Ilva. Nuovi scioperi e manifestazioni mentre Calenda prende tempo. I sindacati sollecitano la ripresa della trattativa. Serve un piano industriale che assicuri occupazione e diritti

Ilva. Nuovi scioperi e manifestazioni mentre Calenda prende tempo. I sindacati sollecitano la ripresa della trattativa. Serve un piano industriale che assicuri occupazione e diritti

Il ministro Calenda, quello che qualche scriba continua a definire “ministro operaio”, somiglia molto a quel cacciatore di frodo che colto in fragrante, con un fagiano in bella mostra nel carniere, alla guardia forestale che gli contesta la contravvenzione  nega di aver violato le legge. La guardia forestale gli fa notare che  il corpo del reato, il fagiano, è ben visibile. Lui guarda il fagiano e gli dice “vola via”. Così fa lui quando  afferma che non era a conoscenza del fatto che chi aveva vinto l’asta per rilevare l’Ilva aveva deciso di non “riassumere” a costo zero 10 mila lavoratori che così perdevano inquadramento, indennità, diritti. Eppure a siglare l’accordo con gli indiani c’erano ben tre commissari nominati proprio dal ministero di cui è titolare Calenda. Per quanto riguarda le assunzioni, Calenda sapeva bene che i sindacati  non erano disponibili ad accettare un accordo capestro, il no ai licenziamenti era sempre stato netto. L’assicurazione del ministro che nessuno sarebbe stato mandato a casa e per “qualche tempo” gli esuberi avrebbero svolto “lavoretti” all’interno del gruppo non era una proposta accettabile. Dal “lavoretto” alla cassa integrazione e poi alla disoccupazione il passo è breve.

I lavoratori hanno dato vita ad un nuovo sciopero mentre i sindacati venivano ascoltati alla Camera ed esponevano le loro richieste. Calenda nel frattempo non dava alcun segnale positivo. Lo sciopero e le manifestini hanno riguardato le lavoratrici e i lavoratori di Novi Ligure, in provincia di Alessandria, e Racconigi, Cuneo.

“Lo sciopero – ha affermato Mirco Rota, coordinatore Fiom per la siderurgia – ha bloccato completamente gli stabilimenti piemontesi del Gruppo, con un’altissima adesione non solo tra gli operai ma anche tra gli impiegati. La convinzione con cui i lavoratori protestano – continua – conferma che la trattativa non può iniziare sui presupposti indicati nella lettera di Arcelor Mittal e dei commissari. Continuando la mobilitazione – conclude Rota – ribadiamo che dal tavolo di confronto siano tolti gli esuberi e siano garantiti i livelli occupazionali, salariali e normativi attuali, sia ai lavoratori diretti che a quelli dell’indotto”. Un confronto vero sul piano industriale, resettando le condizioni di partenza della trattativa. Lo chiedono i sindacati, nella audizione al Senato, dopo lo stallo che dura da otto giorni, creatosi a seguito della rottura del tavolo consumata tra il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e gli acquirenti di AmInvestco.

“Il governo vuole fare quello che ha fatto:  mantenere il negoziato con la cordata che investe 4 miliardi in Ilva, ma continuare a richiamarla al rispetto dei propri obblighi, tenere il filo negoziale ma non tutti i costi”, ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, al question time su Ilva alla Camera. Niente di nuovo, solo  parole. Risponde il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella: “Speriamo che il ministro Calenda riesca a riaprire il tavolo. La trattativa però deve essere libera, senza condizionamenti o accordi preventivi”. Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl, ha auspicato  che si “apra la trattativa, ci sono le condizioni perché sia proficua, resettando però i dati  di partenza”. Il segretario generale della Fiom, Francesca Re David, sottolinea che “per una trattativa seria dobbiamo conoscere il piano industriale. Finora abbiamo visto solo delle slide. Importante – ha concluso – sarebbe un intervento della Cdp”. Cosa che invece Calenda ha escluso con motivazioni che non reggono, a partire dal fatto che la Cassa depositi  e prestiti faceva parte della cordata rimasta sconfitta. Dimentica che Cdp non è un soggetto privatistico.

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