L’Ocse certifica che l’Italia è un paese di vecchi e per vecchi. Lavoro povero, istruzione bassa, giovani e donne pagati poco. Fratoianni: “furto di futuro”

L’Ocse certifica che l’Italia è un paese di vecchi e per vecchi. Lavoro povero, istruzione bassa, giovani e donne pagati poco. Fratoianni: “furto di futuro”

L’Italia è un Paese di vecchi e per vecchi, ma lo sapevamo già, prima ancora che fossero diffusi i dati dell’Ocse, anche grazie alle rilevazioni annuali del Rapporto Svimez, ad esempio. Tuttavia, l’Ocse – non pericolosi bolscevichi – certifica che le giovani generazioni sono messe molto peggio di quelle che le hanno precedute. Almeno in termini di politiche del lavoro, reddito e previdenza. E chi decide queste ultime se no i governi in carica? Dunque, per effetto del sillogismo, l’indagine Ocse è anche la bocciatura delle politiche renziane. L’allarme lanciato dall’Ocse nel rapporto ‘Preventing Ageing Unequally’, che nel focus sull’Italia evidenzia come il Belpaese sia destinato a diventare nel 2050 la terza nazione più vecchia al mondo dopo Giappone e Spagna rispecchia di fatto tutte le critiche che in questi anni sono state mosse al governo Renzi.

L’Ocse conferma: il lavoro, quando c’è, si è impoverito. I giovani guadagnano meno dei loro padri

“Già oggi l’Italia – scrivono gli esperti dell’organizzazione di Parigi – è uno dei più vecchi Paesi dell’Ocse”. In generale, il rapporto rileva che in due terzi dei 35 Paesi censiti crescono le ineguaglianze di reddito da una generazione all’altra. Ed evidenzia che tra le generazioni più giovani le ineguaglianze sono maggiori che tra quelle dei più anziani. In concreto, nota l’Ocse, i redditi delle persone giovani sono più alti di quelli della generazione precedente, ma questo non è più vero a partire dai nati dal 1960 in poi, che tendono ad essere più poveri e meno tutelati rispetto a coloro che sono nati un decennio prima. Un gap che, tornando all’Italia, si è allargato negli ultimi trent’anni. Il tasso di occupazione, tra il 2000 e il 2016 è cresciuto del 23% tra gli anziani di 55-64 anni, dell’1% tra gli adulti di età media (54-25 anni) ed è crollato dell’11% tra i giovani (18-24 anni). Inoltre, dalla metà degli anni Ottanta il reddito degli anziani tra i 60 e i 64 anni è cresciuto del 25% più che tra i 30-34enni. E il tasso di povertà è aumentato tra i giovani mentre è calato rapidamente tra gli anziani. Più nel dettaglio, il tasso di povertà nei Paesi Ocse è dell’11,4%, contro il 13,9% tra i giovani e il 10,6% tra i 66-75enni. In Italia, spiega l’Ocse, “le ineguaglianze tra i nati dopo il 1980 sono già maggiori di quelle sperimentate dai loro parenti alla stessa età”. E, poiché “le diseguaglianze tendono ad aumentare durante la vita lavorativa, una maggiore disparità tra i giovani di oggi comporterà probabilmente una maggiore diseguaglianza fra i futuri pensionati, tenendo conto del forte legame che esiste tra ciò che si è guadagnato nel corso della vita lavorativa e i diritti pensionistici”.

E tra le diseguaglianze più forti i redditi più bassi delle donne, di oltre il 20%, rispetto ai maschi

In Italia le donne percepiscono stipendi più bassi di oltre il 20% rispetto agli uomini. Non solo, sono spesso costrette a lasciare il mondo del lavoro per prendersi cura dei familiari. L’organizzazione di Parigi precisa che le donne percepiscono stipendi che sono di “oltre il 20% più bassi” di quelli degli uomini, e che nel nostro Paese la percentuale di persone oltre i 50 anni (in maggioranza donne) che si prendono cura dei loro cari è del 13%, contro il 5% della Svezia. Per prevenire, mitigare e far fronte a queste diseguaglianze, l’Ocse suggerisce, in particolare per l’Italia, di “fornire servizi di buona qualità per l’infanzia e migliorare l’educazione dei bambini, specie tra i settori più svantaggiati”. Questo, nota l’Ocse, potrebbe accrescere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Inoltre occorre “assicurare una migliore transizione dalla scuola al mondo del lavoro per combattere la disoccupazione di lunga durata e migliorare le capacità di apprendimento dei lavoratori più anziani”. Secondo l’Ocse un’altra forte disparità esistente in Italia è quella tra chi ha un’educazione di alto livello e chi ce l’ha di basso livello, che è del 40% tra gli uomini e del 50% tra le donne, un gap tra i più alti tra i Paesi Osce. A chi ha un’educazione di basso livello “non sarà facile assicurare una pensione decente”, si legge nel dossier, che evidenzia come spesso le donne debbano lasciare il lavoro per prendersi cura dei parenti più anziani. Inoltre l’Ocse suggerisce di “migliorare ulteriormente l’occupazione dei lavoratori più anziani”.

Fratoianni, segretario nazionale Sinistra Italiana: “siamo in presenza di un furto di futuro”

“La fotografia scattata dall’OCSE sulla crescita della diseguaglianza generazionale e di genere e su come questa tendenza si proietterà in futuro accentuando anche la diseguaglianza in età da pensione conferma, purtroppo, quello che sosteniamo da anni”, afferma Sinistra Italiana con il segretario nazionale Nicola Fratoianni, commentando i dati odierni del Rapporto OCSE “Preventing Ageing Unequally”. “Le generazioni più giovani stanno peggio – prosegue il leader di SI – di quelle che le hanno precedute e le riforme pensionistiche, unite alla progressiva distruzione del welfare peggiorano sensibilmente la situazione. Siamo in presenza di un vero e proprio furto di futuro. Per questo occorre rapidamente invertire la rotta e farlo in modo netto”. “A cominciare dai salari che sono tra i più bassi d’Europa e che devono essere aumentati. E poi occorre investire per ricostruire ed estendere le reti di protezione sociale a cominciare dai diritti fondamentali come l’istruzione, il diritto alla salute e quello alla casa. Insomma – conclude Fratoianni – il contrario di ciò che si fa, anche in questa legge di bilancio.”

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