Legge elettorale. Lo schifezzellum 2.0 è stato approvato in Commissione alla Camera, e martedì passa al voto dell’Aula. Probabile la fiducia, contro cui si scaglierà la mobilitazione nelle piazze di Mdp e Sinistra Italiana

Legge elettorale. Lo schifezzellum 2.0 è stato approvato in Commissione alla Camera, e martedì passa al voto dell’Aula. Probabile la fiducia, contro cui si scaglierà la mobilitazione nelle piazze di Mdp e Sinistra Italiana

La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha dato mandato al relatore Emanuele Fiano sulla legge elettorale”Rosatellum Bis”. Martedì alle 15 approderà in Aula. Voto favorevole da Pd, Ap, FI, Ala, Lega, Civici ed Innovatori e fittiani di Direzione Italia. Contrari Mdp, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italia e Fratelli d’Italia. Sono circolate indiscrezioni che parlavano di fiducia che verrà posta sul provvedimento, ma esponenti Pd le hanno smentite.

Mdp e Sinistra Italiana annunciano mobilitazioni nelle piazze qualora il Rosatellum fosse approvato con una fiducia “tecnica” per evitare il rischio dei franchi tiratori

Proprio sulla eventuale fiducia e sulla reazione popolare di protesta pone l’accento il presidente del gruppo Mdp alla Camera, Francesco Laforgia: “indiscrezioni giornalistiche, voci di corridoio o il sogno proibito di qualcuno. Non lo so. Ma se davvero qualcuno pensa che si possa mettere la fiducia sulla legge elettorale, per la seconda volta nella stessa legislatura, sappia che non resteremo a protestare nel Palazzo ma porteremo nelle piazze l’Italia democratica. Uno strappo che metterebbe a rischio la tenuta stessa delle Istituzioni. Spero che nessuno voglia assumersi questa gravissima responsabilità”. Gli si affianca nel giudizio critico anche Nicola Fratoianni, per il quale, “la nuova legge elettorale introduce una stortura nella rappresentanza democratica e soprattutto consegna all’Italia un parlamento che per due terzi sarà nominato dalle segreterie dei partiti, senza che i cittadini italiani potranno scegliere”. Per questo “dico che è una pessima legge elettorale – ha aggiunto Fratoianni – abbiamo votato contro in commissione e voteremo contro anche nelle aule parlamentari”. E anche Sinistra Italiana annuncia mobilitazioni nelle piazze contro l’eventuale approvazione con la fiducia, che sarebbe “tecnica” dal momento che la maggioranza è diversa da quella che sostiene il governo. Fiducia “tecnica” che il governo Gentiloni stenta ad accettare per l’approvazione della legge sullo ius soli e lo ius culturae.

Brunetta e Forza Italia si attribuiscono il merito di aver contribuito al parto dei questo schifezzellum incostituzionale

renato Brunetta esulta: “oggi in Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati, con il voto decisivo di Forza Italia, è stato approvato, con un primo via libera, il testo della nuova legge elettorale, altro punto importante verso le elezioni politiche del 2018. Sottolineo il ruolo determinante di Forza Italia, uno dei partiti che ha voluto questa legge elettorale. Adesso speriamo di concludere i lavori in Aula a Montecitorio tra mercoledì e giovedì, per poi passare il provvedimento al Senato”. Ed esulta anche il grande affossatore della legge sullo ius soli, Maurizio Lupi, cattolico molto vicino a Comunione e liberazione, ma certo distante dalla Chiesa di papa Francesco. Così difende il nuovo schifezzellum partorito dalla Commissione affari costituzionali: “la proposta di legge elettorale ora passa all’Aula di Montecitorio, mi auguro che il metodo di lavoro e di confronto adottato in Commissione non venga meno”. Inoltre, prosegue, “non è la legge elettorale che noi avremmo voluto – spiega -, Alternativa popolare ha sempre detto che la scelta del cittadino è meglio garantita dalle preferenze, ma è un buon compromesso che garantisce la rappresentatività e armonizza le norme di Camera e Senato. Soprattutto è un segno di vitalità della politica e del Parlamento. E’ l’ultima possibilità che abbiamo in questa legislatura di assolvere al compito che la Costituzione ci assegna di dare ai cittadini lo strumento con il quale scegliere i loro rappresentanti e non di vedercelo imporre di risulta dalle pur legittime sentenze della Corte costituzionale”. Tradotto: se dopo le elezioni ci fosse una grande coalizione tra Renzi e Berlusconi, Ap ci sta.

Dall’interno del Pd, sorprende la posizione contraddittoria di Vannino Chiti: “non mi piace, è in parte incostituzionale, ma la voto”  

“Se questa legge fosse stata presentata all’inizio della legislatura o a metà legislatura io non penso che senza modifica avrei potuto votarla”, dice il senatore Vannino Chiti, intervenendo oggi a Pistoia a margine di un incontro, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano della legge elettorale in discussione in Parlamento. “Ci sono aspetti – ha aggiunto – come il voto non disgiunto e la bassa percentuale dei collegi uninominali, rispetto al ‘Mattarellum’, che non solo non mi convincono politicamente, ma che io temo siano a vizio di costituzionalità e possono domani essere dichiarati anticostituzionali. E penso anche che non si raggiunga un equilibrio tra rappresentanza dei cittadini e governabilità, però ora l’alternativa è un’altra, o questa legge o andiamo a votare con una legge peggiore, che non è stata fatta dal Parlamento, ma è quello che consegue alle sentenze della Consulta, due leggi disomogenee fra Camera e Senato. Per questo, il senso di responsabilità, pur con serie e grandi riserve, mi fa dire che bisogna prendere questa legge, perché l’alternativa sarebbe assai peggiore”. Chiti, in realtà, rappresenta una posizione molto diffusa all’interno del Partito democratico. Per questa ragione si teme l’effetto devastante dei franchi tiratori, e la possibilità affatto remota che Gentiloni ponga la questione di fiducia.

Ecco in sintesi lo schifezzellum partorito dalla Commissione affari costituzionali col voto contrario di Sinistra Italiana, Mdp, M5s, e Fratelli d’Italia 

Poco più di un terzo dei deputati (231) eletti in collegi uninominali maggioritari, in cui i partiti si coalizzano, e gli altri in modo proporzionale in listini bloccati di due-quattro nomi.

COLLEGI MAGGIORITARI: saranno 231 collegi, pari al 36% dei Seggi della Camera. I partiti si potranno coalizzare per sostenere un comune candidato. – PROPORZIONALE: dei restanti 399 deputati, 12 continueranno ad essere eletti nelle Circoscrizioni Estere, con metodo proporzionale. In Italia un deputato è eletto in Valle d’Aosta in un collegio uninominale; i restanti 386 deputati saranno eletti con metodo proporzionale in listini bloccati di 2-4 nomi. Il testo delega il governo a definire questi collegi plurinominali, che potrebbero essere circa 65. Le Circoscrizioni, importanti per il recupero dei resti, saranno 28. In Senato saranno 20. – SOGLIA: nella parte proporzionale la soglia sarà al 3% sia alla Camera che al Senato. – UNA SCHEDA, VOTO UNICO: diversamente dal Mattarellum, in cui c’erano due schede (una per il collegio ed una per il listino proporzionale, con la possibilità di un voto disgiunto), con il ‘Rosatellum 2.0’ ci sarà una scheda unica. In essa il nome del candidato nel collegio sarà affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono. Barrando sul simbolo del partito il voto andrà al candidato del collegio e al partito per la parte proporzionale. – VOTO DISPERSO: I voti degli elettori che avranno barrato il nome del solo candidato del collegio uninominale saranno distribuiti proporzionalmente ai partiti che sostengono il candidato del collegio – SCORPORO: non è previsto lo scorporo come accadeva invece nel Mattarellum. – TRENTINO ALTO ADIGE: rimane il testo come modificato dall’emendamento Fraccaro-Biancofiore votato a scrutinio segreto l’8 giugno: Sei collegi uninominali e cinque proporzionali. – LE FIRME: Viene dimezzato rispetto al testo originario il numero delle firme da raccogliere per tutti quei partiti o nuove formazioni che non sono in Parlamento o non hanno un proprio gruppo. Il numero di firme da raccogliere passa, dunque, da 1.500-2.000 a circa 750. Pure in questo caso solo per le prossime elezioni, anche gli avvocati abilitati al patrocinio in Cassazione potranno autenticare le firme per la presentazione delle liste elettorali.

Numerosi giuristi e costituzionalisti bocciano lo schifezzellum. Tra gli altri, Zagrebelsky ne indica lacune e vizi di palese incostituzionalità 

“Corriamo il rischio, fondatissimo, di avere un’altra legge incostituzionale, contro cui non ci sarà il tempo per ricorrere alla Consulta. Quindi potremmo eleggere un’altra volta il Parlamento con una legge illegittima, dovendo poi digerire la beffa di un’eventuale sentenza della Corte che non servirebbe a nulla”, dice Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Consulta, in un’intervista al Fatto Quotidiano. Secondo il costituzionalista infatti non è sano fare una legge elettorale alla vigilia delle urne: “Si dice sempre che se c’è una legge che dev’essere stabile è quella elettorale, proprio per evitare che si confezionino sistemi ad hoc. Esiste, per questo, un codice di buona condotta del Consiglio d’Europa, datato 2003, citato anche da una sentenza della Corte di Strasburgo, che dice che un anno prima delle elezioni non si devono fare leggi elettorali”. Perciò “questo è il punto dolente. Non vedo facili rimedi. Immaginiamo che si approvi una nuova legge elettorale in prossimità del voto e che questa legge sia incostituzionalissima, addirittura per contrasto evidente con i precedenti della Corte costituzionale. Le procedure non consentirebbero di rivolgersi a essa in tempo utile. Si voterebbe con quella legge e le nuove Camere resterebbero in carica tranquillamente, ma incostituzionalmente, in virtù del principio di continuità, già evocato in passato. Non ci si è resi conto per tempo di questa assurdità: la Corte costituzionale ha dato la mano per prima, poi sono venuti i commentatori e i politici eletti che, comprensibilmente, avevano tutto l’interesse a terminare il mandato parlamentare. Con la conseguenza aberrante che le sentenze della Corte non hanno sortito effetto e il gioco può essere ripetuto all’infinito: basta votare la legge quando non è più possibile ricorrere contro i suoi vizi”. Secondo Zagrebelsky “oggi è troppo tardi ma, forse, il presidente della Repubblica avrebbe potuto dire per tempo: non promulgherò nessuna legge elettorale nell’ultimo anno prima dello scioglimento delle Camere. Cosicché si andrà a votare con le zoppicanti leggi sortite dalla Consulte: zoppicanti ma certo migliori dei pasticci cui stiamo assistendo”.

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