L’Alta corte spagnola convoca Puigdemont e i ministri catalani il 2 e il 3 novembre. Conferenza stampa a Bruxelles: “non potevamo restare a Barcellona, ora siamo in esilio”

L’Alta corte spagnola convoca Puigdemont e i ministri catalani il 2 e il 3 novembre. Conferenza stampa a Bruxelles: “non potevamo restare a Barcellona, ora siamo in esilio”

I magistrati dell’alta corte spagnola Audiencia Nacional hanno convocato il desposto leader catalano, Carles Puigdemont, e altri 13 membri del governo regionale il 2 e 3 novembre prossimi per incriminarli di ribellione, sedizione e malversazione. Il magistrato Carmen Lamela ha dato tre giorni al presidente catalano Carles Puidgemont e agli altri 13 consiglieri del Governo per pagare una somma di 6.207.450 euro come “garanzia”, con l’avviso che i loro beni saranno pignorati fino a raggiungere tale cifra se non effettueranno il pagamento

Nel frattempo, Puigdemont e il suo governo parlano dall’esilio belga. “Chiedo all’Europa di reagire”, per difendere i valori “della democrazia, della libertà, della libertà d’espressione, dell’accoglienza e della non violenza. Permettere al governo spagnolo di non accettare il dialogo con noi, e di tollerare invece la violenza dell’estrema destra, di imporsi militarmente e metterci in prigione per 30 anni, tutto questo sarebbe la fine di un’idea di Europa. Un errore enorme che tutti pagheremmo troppo caro”.

E’ questo il messaggio principale che il presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, ha indirizzato alle istituzioni europee nel corso di un’affollatissima conferenza stampa oggi a Bruxelles insieme a diversi suoi ministri. La prima, forse, di una serie di conferenze stampa di un governo autonomo destituito dalle autorità centrali che in Spagna non potrebbe più riunirsi, e che proprio oggi ha aperto un sito web usando il dominio dell’Ue (president.exili.eu/), visto che i suoi siti originari catalani sono stati soppressi dal governo di Madrid. Puigdemont, comunque, ha chiarito subito di non essere venuto a chiedere l’asilo politico al Belgio (anche perché deve essere stato sconsigliato dal farlo, viste le scarse possibilità che la domanda possa essere accolta), ma di essere venuto a Bruxelles “come cittadino europeo” perché questa “è la capitale dell’Unione europea”, e perché in Catalogna non c’erano più per lui e il suo governo né la sicurezza, né le condizioni per poter continuare a lavorare tranquillamente, né la garanzia della neutralità della magistratura che li accusa. Inoltre, ha sottolineato, restare in Catalogna avrebbe probabilmente fornito al governo di Madrid il pretesto per scatenare la repressione violenta già vista il giorno del referendum, il primo ottobre scorso.

“Ci sono dei motivi”, ha aggiunto Puigdemont, che ci spingono ad “agire in modo più tranquillo e con maggiore sicurezza” in esilio. “Se fossimo rimasti in Catalogna con un atteggiamento di resistenza – ha spiegato ancora – io sono convinto, in base alle informazioni che ho ricevuto, che ci sarebbe stata una reazione di enorme violenza da parte dello Stato, come già è successo il primo di ottobre. Io non esporrò mai i miei concittadini a una nuova ondata di violenza. E’ per questo che agiamo in modo da non contribuire ad alimentare questo clima di scontro, agendo contemporaneamente come governo, senza problemi”. E ancora, un messaggio alle istituzioni Ue: “Permettere al governo spagnolo di non dialogare, di tollerare la violenza dell’estrema destra, di imporsi militarmente, di metterci in prigione per trent’anni significa farla finita con l’idea dell’Europa ed è un errore enorme, che pagheremo tutti”, ha ammonito Puigdemont. Insieme alla causa catalana, si sono trasferite a Bruxelles le tensioni che la lotta indipendentista ha creato: durante la conferenza stampa non sono state concesse domande ai media spagnoli di lingua castigliana, numerosissimi nella saletta, sovraffollata (la conferenza stampa si sarebbe dovuta tenere nel Residence Palace, il centro della stampa internazionale che dispone di una sala molto più grande, ma non è stato possibile perché è gestito dal governo belga). Fuori dal Press Club, in rue Froissart, si è radunata una piccola folla di spagnoli, e di catalani, contrari all’indipendenza della Catalogna, che comunque ha manifestato pacificamente. L’intenzione dei leader indipendentisti a Bruxelles è di incontrare politici europei, per porre la questione catalana ai livelli più alti. Dovranno probabilmente aspettare la prossima settimana, poiché i palazzi delle istituzioni europee in questi giorni semifestivi sono semivuoti: le scuole in Belgio sono chiuse per la pausa autunnale, dal 30 ottobre al 5 novembre, quindi molti genitori prendono qualche giorno di ferie e lasciano Bruxelles.

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