Guardando il Tg3Notte, quello di Mannoni, viene da gridare: meglio quello di Crozza. Ma perché Flavia Perina, un passato missino, a commentare la drammatica vicenda della Catalogna? Mistero

Guardando il Tg3Notte, quello di Mannoni, viene da gridare: meglio quello di Crozza. Ma perché Flavia Perina, un passato missino, a commentare la drammatica vicenda della Catalogna? Mistero

Puck ha una certa età. A volte capita che si addormenta, o meglio dormicchia e sente come in lontananza le voci che si levano dallo schermo televisivo. Erano, queste voci, molto interessanti, facevano rivalutare il ruolo della televisione, quella pubblica in particolare ormai inesorabilmente schierata, parliamo dei tg, con Renzi Matteo. Nel dormiveglia si poteva apprezzare una vena di sottile ironia, un qualche imbarazzo nel dare notizie, una  sensazione di un sano snobismo che arrivava da uno dei uno dei più brutti telegiornali della Rai, il Tg3 Notte, campo di battaglia di  Maurizio Mannoni che quando non sa più cosa dire chiama Giovanna, la Botteri, da dieci anni corrispondente da New York, parla dal suo studio nelle zone dove abitano i ricchi. Sentivi uno degli esperti che il conduttore chiama ripetere con monotonia che lui non era esperto di niente ma che gli piaceva comparire in televisione. Fatto uno sforzo per aprire gli occhi, ma non si poteva, lo spettacolo di un tg alla Mannoni rinnovato nei toni e negli argomenti. Aperti gli occhi qualcosa non andava. Mannoni non c’era. Era il tg della notte ma chi conduceva, parlava, era il campione dei sosia, anch’egli di nome Maurizio ma di cognome Crozza. Non era il Tg3 Notte ma il programma in onda sul nuovo canale televisivo Nove. Niente di male. Cambiato canale, passi sulla Rai ed attendi il vero Mannoni. Eccolo arrivare e con lui gli ospiti. Quella d’onore, Flavia Perina, giornalista e politica, poi c’è un cantante, mi pare Finardi, una che ha scritto un libro e lo presenta, ovviamente ne parla bene, così come fa Mannoni. Forse per caso c’è anche un giornalista, non ricordo bene se uomo o donna che legge i titoli dei giornali, quelli di carta. Il pezzo forte è rappresentato dalla vicenda Spagna. È la Perina che assume la bacchetta del comando. Una vergogna, comincia male. Dice che  a manifestare contro la decisione del governo spagnolo che ha destituito le autorità di Barcellona e convocato le elezioni c’era poca gente, segno che i cittadini della Catalogna erano scarsamente interessati. Nel frattempo arrivavano le immagini che confermavano che non c’era una gran folla nella piazza del Parlamento. Ma si dimentica di dire che quelle immagini erano in diretta e che si trattava  di mezzanotte passata. Nel pomeriggio, fino a tarda ora della sera, alla manifestazione a sostegno del governo della Catalogna, della autonomia della regione, erano presenti migliaia e migliaia di cittadini, una delle più grandi  manifestazioni di questi giorni.

Un duetto a chi offendeva di più le autorità catalane

E con Mannoni dava vita ad un duetto che non troviamo aggettivo per definirlo, tanto era disgustoso. Dal duetto si chiamava fuori l’ospite, il cantante, mentre Perina e Mannoni  favevano a gara a chi offendeva di più le autorità catalane, il governo, il parlamento, ancora legittimo che aveva votato per l’indipendenza. Non ci aspettavamo che parteggiassero per gli uni o per gli altri, ma che perlomeno facessero cogliere la drammaticità di questa vicenda che ci riguarda da vicino, noi e l’Europa che fa finta di niente. In particolare ci hanno colpito due parole con le quali sono stati definiti i governanti della Catalogna, i parlamentari che hanno votato per l’indipendenza. Si è parlato di “somari”, “arruffapopoli”. A questo punto ci siamo chiesti ma perché chiamare come “esperta” una tizia come Flavia Perina, forse la meno adatta a parlare di questi problemi, ad ingiuriare il popolo di Barcellona, una città che era stata il baluardo nella lotta contro la dittatura del feroce generale Franco. Certo lei a quel tempo quando veniva condannato a morte e ucciso il dirigente comunista Jiulian Grimau, un eroe della Resistenza era ancora una bambina. Poi, un po’ più grandicella si era iscritta al Fronte della gioventù, roba del Msi, che si salutavano come ai tempi del fascismo, poi tutta una carriera giornalistica e politica nella destra estrema, parlamentare del Movimento sociale, destra nazionale, poi la troviamo con Fini. Come giornalista svolge la sua attività nel Secolo, il quotidiano del Msi di cui addirittura diventa direttore politico. Poi la trovate per un certo periodo a dirigere l’agenzia di stampa Adn Kronos, editore un socialista. Poi se ne va, se ne perdono la tracce. Lei stessa dimentica la sua origine, si presenta come una liberal di destra, magari anche di centro. La ritroviamo in programmi di un canale televisivo albanese che si chiama Agon. E la finiamo qui. Mistero sul perché Mannoni abbia chiamato proprio lei per commentare la vicenda catalana. Ci pare non fosse proprio il caso. Ma non contento il conduttore del Tg3 Notte non poteva dimenticare un elogio a Renzi Matteo cui ha addebitato il merito dei dati positivi che riguardano la nostra economia. Dati che non ci sono. Sembrava l’Istat. Viene da gridare: ridateci il vero Tg3 Notte, quello di Maurizio Crozza.

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