Manovra. L’arroganza di Padoan: viola gli impegni presi con i sindacati e attacca Camusso che usa la parola “sciopero”. Damiano (Pd): grave se Gentiloni non consente di rivedere il problema pensioni. I giardini dei ricchi sui tetti che scottano

Manovra. L’arroganza di Padoan: viola gli impegni presi con i sindacati e attacca Camusso che usa la parola “sciopero”. Damiano (Pd): grave se Gentiloni non consente di rivedere il problema pensioni. I giardini dei ricchi sui tetti che scottano

L’arroganza del potere. Esempio vivente il ministro Pier Carlo Padoan, colui che porta la massima responsabilità per la politica economica e sociale del governo e, ancora una volta, ha messo a punto il documento di Economia a Finanza, il famigerato Def approvato dal Consiglio dei ministri e poi da Camera e Senato in un frettoloso dibattito sotto l’occhio vigile di Verdini e della sua truppa pronto sempre a fare da pronto soccorso. Dice Bersani, rivolto a Gentiloni, il quale aveva avuto il sostegno di Mdp: “è entrato con me e esce con Verdini, porca miseria”. E la capogruppo  di Mdp al Senato, Cecilia Guerra, facendo riferimento alla uscita del suo gruppo dalla maggioranza annuncia: “ Chiederemo un  incontro al Colle. Come può un governo fare una legge di Bilancio senza avere una maggioranza assoluta”.

Lo zampino di Renzi che non può fare a meno dei bonus elettorali

Anche se Renzi non è più il presidente del Consiglio, il suo zampino c’è sempre. Lui, ormai, è un maniaco dei bonus. Sa di poter contare, qualsiasi cosa accada, sull’immancabile Verdini cui non manca occasione di lisciare il pelo.  Quando sente odor di elezioni il segretario del Pd deve dare risposte ai suoi “clienti” che sceglie con accuratezza. Questa volta il “bonus” è toccato a chi ha da “accudire” i giardini, i terrazzi, non quelli della case popolari, ma le “terrazze” quelle grandi delle ville dei signori. Docile il Padoan, altrettanto docile  il presidente del Consiglio, Gentiloni, di fatto commissariato dal Renzi. Che doveva dire, come doveva giudicare il Def che guarda ai ricchi, Susanna Camusso, segretario generale della Cgil a Padoan il quale afferma che “la previdenza non è  una priorità”? Cgil, Cisl e Uil, hanno fatto di questo problema uno dei punti centrali, insieme al lavoro per i giovani, alla  sanità, con l’abolizione del superticket su alcune prestazioni, farmaci e analisi, delle più di cento manifestazioni che si sono svolte sabato passato in tante città? Doveva  gioire, bravo Padoan, complimenti, per aver detto no alla richiesta di bloccare l’adeguamento automatico dell’età in cui si va  in pensione alla speranza di vita,  una norma  della legge Fornero che sta creando situazioni intollerabili per i lavoratori?  Non solo. Il governo ha violato gli impegni presi con i sindacati, un anno fa come risulta dal verbale di intesa firmato nel settembre del 2016. Camusso ha detto che in questa situazione “lo sciopero non è una parola abrogata, valuteremo con i lavoratori di Cgil, Cisl, Uil il da farsi”. Francesca Re David, segretaria generale della Fiom  Cgil, a margine di una audizione al Senato sulla vicenda Ilva, parla di “sciopero generale contro la manovra. Così non va, non c’è nulla su pensioni e lavoro”.

Cgil. La manovra favorisce le rendite, per il lavoro servono investimenti veri

Senza peli sulla lingua Camusso ha affermato che la “manovra favorisce le rendite e mantiene lo status quo”. Intervistata da Massimo Giannini su Radio Capital ha sottolineato:  “Il Governo aveva firmato con noi un accordo nel quale si affrontava il tema dell’età pensionabile e della differenza dell’aspettativa di vita che c’è anche in ragione dei lavori che si fanno e del tipo di attività professionale. L’aspettativa di vita non è una media uguale per tutti e quindi non può essere affrontata in questo modo”. Per quanto riguarda il lavoro e gli investimenti decantati dal ministro dice che “servono investimenti veri non solo misure decontributive a favore delle imprese”. Gli sconti fiscali per incentivare il lavoro rappresentano “una misura già usata che non ha dato risultati”. Insufficienti anche gli investimenti pubblici previsti dal governo, ad esempio sulla messa in sicurezza di luoghi e edifici. Ancora: “Si poteva intervenire sulla finanza, sul patrimonio e facilitare chi lavora e chi produce – afferma –  invece si è scelto di usare questo slogan sulle tasse, facendo credere che si tratti di una risposta a tutti mentre invece riguarda solo alcuni, perché la pressione fiscale rimane alta”.

Il ministro dell’Economia: abbiamo dato una scossa alla crescita. Attento ai crolli

Padaon, arrogante, come accade a chi è privo di argomenti, intervenendo a Radio Anch’io invece di rispondere con argomenti, cosa difficile perché non ne ha, chiede a Susanna Camusso “che legge di bilancio abbia visto, non corrisponde a questa descrizione. Abbiamo messo risorse per gli investimenti pubblici, per gli investimenti privati, risorse per l’occupazione giovanile. Stiamo dando una scossa alla crescita”. Verrebbe da dirgli che stia attento che la scossa non sia troppo forte, tanto da far crollare anche quel poco che c’è. Ci vuole una bella faccia tosta, quando, come è noto, la manovra in realtà è fatta di poco più di quattro miliardi. Gli altri sedici, forse qualcosa in meno, servono a evitare l’aumento dell’Iva, e qualche altra cosetta.  Vanno ad accrescere il debito pubblico, per gentile della Commissione Ue. Poi, come Arlecchino che scherzando si confessa, Padoan si lascia sfuggire: “C’è una legge concordata in sede Ue che tiene conto dell’allungamento delle aspettative di età”.  Se la Commissione Ue non avesse concesso la possibilità di aumentare il debito saremmo incorsi in misure restrittive come accaduto alla Grecia.

Barbagallo (Uil). Le risorse per previdenza e lavoro non bastano. Furlan (Cisl) nicchia

‘Speriamo di far cambiare idea al Governo”, ha dichiarato il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, al termine del vertice con la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, e con la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan per discutere sulle iniziative da mettere in campo dopo la deludente risposta del governo sul capitolo previdenza. ”Abbiamo chiesto un incontro urgente al premier Gentiloni sui contenuti della legge di bilancio” ha detto il segretario Uil. Intanto, dopo la mobilitazione di sabato, ”partiremo con le assemblee unitarie in tutti i luoghi e con iniziative sui territori, a sostegno delle rivendicazioni sindacali che devono trovare accoglimento nella manovra’. ‘E’ piuttosto singolare, peraltro, che le stesse proposte del Governo in materia non abbiano avuto spazio nel provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri”, ha osservato il segretario Uil. ”Se una legge è sbagliata bisogna fare in modo di cambiarla”.

E si prepara a discutere sulle forma della mobilitazione di cui ha parlato Susanna Camusso. Negativo il giudizio della segretaria della Cisl, Annamaria Furlan in particolare per quanto riguarda la previdenza. Sul lavoro invece esprime un giudizio positivo sulla decontribuzione. Addirittura afferma che proprio la  Cisl aveva chiesto questo tipo di intervento che porta soldi nelle casse degli imprenditori ed ha ampiamente dimostrato che produce lavoro precario. Non ci risulta che nella piattaforma dei sindacati in occasione delle cento e più manifestazioni unitarie si parlasse di decontribuzione. Nel complesso della manovra nicchia

Cesare Damiano, presidente Commissione Lavoro: sulla Previdenza occorre valutare meglio la situazione

Dal versante politico  una secca smentita alle posizioni espresse da Gentiloni e da  Padoan viene da Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro della Camera. L’esponente del Pd raccoglie dissensi e malcontento che esistono all’interno del partito di Renzi ed afferma: ‘Le parole del presidente Gentiloni, a proposito del tema previdenza nella legge di Bilancio, sembrano lasciare poco spazio per un intervento. Se così fosse sarebbe una scelta grave. Ad esempio, confermare burocraticamente l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, cioè ben 5 mesi in più dell’attuale limite, con un decreto direttoriale che non passerebbe dal Parlamento, sarebbe un cattivo segnale. La misura   scatterebbe dal 2019: è vero che la legge Monti lo prevede, ma nel frattempo qualcosa è successo. Nel 2015 l’aspettativa di vita, per la prima volta, è diminuita e pare che anche quest’anno succederà la stessa cosa. È il riflesso di una condizione di crescente povertà: molti cittadini rinunciano a curarsi per mancanza di risorse”. Di questo, almeno, spiega ancora l’ex ministro del Lavoro, “bisognerebbe tenere conto: la soluzione più semplice sarebbe quella di rimandare il Decreto a giugno 2018, come ha chiesto la Commissione Lavoro della Camera per avere il tempo di valutare meglio la situazione e come chiedono i sindacati’. Molto critici i portavoce M5S delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato i quali affermano che è evidente per quanto riguarda le pensioni “come si voglia confermare l’impostazione della riforma Fornero che, coniugata a un precariato galoppante, condanna i giovani a restare ai margini del mondo del lavoro. Ma senza impieghi stabili e ben pagati, senza una contribuzione congrua da parte di chi è in attività, il sistema previdenziale non sta in piedi”. Poi un po’ di propaganda a buon mercato per annunciare che quando M5S governerà le cose cambieranno.  Sbotta la senatrice Laura Bignami, già Cinque stelle. “ Governo vergogna  Sono furiosa con il presidente Gentiloni. Pensa agli sgravi fiscali per i giardini sui tetti, non  a chi assiste disabili gravi e gravissimi”.

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