Inail. Aumentano i morti sul lavoro: 769 nel 2017 contro i 753 del 2016 (+2,1%). Genovesi, Fillea Cgil: “chi si sorprende è in malafede”

Inail. Aumentano i morti sul lavoro: 769 nel 2017 contro i 753 del 2016 (+2,1%). Genovesi, Fillea Cgil: “chi si sorprende è in malafede”

Le denunce di infortuni sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nei primi nove mesi di quest’anno sono state 769, con un incremento di 16 casi rispetto ai 753 dell’analogo periodo del 2016 (+2,1%) e una diminuzione di 87 rispetto agli 856 decessi denunciati tra gennaio e settembre del 2015 (-10,2%). I dati rilevati al 30 settembre del 2016 e del 2017 evidenziano un aumento di 40 casi (da 608 a 648) nella gestione Industria e servizi (+6,6%), una diminuzione di nove casi (da 109 a 100) in Agricoltura (-8,3%) e un calo di 15 casi (da 36 a 21) nel Conto Stato (-41,7%). Nei primi tre trimestri del 2017 si sono registrati degli incrementi sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro (+0,4%) sia di quelli occorsi in itinere (+6,9%), inferiori però rispetto a quelli dei primi otto mesi (+3,2% e +9,1% rispettivamente), nei quali era stato rilevato un aumento complessivo delle denunce mortali pari al 4,8%. Dal confronto “di mese” tra il settembre 2016 e il settembre 2017 emerge, viceversa, un calo del 10,6% delle denunce in tutte e tre le gestioni, per un totale di sette decessi in meno (da 66 a 59). L’analisi territoriale evidenzia un aumento di 33 denunce di infortuni con esito mortale nel Nord-Ovest (Liguria +15, Lombardia +14, Piemonte +4), di 11 casi al Sud (Abruzzo +19, Puglia +2, Campania -7, Basilicata -3) e di sette casi nelle Isole (Sicilia +8, Sardegna -1). Le denunce, invece, sono in diminuzione nel Nord-Est (-26 casi), dove si segnalano in particolare i dati del Veneto (-17) e dell’Emilia Romagna (-9), e al Centro, per il quale si registra un calo di nove decessi, sintesi della riduzione rilevata in Umbria (-8 casi), nelle Marche (-3) e in Toscana (-1) e dell’aumento di tre casi nel Lazio. L’incremento rilevato nel confronto tra i primi nove mesi del 2016 e del 2017 è legato esclusivamente alla componente maschile, i cui casi mortali sono aumentati di 18 unità, da 678 a 696 (+2,7%), mentre quella femminile ha fatto registrare una diminuzione di due casi, da 75 a 73 decessi (-2,7%). Aumentano le denunce che riguardano lavoratori italiani (+15 casi) e stranieri dell’Unione Europea (+4), mentre diminuiscono quelle relative a infortuni con esito mortale occorsi a lavoratori extracomunitari (-3).

“Chi si dovesse sorprendere di questa tragica impennata di infortuni e morti sul lavoro, o vive su un altro pianeta o è in malafede”, afferma Alessandro Genovesi, segretario generale degli edili Cgil, commentando i dati INAIL su infortuni e morti sul lavoro nei primi 9 mesi del 2017, in forte aumento rispetto all’anno precedente. In particolare, per Genovesi “è drammatico il dato dei casi di infortuni tra 55 e 69 anni, cresciuti di 4mila unità, moltissimi dei quali sono muratori e lavoratori delle costruzioni, costretti a stare sulle impalcature o in cava o sul muletto oltre ogni limite umano possibile. In edilizia il dato degli infortuni mortali è sconvolgente: dai nostri monitoraggi, gli over 55 morti nel 2016 hanno rappresentato il 38% del totale, una strage che ha un solo responsabile: una riforma delle pensioni che non tiene conto dell’evidenza, cioè che i lavori non sono tutti uguali”. Ma di questa verità lapalissiana “non ne ha voluto tenere conto neanche l’attuale governo” prosegue Genovesi “che ha costruito un sistema per l’uscita anticipata che di fatto impedisce agli edili e agli altri lavoratori che svolgono lavori gravosi e discontinui di accedere all’Ape Social, come ancora dimostra il dato Inps sulle domande rifiutate, il 75%. Degli oltre 20mila edili over 60 registrati nelle casse edili solo poche centinaia, forse, andranno in pensione anticipata, gli altri continueranno a rischiare la vita sulle impalcature, molti di loro fino a 70 anni. Cosa c’è di giusto in tutto questo?” .

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