Diritto al diritto. Diritto alla conoscenza. Le concrete utopie dei radicali di Marco Pannella

Diritto al diritto. Diritto alla conoscenza. Le concrete utopie dei radicali di Marco Pannella

La prima cosa che ti viene in mente è il titolo di quel vecchio giornale libertario pubblicato a New York dal 1922 al 1971: “L’adunata dei refrattari”. Non perché ci sia una tipografia, o si faccia un giornale: per le persone che incontri: “refrattari”, appunto. Nel senso etimologico: di qualcosa capace d’essere resistente anche alle più alte temperature. E son parecchi, un’adunata, appunto. Oppure, se così più vi piace, immaginate un qualcosa di simile alla “Cantina di Mos Eisley” nel primo “Guerre Stellari”. Solo che per trovarla non c’è bisogno di andare fino al desertico pianeta di Tatooine; è sufficiente affacciarsi al terzo piano di un palazzo umbertino a via di Torre Argentina 76. Al primo piano, ci sono delle suore; al quinto, pure. Al terzo la sede del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, con le pareti che ancora trasudano del “profumo” dei sigari alla grappa fumati senza requie da Marco Pannella.

Ecco, varchiamone la soglia. Il salone è gremito. Una babele di lingue, le più accessibili sono inglese e francese. Per quel che riguarda le altre, si va dall’arabo al cinese mandarino; un incomprensibile assemblaggio di vocaboli di un monaco vestito come il Dalai Lama; due distinti signori di pelle nera più dell’ebano parlano un qualcosa che forse può essere swahili…Ah, sì: c’è anche qualche italiano: l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, si aggira con la disinvoltura di chi è abituato a frequentare i cocktail d’ambasciata; naturalmente i “padroni” di casa: i radicali Matteo Angioli, Rita Bernardini, Sergio D’Elia, Laura Hart, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti: hanno organizzato una Convention di tre giorni per cercare di dare corpo e visibilità all’ultima iniziativa/visione lasciata da Pannella: il diritto al diritto, e il diritto alla conoscenza.

Quanto a “visibilità”, non ci si scommette: il potere (quello che si usa definire “forte”, quasi ne esista uno “debole”; più propriamente lo si dovrebbe definire reale, e letteralmente “irresponsabile”) spesso si sceglie, oltre ai suoi rappresentanti, anche i suoi oppositori: altri sono i radicali di moda in questi giorni, quelli dell’“aggiungi un posto a tavola”. Per quel che riguarda l’iniziativa, quel che si fa autorizza a credere che di più e meglio sarà fatto in un non troppo lontano futuro.

Le tre giornate sono scandite in una serie di “panel” che concedono solo pochi minuti di tregua: “Stato di diritto in tempi di guerra al terrorismo a partire dal Medio Oriente”; “Fame, sete, guerra e povertà nel mondo”; “Diritto alla conoscenza, base fondamentale per lo stato di diritto”; “Giustizia, carceri e privazione della libertà”; “Scontro di culture, valori e principi? Diritto del popolo o diritti umani?”; “Libertà di religione o credo”; “Stato di diritto a partire dagli Stati Uniti d’Europa”.

A parlarne, ragionare, scambiarsi informazioni e studiare prospettive, la Babele di cui s’è fatto già cenno. In quella “cantina” radicale trovi Sam Rainsy, ex ministro delle finanze cambogiano, ora costretto all’esilio, e leader del Partito Salvezza Nazionale Cambogiano; Sid Ahmed Ghozali, un passato di primo ministro in Algeria; Abdelbasset Ben Hassen, presidente dell’Istituto Arabo per i diritti umani; lo scrittore iraniano Ismail Mohades; il marocchino Majima Thay Rhozali, già segretario di stato per l’istruzione; Abdirahman Mahdi, rappresentante del popolo Ogaden; la portavoce dell’associazione “Migrare” Shukri Said; l’ex sottosegretario agli interni del Regno Unito Norman Baker; il vice-presidente della commissione per gli affari europei André Gattolin; il senatore americano Paul Strauss; il congolese Mukuna Samulomba Malaku; il segretario generale dell’Organizzazione Araba per i diritti umani Alaa Shalaby; Jianli Yang, fondatore e presidente di Initiatives for China; Thubten Wangchen, direttore della Tibet House di Barcellona e membro del Parlamento tibetano in esilio; Dolkun Isa, vice-presidente dell’UNPO e segretario generale del Congresso Mondiale Uiguro; il somalo Maryan Ismail, dell’associazione Musulmani laici; e finiamola qui, che l’elenco è ancora lungo.

   Certo, chi si affaccia in questo salone e nelle stanze attigue non sentirà parlare di elemosine in liste e “listini” di convenienza; non c’è nessuno, con il cappello in mano che pietisca uno strapuntino vuoi in un consiglio regionale, in una partecipata municipale, magari promettendo di abolirla (e intanto intascandone il cospicuo gettone di presenza). Non sentirà fumisticherie che si traducono in meschini do ut des; qui, per esempio, si parte da quel lontano “Manifesto-appello” contro lo sterminio per fame nel mondo scritto da Pannella il 24 giugno 1981 e sottoscritto da oltre un centinaio di premi Nobel di ogni disciplina, orientamento politico, paese. Un manifesto-appello politico che con pre/veggenza indicava la strada e le strategie per evitare le spaventose migrazioni che oggi sono sotto gli occhi di tutti; e già allora si poneva la madre di tutte le questioni: “…Se i mezzi di informazione, se i potenti che hanno voluto onorarci per i riconoscimenti dei quali siamo stati insigniti, vorranno ascoltare e far ascoltare anche in questa occasione… se le donne e gli uomini, se le genti sapranno, se saranno informati…”.

   In questi tre giorni questa “adunata dei refrattari” discute, ragiona, si confronta su temi epocali: la questione dell’acqua, sempre più scarsa. E’ un caso che Mississippi a parte, lungo tutti i grandi corsi d’acqua si combattono guerre e si accendono conflitti? Gli Stati Uniti d’Europa: non è solo la Catalogna, con le generose, ma sciagurate rivendicazioni indipendentiste. E’ tutta un’Europa che ribolle: da una parte sfrenati nazionalismi irresponsabili; dall’altra chi propone, come antidoto, la difesa dell’Europa che c’è ora, e che ha prodotto i veleni che si vorrebbero combattere. E ancora: come scongiurare che le religioni diventino come spesso accade, strumento di oppressione, come garantire che ciascuno possa liberamente decidere in cosa credere o non credere. Acquisito che non può esistere democrazia senza partiti; che i partiti sono strumento fondante e che occorre recuperare alla dignità che merita la parola “politica”, che modelli di partito, per quale politica, e in definitiva per quale democrazia partecipata si vuole lavorare? E come sviluppare il concetto di “transnazionale” e “transpartito”, perché è illusorio pensare a un’Europa delle piccole patrie, ma occorre piuttosto lavorare per la Grande Patria Europea?

    All’indomani della seconda guerra mondiale, il mondo in macerie, uno dei tredici che non aveva voluto giurare fedeltà al fascismo e per questo era stato cacciato dall’università, Giuseppe Antonio Borgese, concepisce ed elabora un sogno “pazzesco”: “Una Costituzione per il mondo”. Allora lo ascoltano e lo prendono sul serio, Thomas Mann, Piero Calamandrei, e decine di altri giuristi: in sostanza, non c’è pace senza giustizia; non c’è giustizia senza diritto; il diritto si nutre di conoscenza. Questo il succo, se si spreme quella “Costituzione per il mondo”. Perbacco, è la concreta utopia di cui si parla in questi tre giorni in quel laico salone, schiacciato tra due collegi di suore, nel palazzo umbertino di via di Torre Argentina 76, Roma. Sono meno di tremila, i radicali seguaci di Pannella; se entro l’anno non raggiungono i tremila iscritti, chiuderanno la loro fragile baracca. Potrebbero vivere delle passate rendite. No, si sono lanciati in queste due imprese “pazze”: tremila iscritti da una parte; diritto al diritto e diritto alla conoscenza dall’altra. Anche chi – e son tanti – è concentrato nella politica politicantistica e politicante, dovrebbe prestare un minimo di attenzione a quello che si elabora su queste ineludibili questioni: le si può lasciar fuori dall’uscio quanto si vuole, entreranno dalla finestra o dal comignolo; l’esperienza dovrebbe pur servire a qualche cosa… Dato il silenzio dei “giornaloni” forse converrà ritornarci, per cercare di spezzare questa cortina di silenzio e omertà…

Share