Il rabbino Di Segni e l’antisemitismo: “Non c’è allarme, ma intolleranza diffusa”

Il rabbino Di Segni e l’antisemitismo: “Non c’è allarme, ma intolleranza diffusa”
“Bisogna tener presente che ciò che ha allarmato la comunità ebraica, dovrebbe allarmare la comunità in generale perché questo è un problema che non riguarda solo gli ebrei, riguarda un sentimento di intolleranza diffusa che banalizza il male e che usa argomenti terribili come la sofferenza della Shoah per insultare l’avversario. Sono fenomeni angoscianti che devono preoccupare tutti. Si può utilizzare qualsiasi tema di diversità. E’ un sintomo di malessere sociale, abbattimento di barriere inibitorie. Bisogna chiedersi perché si arriva a questi livelli di bassa civiltà?”. Così il rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, intervistato da Mario Platero ad America 24 su Radio 24 in occasione della sua visita negli Usa per presentare l’edizione italiana del Talmud, commenta gli attacchi oltraggiosi nei confronti del popolo ebraico verificatisi nei giorni scorsi in Italia.
Il rabbino Di Segni rispondendo a Mario Platero spiega che “l’antisemitismo c’è e c’è sempre stato, e si manifesta in tante forme. A volte è bonario, si limita a una battuta, a volte prevede cose molto più serie e preoccupanti” e sottolinea anche che l’antisemitismo “esiste, ma entro certi termini e controllato, non esiste un allarme. E’ quasi connaturato alla presenza ebraica, esiste anche quando non ci sono ebrei in un determinato posto. La novità di adesso è che emergono delle cose che prima non emergevano. Non si sta più attenti a controllare se stessi. L’offesa diventa un elemento centrale e preoccupante.”
Sollecitato dal giornalista a spiegare le differenze tra USA ed Europa e a dare un messaggio ai giovani, spesso responsabili degli oltraggi, il rabbino Di Segni risponde a Radio 24: “La situazione politica e la società americana sono molto differenti da quella europea e da quella italiana. Sono diversi i percorsi educativi, diversi i percorsi di convivenza. Gli Usa sono di per sé un grande accumulo multiculturale e multietnico. E a tutti i giovani e ai meno giovani che fanno queste cose direi ‘cercate di conoscere le persone, cercate di stabilire relazioni sociali e cercate di risolvere i vostri problemi in modo differente dall’aggressività, ma costruendo qualcosa’. Chiunque si esprima in maniera impropria dovrebbe considerare l’effetto che hanno le parole sugli altri. Le parole sono pericolose e fanno male.Uno dei principi della nostra tradizione è non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Questo per noi è un insegnamento fondamentale che dovrebbe essere divulgato e vissuto collettivamente”. 
 
 
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