Legge elettorale. Il governo pone la fiducia per evitare il voto segreto. Vendola: “nasce il fascistellum”. Manifestazioni di piazza di Mdp, Sinistra Italia e 5Stelle. E Berlusconi gongola

Legge elettorale. Il governo pone la fiducia per evitare il voto segreto. Vendola: “nasce il fascistellum”. Manifestazioni di piazza di Mdp, Sinistra Italia e 5Stelle. E Berlusconi gongola

Troppi 120 voti segreti. Troppo alto il rischio che saltasse tutto. E così, dopo una riunione di maggioranza di prima mattina, il Pd scioglie la riserva e chiede al governo di porre la fiducia sul Rosatellum bis. Una decisione ‘concordata’ anche con le forze di opposizione che appoggiano la riforma elettorale, Forza Italia e Lega, che hanno dato il loro benestare. Non voteranno la fiducia (in realtà saranno ben tre i voti di fiducia sui primi tre articoli del testo base), ma non voteranno contro. Mentre daranno il loro ok alla legge nel voto finale, che sarà a scrutinio segreto ma che non dovrebbe riservare sorprese, visto che sulla carta il Rosatellum bis può contare su un’ampia maggioranza di oltre 400 voti. Dunque, anche se ci dovessero essere defezioni, la legge passerebbe ugualmente. E una volta superato il primo scoglio a Montecitorio, è sempre più certo che il governo bisserà anche al Senato, con un nuovo voto di fiducia e tempi rapidi (nella maggioranza si parla di fine ottobre per il via libera definitivo).

Berlusconi gongola, mentre Sinistra Italiana, Mdp e 5Stelle annunciano manifestazioni di piazza

Silvio Berlusconi blinda il Rosatellum bis e ci mette la faccia. Il leader di Forza Italia, in una nota, garantisce che il suo partito “sarà leale e voterà compatto” il via libera finale alla legge, ma pur comprendendo i motivi che hanno spinto a porre al fiducia, gli azzurri non la voteranno. La scelta di maggioranza e governo viene accolta dagli oppositori del Rosatellum bis come un “atto eversivo”, ed è subito caos in Aula. Al grido di “Vergogna, vergogna” e “Venduti”, Movimento 5 Stelle, Mdp e Sinistra italiana (la sua parte di protesta la fa anche FdI) invocano l’intervento del Capo dello Stato – che però fa sapere di considerare positivo l’impegno del Parlamento a modificare la legge e si tiene fuori dalle decisioni dell’esecutivo – e annunciano manifestazioni in piazza per protestare contro una “legge antidemocratica e incostituzionale”. Sia i pentastellati che Mdp e Sinistra italiana scenderanno domani in piazza: i 5 Stelle alle 13 davanti Montecitorio, Si e Mdp alle 17,30 davanti al Pantheon. La riforma sostenuta da Pd, FI, Ap e Lega è “un colpo mortale alla democrazia, una violazione delle regole democratiche”, attacca il candidato premier M5S, Luigi Di Maio. “Il Rosatellum è una legge truffa contro il Movimento 5 Stelle e contro la volontà dei cittadini. E’ una legge fatta ad arte per favorire alla prossima legislatura un governo Renzi- Berlusconi, a prescindere da chi vincera’ davvero le elezioni”. Beppe Grillo rincara la dose: “Siamo in piena emergenza democratica”. Per Alessandro Di Battista quanto sta accadendo è “da vomito. Il popolo italiano reagisca”.

Vendola: “nasce il fascistellum”

Durissimo anche il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni: “è l’ennesima vergogna di questa legislatura”. “Il Pd e le destre – prosegue Fratoianni – non faranno scegliere agli elettori, grazie a un sistema doppiamente bloccato e, con perversa coerenza, iniziano dai parlamentari, a cui non è consentito esprimere liberamente il proprio voto. Contro lo sciopero della democrazia, per difendere la nostra Costituzione e le istituzioni repubblicane – conclude Fratoianni – domani pomeriggio saremo in piazza”. Pierluigi Bersani invita i cittadini a manifestare “a difesa della democrazia”. “Hanno prodotto l’ennesimo strappo alla democrazia. La fiducia sulla legge elettorale è un atto grave”, afferma il capogruppo Mdp Francesco Laforgia. Per Nichi Vendola “nasce il fascistellum”.

Roberto Speranza racconta a Otto e mezzo com’è nata la decisione di votare contro la fiducia

Roberto Speranza racconta a Otto e mezzo: “Oggi ci siamo riuniti e all’unanimità abbiamo deciso di votare no alla fiducia. C’è stata una rottura ormai difficile da recuperare. E una rottura grave, perché è venuto meno un impegno: Gentiloni in aula ha detto che il Governo non sarebbe stato protagonista sulla legge elettorale ma avrebbe lasciato campo al parlamento. Il rapporto già complicato tra noi e Gentiloni diventa, con questo, difficilissimo”. Infatti, “nella storia d’Italia – ha ricordato Speranza – la fiducia per la legge elettorale è stata chiesta solo tre volte. La prima fu nel ventennio: ma guai a pensare che siamo nel fascismo: non c’è questo pericolo. Tuttavia è stata fatta una violenza terrificante e intollerabile al Parlamento, chiedendo la fiducia. Visto che è una legge condivisa dai due terzi del Parlamento, perché non lasciare al Parlamento di esprimersi? Che paura si ha? Magari il Parlamento l’avrebbe migliorata con alcuni emendamenti, come sul voto disgiunto”. Viceversa, secondo Speranza, “c’è un accordo Renzi-Berlusconi per impedire ai cittadini di votare direttamente i propri parlamentari” e “c’è stato un sequestro della possibilità di decidere i propri eletti, che nomineranno loro”.

Il coordinamento per la democrazia costituzionale si appella a Mattarella: non firmi la legge

“Mettere la fiducia per costringere a il parlamento a votare la legge elettorale è un atto di eccezionale gravità”, sostiene il Coordinamento per la democrazia costituzionale, promotore dei comitati per il NO al referendum costituzionale, che in un comunicato attacca con durezza la decisione del governo Gentiloni che “ha chinato la testa di fronte al diktat di Matteo Renzi e del Pd e questo malgrado avesse più volte affermato che il governo non sarebbe entrato – tanto meno con questa autentica imposizione – sulla legge elettorale”. “La parola del governo e del Presidente del Consiglio – si insiste – non avranno più alcun valore da qui in avanti, questo è un atto grave che avrà ripercussioni pesanti. Tutte le dichiarazioni di garbo istituzionale fin qui fatte suonano come autentiche prese in giro delle elettrici e degli elettori. Il Presidente della Repubblica farebbe bene a fermare questo atteggiamento autoritario e a non firmare una legge elettorale approvata con voto di fiducia a pochi mesi dalle elezioni e in spregio ad un referendum che ha bocciato lo stravolgimento della CostituzIone il 4 dicembre 2016”.

Mal di pancia anche nel Pd. Cuperlo: “la fiducia si doveva e poteva evitare”. Ma lui la voterà?

Malumori anche tra le file del Pd: Gianni Cuperlo ritiene che la fiducia sia “un errore serio che si poteva e doveva evitare” e il suo voto resta in forse. Non dovrebbero votare la fiducia nemmeno gli esponenti di campo progressista, così come non dovrebbero dire sì nemmeno in occasione del voto finale. Anche il lettiano Marco Meloni annuncia che non voterà la fiducia e dubbi vengono sollevati dall’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Altro scontro durissimo tra Pd e Mdp al Senato durante l’approvazione della legge europea (governo sotto tre volte)

Intanto al Senato, la legge europea passa solo grazie alle assenze di FI e Ala che hanno fatto scendere il quorum. I sì sono stati 118, contro 17 no e 69 astenuti. Gli assenti tra gli azzurri sono stati 24, quelli di Ala 12 (che invece avevano dichiarato l’intenzione di astenersi) e quelli di Gal 7 (che di solito in 2 o in 3 sono quelli che votano insieme alla maggioranza). Il governo al gran completo era stato precettato per questo voto considerato “a rischio” sin dall’inizio. “Venire tutti in Aula anche governo per voto finale su legge europea” era stato l’sms inviato a tutti, seguito poi da un’altra richiesta più perentoria che si concludeva con un: “Presenza obbligatoria senza eccezione alcuna”. Incredibile l’atteggiamento del sottosegretario Gozi, dopo che la maggioranza è stata battuta più volte su emendamenti della Lega: la colpa è di Mdp. Infatti, secondo Gozi, “Un atteggiamento irresponsabile che si è dimostrato del tutto irrilevante da parte di Mdp. Ha preso in ostaggio la posizione dell’Italia in Europa e ha rischiato di metterci in una gravissima situazione da un punto di vista politico e giuridico in Ue perché abbiamo rischiato infrazioni, Ha esposto il Paese a gravissime sanzioni”. Agli insulti, politici ovviamente, ha replicato duramente Maria Cecilia Guerra, presidente dei senatori Mdp: “Oggi è stata inferta una ferita grave alla democrazia. La fiducia posta dal Governo su una legge di competenza parlamentare (la legge elettorale – ndr) impedisce ai parlamentari di discutere la legge più importante per la democrazia del Paese. Tutto questo viene fatto contro una delle componenti della maggioranza. Si è scelto scientemente di estromettere Articolo 1 Mdp da questa maggioranza”. Se la legge europea “è un atto importante dell’azione di governo, la sua maggioranza ha il dovere di sostenerla. Lo faccia”, ha aggiunto Guerra.

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