Giuseppe Casadio. Catalogna, la politica annichilita e i miei nipoti a Barcellona che non capiscono

Giuseppe Casadio. Catalogna, la politica annichilita e i miei nipoti a Barcellona che non capiscono

Abito lontano (non troppo, a ben vedere) dalla Catalogna; ma a Barcellona vivono, lavorano, vanno a scuola mio figlio, sua moglie, i miei 2 nipotini. Scambiando pareri e notizie con loro, oltre che ascoltando le cronache di queste ore, ho tratto qualche considerazione di carattere un poco più generale. Va da sè che pesa anche, nelle vicende attuali, una storia peculiare, sui temi delle aspirazioni autonomistiche. Anche se la storia stessa viene oggi sovraccaricata di simboli ideologici, quando non di puro egoismo campanilistico (e di qualche mito).

Su tali aspetti chiunque voglia può facilmente documentarsi, senza rimanere preda di suggestioni, più o meno fondate). Mi preme di più riflettere sulla inefficacia, e, ancor più, sulla strumentalità della politica. Questo interessa tutti, in ogni contesto. Semplificando: l’intesa sul nuovo statuto regionale (che prevedeva qualche rafforzamento della autonomia) raggiunta qualche anno fa, approvata dal Parlamento Catalano, da quello Spagnolo, ed anche da un Referendum popolare, era stata evidentemente frutto di un confronto mediato dalle forze politiche. Dal PSOE allora al Governo, dal Partito Popolare (di centro-destra; anzi, si può dire: degli ex-franchisti)… Era un punto di arrivo, politicamente guidato e accettato positivamente dalla collettività. In cui quindi trovava accettabile composizione anche la storica dialettica.

Poi è intervenuto il giudizio di una Corte (mi dicono screditato retaggio di un impianto statuale antico e centralistico) che ha sollevato dubbi circa la costituzionalità di alcune delle clausole del nuovo Statuto Catalano, determinando la retromarcia del nuovo Governo di Rajoy. Ciò ha esasperato le cose, spingendo varie formazioni autonomiste, dentro e fuori i partiti, su posizioni esplicitamente separatiste. Infatti, nel frattempo, la Spagna aveva vissuto (stava vivendo) uno sconvolgimento politico, non molto dissimile da altri paesi europei: elezioni politiche con forte arretramento dei partiti tradizionali (Popolari e Socialisti) e affermazione netta di nuove formazioni (Podemos, Ciudadanos…). Ne è conseguito quasi un anno senza nuovo Governo e, infine, ritorno al governo di Rajoy, senza una vera maggioranza.

Questa deriva ha “spiazzato”, nel confronto con i gruppi separatisti, sia i partiti tradizionali (il Partito Socialista, la stessa leadership del Partito Popolare che si è trovata a fare il doppio gioco, per propria vocazione e per mantenere in vita la gracile maggioranza che contempla anche formazioni centraliste) che i “nuovi partiti” (Podemos, ad esempio, che ha al proprio interno posizioni favorevoli all’autonomia ma contarie al separatismo, ed anche aree esplicitamente separatiste). Vale a dire: la politica, vecchia e nuova, non è stata in grado nè di indirizzare il confronto, nè di costruire mediazioni ragionevoli. Fino alla folle giornata di ieri, in cui si è arreso, innanzitutto, il buon senso. E, come lenimento, le manganellate e i proiettili di gomma della Guardia Civil.

Questa la lunga ed approssimativa premessa (che molti potrebbero correggere ed integrare), ma la questione fondamentale che mi interessa porre è in ciò che ne consegue.

1 – Il tambureggiante crescendo delle polemiche (fino all’epilogo di ieri) ha lacerato relazioni umane, oltre che politiche e culturali, di ogni tipo: di vicinato (“perché non hai esposto la bandiera catalana alla tua finestra?”); nei luoghi di lavoro; nelle attività ludiche (perfino nel tempio del calcio, religione nazionale) anche a livello periferico: la divisione e la strumentalizzazione propagandistica dell’associazionismo diffuso (nei circoli ricreativi, nei gruppi sportivi amatoriali)… Nelle ultime settimane i bimbi in strada giocavano a pallone, spesso formando le squadre fra “catalanisti” e non. E se il calciatore di fama mondiale piange in diretta TV, quale clima si vivrà, da oggi, fra compagni di lavoro, nella stessa fabbrica? E, soprattutto, da oggi, nelle scuole, come discuteranno, insegnanti
ed alunni, degli avvenimenti di questi giorni. I miei nipoti, ieri sera, confessavano ai genitori, di non capire…

2 – La politica annichilita. A parte l’agghiacciante e burocratico resoconto televisivo di Rajoy, in stile davvero post-franchista, noi, da qua, non abbiamo avuto l’opportunità di vedere il volto di un responsabile politico che dicesse cose sensate e lungimiranti. Spero si tratti di una carenza dei nostri media, ma ne dubito. Occorre riflettere su questo: la uscita di scena di ogni politica capace di esprimere autorevolezza, magistero, visione lunga sui problemi, ogni “nuovismo” improvvisato della politica e dei suoi attori, genera grovigli inestricabili; così come, secondo Nietzsche, “il sonno della ragione genera mostri”. Non solo nella affascinante Catalogna.

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