Il voto definitivo sul Rosatellum (214 sì) chiude una delle pagine più oscene e vergognose della storia parlamentare della Repubblica. Ma il vero mattatore e vincitore di questo passaggio è Denis Verdini

Il voto definitivo sul Rosatellum (214 sì) chiude una delle pagine più oscene e vergognose della storia parlamentare della Repubblica. Ma il vero mattatore e vincitore di questo passaggio è Denis Verdini

L’idea frullava nella testa di Denis Verdini da un po’, dicono le cronache dei ben informati. Poi ieri sera a cena con alcuni fedelissimi, la decisione: prendere la parola in aula, dire quello che, a suo giudizio, è già evidente nei fatti. E cioè che Ala, il suo gruppo parlamentare, creato ad hoc, non sostituisce gli ex bersaniani nella maggioranza che sostiene il governo, semplicemente perché in quella maggioranza c’è sempre stato. Doveva essere il Rosatellum day, con il via libera definitivo del Senato, ma alla fine è stato il Verdini day, con Denis vero vincitore di questa oscena e vergognosa partita parlamentare. In un’aula che si apprestava a votare definitivamente la nuova legge elettorale senza alcun pathos (alla fine i sì saranno 214, frutto del voto positivo di Pd – con poche eccezioni -, Forza Italia, Lega, l’Ap di Alfano e Ala di Verdini, appunto), l’intervento del senatore ex berlusconiano pare sia arrivato a sorpresa.

“A chi dice oggi che si è realizzata una nuova maggioranza, con l’uscita di Articolo 1 e con il nostro ingresso, vorrei dire che non è vero perché noi c’eravamo, ci siamo stati e ci saremo fino all’ultimo giorno della legislatura”, questo il passaggio più significativo, ed efficacemente provocatorio, di un intervento che è molto politico, quasi un pretesto la dichiarazione di voto sul Rosatellum. Una legge di cui Verdini dice di non essere il padre, ma una parentela la riconosce comunque: “Diciamo semmai che è mia nipote”. E ad ogni modo, spiega il Talleyrand della politica italiana, “questa è una buona legge elettorale, non è né un colpo di mano né un colpo di Stato. Non è la miglior legge elettorale, ma la migliore possibile in questo momento storico e in questo parlamento”. E poi derubrica a infamia senza fondamento la vulgata che vuole la norma che prevede la candidabilità di un residente in Italia nella circoscrizione estero come una norma ‘salva-Verdini’, e che ha convinto i senatori eletti all’estero della maggioranza a non votare la fiducia: “Io non so se mi ricandiderò, ma se lo farò sarà sicuramente in Italia, quelle che sono state dette su di me sulla modifica del voto all’estero sono falsità”.  Verdini ne ha anche per gli ex Pd: “capisco l’amarezza dei bersaniani, un’amarezza che forse però dovrebbero rivolgere prima di tutto a loro stessi, ai tempi nuovi che non comprendono e all’errore di rivendicare la propria storia senza averci mai fatto i conti fino in fondo”. E ancora: “In quest’aula, quando si è trattato di contare i nostri voti, si è rinnegata perfino l’aritmetica, ma questo consente di rivendicare a me stesso e al mio gruppo, con orgoglio, tutto quello che abbiamo fatto, a partire dal ruolo di supplenza politica che abbiamo svolto, tutelando la stabilità e l’interesse del Paese. E così Ala continuerà a fare, sulla manovra e sullo ius soli (pronto a votarlo anche domani, garantisce Verdini)”.

Matteo Renzi, in evidente difficoltà dopo questo discorso parlamentare di Denis Verdini, che almeno ha avuto il merito di fare chiarezza, spiega che per lui non si tratta di nessun cambio di maggioranza. “La legge elettorale si vota con chi ci sta”, afferma, barando, perché Verdini ha rivendicato un ruolo di supplenza politica e di presenza strutturale nella maggioranza, votando diversi altri provvedimenti legislativi. Mdp, che due giorni fa si è recata al Colle, la vede diversamente. “Verdini – afferma infatti Miguel Gotor – ha il merito di svelare l’ipocrisia della stagione renziana: patto del Nazareno da una parte e rottura a sinistra dall’altra”. Anche uno dei leader storici del Pd, ed oggi di Mdp, Pier Luigi Bersani, stigmatizza la presenza strutturale di Verdini in maggioranza: “Se entri in Parlamento con Bersani e esci con Verdini vuol dire che qualcosa nel Pd è successo, o no?”, dice a Corriere.it Pier Luigi Bersani. Una verifica di maggioranza? “Lo valuterà il Quirinale. Certo, c’è una novità grossa, non irrilevante. Impariamo che c’è un governo di minoranza appoggiato da Verdini.  A me il governo di minoranza non l’hanno fatto fare”, ha aggiunto. E sul Rosatellum bis: “Io non sono un costituzionalista, ma un meccanismo in cui butto la rete a strascico nei collegi e poi quei voti valgono anche in posti dove non vorrei andare… Se è costituzionale questo!”.

Per Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, Verdini è lo specchio diquesta XVII legislatura. “Ala ha fatto oggi quello che ha fatto in più occasioni durante questa legislatura, ed è lo specchio di quello che è successo in questa legislatura. Una legislatura che passerà forse alla storia per aver conosciuto il più alto numero di trasformismi, con una dimensione del fenomeno così ampia che il trasformismo è diventato un vero e proprio sistema. In questi 4 anni e mezzo ci sono centinaia di parlamentari che hanno cambiato casacca, e quasi sempre, tranne alcune eccezioni, l’hanno cambiata in direzione del carro del governo.” Ai microfoni de La7, durante l’Aria che Tira, Fratoianni racconta: “oggi Verdini l’ha detto chiaramente: c’eravamo, ci siamo sempre e ci saremo con chi ci permetterà di tornare in Parlamento. Come si vede siamo di fronte ad altissimi valori di carattere etico. Io credo che su questo fronte – conclude Fratoianni – il Partito Democratico nell’opinione pubblica e nel proprio elettorato pagherà un prezzo pesante, aggravato dalla scelta di aver voluto fare una legge elettorale a pochi mesi dal voto, a suon di voti di fiducia per potersi garantire una legge il più favorevole possibile. Dimenticandosi che l’esperienza e la storia ci dicono che questi tentativi alla fine sono finiti davvero male”.

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