Perugina alla Honeywell, sta provocando un aumento indiscriminato dei licenziamenti. Quindi, chiediamo che ci sia un cambiamento radicale delle attuali politiche. Così come dobbiamo dare lavoro ai giovani e ridurre la precarietà, investendo sull’apprendistato come forma di lavoro che coniuga la formazione e il lavoro, superando stage e tirocini e le tante forme di sfruttamento esistenti. Nel contempo c’è bisogno di una ripresa degli investimenti pubblici, in particolare su scuola, università e ricerca, dicendo stop ai tagli, in primis quelli alla sanità, che a oltre 11 milioni di persone non garantiscono più il diritto primario alla salute”.

Smentito  Calenda, sapeva che i sindacati non avrebbero partecipato all’incontro

In particolare per quanto riguarda l’Ilva in una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno Landini smentisce il ministro Calenda  il quale si è rifiutato di aprire il tavolo di trattativa affermando che non  era a conoscenza dei tagli ai salari. Una sceneggiata, il governo – sottolinea il segretario della Cgil – conosceva benissimo il piano Mittal con le proposte di licenziamenti e le riassunzioni con le regole del jobs act, compresa perciò la perdita di salario e diritti. Il piano porta le firme dei tre commissari nominati proprio dalla ministra Guidi, allora responsabile del ministero oggi diretto da Calenda. I tre commissari, Piero Gnudi, Corrado Carubba, Enrico Loghi, se non andiamo errati hanno preso possesso del loro incarico nel gennaio del 2015. Il ministero ha seguito passo per passo il loro lavoro fino alla firma dell’accordo.  I commissari ovviamente hanno sempre fatto riferimento al Mise, alla viceministra Bellanova e ovviamente al titolare. Dice Landini che quando, venerdì, tre giorni prima della trattativa, è arrivata ai sindacati la lettera con il piano messo a punto dai nuovi padroni, Arcelor Mittal e Marcegaglia, “abbiamo fatto sapere al governo che non avremmo partecipato alla trattativa prevista per lunedì, che ritenevamo vincolante il problema dei salari che non potevano essere ridotti e il numero degli esuberi che era inaccettabile. Ci è stato risposto dal ministro -prosegue la Landini – ‘ma siete matti?’. Solo quando hanno visto gli stabilimenti vuoti per lo sciopero che era stato deciso il ministro ha fatto saltare il tavolo di trattiva”. Commento amaro di Maurizio Landini che, da segretario generale della Fiom e ora da segretario della Cgil, ha seguito tutta la lunga, travagliata storia dell’Ilva: “Quello italiano è l’unico governo che riesce a perdere quando entra in partita, quando interviene in prima persona nelle politiche industriali”.

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