Decine di migliaia di studenti in 70 città italiane hanno scioperato contro la pessima alternanza scuola-lavoro della riforma renziana. La ministra Fedeli replica con una nota deludente e burocratica

Decine di migliaia di studenti in 70 città italiane hanno scioperato contro la pessima alternanza scuola-lavoro della riforma renziana. La ministra Fedeli replica con una nota deludente e burocratica

Le strade di 70 città italiane si sono riempite questa mattina di studenti che protestavano contro l’alternanza scuola-lavoro che, sostengono, “così non va”. Le manifestazioni autunnali sono un classico del movimento studentesco, ma da qualche anno non si vedevano cortei così agguerriti e partecipati. Il tema della prima mobilitazione studentesca dell’anno scolastico tocca da vicino i ragazzi delle scuole superiori: a finire nel mirino è l’alternanza scuola-lavoro, introdotta con la riforma “Buona scuola” approvata dal governo Renzi il 13 luglio 2015, nonostante lo sciopero più compatto che la scuola abbia mai registrato, il 5 maggio del 2015, e ora entrata quasi a regime. Da quest’anno, infatti, tutti gli studenti degli ultimi 3 anni di scuola superiore sono coinvolti nei tirocini formativi in azienda, per effetto dell’obbligo previsto dalla legge di riforma della scuola. E non solo. Dal 2018, l’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro sarà perfino materia d’esame alla maturità. La protesta nasce dalle esperienze di alternanza scuola-lavoro che, secondo le associazioni studentesche critiche con il governo (molti gli slogan contro la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli), non costituiscono una qualificata esperienza di formazione per gli alunni. Si contano ormai in migliaia i casi di sfruttamento denunciati dai ragazzi dei licei e degli istituti professionali durante i progetti dell’alternanza scuola-lavoro previsti dalla riforma.

Una lunga nota della ministra Fedeli replica alle mobilitazioni studentesche. Ma lo stile è burocratico, si promettono piattaforme digitali per controllare e gestire, e si rinvia la Carta dei diritti

Il Miur difende l’alternanza scuola-lavoro che, sottolinea, ha permesso a diverse scuole di stringere relazioni con soggetti del territorio avviando progetti virtuosi con imprese, enti del terzo settore e privato sociale. Anche per questo la ministra Fedeli, in una lunghissima, ma contestabilissima, nota diffusa in mattinata dal ministero dell’Istruzione, ha affermato che l’alternanza è “un’innovazione didattica importante, uno strumento che offre alle studentesse e agli studenti la possibilità di acquisire competenze trasversali e consente loro di orientarsi con più consapevolezza verso il loro futuro di studi e lavorativo”. Nel testo, la ministra annuncia che convocherà per il prossimo 16 dicembre gli Stati generali dell’alternanza scuola-lavoro. “E’ evidente – conclude la ministra – che quello che stiamo facendo tutti insieme, il ministero, le scuole, le strutture ospitanti, non è un percorso semplice. Ma è un percorso che, abbiamo visto, va nella giusta direzione e che dobbiamo proseguire con sempre maggiore determinazione. Nella consapevolezza che anche questa è scuola. Una scuola aperta, capace di innovarsi e di offrire uno sguardo sul futuro alle nuove generazioni”. Stando a quanto raccontano migliaia di studenti, al contrario, l’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro è tempo perso, sprecato, inutile. Dunque, invece di confrontarsi con gli studenti, rivedendo l’obbligo e istituendo una commissione ministeriale d’inchiesta sui tantissimi casi di abusi, la ministra Fedeli stende veli pietosi ed elabora una replica burocratica, in cui non c’è alcun impegno vero e proprio. Se la scuola “aperta e innovativa” è quella dell’alternanza, che decine di migliaia di studenti hanno voluto denunciare oggi, ovvero sfruttamento, tempo perduto alla didattica, senso di inutilità, non ci siamo proprio. Putroppo, la ministra Fedeli replica in costante continuità con la ministra che l’ha preceduta, Giannini, autrice di una riforma orrenda della scuola. Quando finalmente si deciderà di abrogare la legge 107 del 2015 sulla scuola sarà sempre troppo tardi.

I cortei di Roma e Milano

A Roma e Milano i cortei più nutriti. Nella capitale gli studenti hanno sfilato pacificamente dalla Piramide Cestia fino al ministero dell’Istruzione, bloccando viale Trastevere con un presidio durato circa un’ora. Nel capoluogo lombardo il corteo, composto secondo gli organizzatori da 5mila studenti, è partito da largo Cairoli e si è concluso in piazza Castello. Lungo il tragitto, piccoli gruppi di manifestanti hanno imbrattato alcuni luoghi ritenuti simbolici: la sede della Camera di Commercio in via Meravigli, il McDonald’s di piazza Sant’Eustorgio e una filiale della catena di abbigliamento Zara in via Torino. Circa venti giovani incappucciati hanno poi preso di mira la sede del Partito democratico, sezione Milano Centro, in corso Garibaldi: dopo aver infranto la vetrina hanno gettato all’interno vernice e fumogeni, e aperto un estintore.

I cortei in tutte le città della Puglia

Sono stati 10.000 gli studenti che oggi in Puglia – nelle piazze di Bari, Barletta, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto – hanno sfilato in corteo “per rivendicare il diritto ad un’istruzione gratuita e di qualità, ad un sistema di diritto allo studio efficiente, per un’alternanza scuola-lavoro realmente formativa e che non si traduca in ore di sfruttamento da parte delle aziende ospitanti”. Lo rende noto un comunicato dell’Unione degli studenti Puglia. “Durante lo scorso anno – ricordano gli studenti in una nota – abbiamo svolto un’inchiesta regionale – che ha coinvolto migliaia di studenti in tutta la Regione – sulle condizioni degli studenti e delle studentesse impegnati nei percorsi di alternanza scuola-lavoro. I dati parlano chiaro: il 97% degli studenti ha espresso la volontà di poter decidere maggiormente sui percorsi di alternanza scuola-lavoro, il 78% crede sia stata una perdita di tempo e oltre la metà degli studenti intervistati ha dichiarato di volere una Carta dei diritti che tuteli gli studenti e le studentesse”. Con queste cifre dovrebbe confrontarsi la ministra Fedeli.

Corteo a Firenze. A Bologna, gli studenti hanno parlato nell’Aula del consiglio comunale

“Cercasi ragazzo-ragazza per alternanza scuola-lavoro da sfruttare. Rivolgersi a Buona scuola”, è uno degli striscioni esibiti nell’ambito del corteo che si è svolto per le vie del centro di Firenze nell’ambito della manifestazione degli studenti. I ragazzi hanno attraversato alcune le vie della città dopo essere partiti da piazza San Marco. Tra gli altri striscioni “Cambiare la scuola per il Paese”, ma anche “La formazione non è un business”. A Bologna, i rappresentanti degli studenti in corteo al Centro commerciale Fico, hanno avuto il privilegio di parlare nell’Aula consiliare, dov’era in corso il Consiglio comunale. “Ci siamo concentrati sulla contestazione a Fico e Ranstad che per noi rappresentano quello che è il peggio dell’alternanza scuola-lavoro – ha detto Francesco Tinarelli, coordinatore dell’Unione degli studenti Emilia-Romagna – con 20.000 studenti che non solo saranno sfruttati all’interno della creazione di Farinetti per 300.000 ore, ma verranno anche indottrinati sul mondo del lavoro e sulle sue nuove frontiere. Così l’alternanza permetterà ancora di più di quanto non faccia adesso di allevare gli studenti con il preconcetto che il loro lavoro sarà basato su un contratto interinale e che lo sfruttamento è normale”. Come si vede, anche a Firenze e a Bologna, gli studenti denunciano non solo i casi di abusi, ma le ideologie che li sottendono.

L’appoggio dei sindacati: la Fiom e la FLC Cgil

“Il colore blu delle tute metalmeccaniche della Fiom è con gli studenti nelle piazze e nelle scuole di tutta Italia per sostenere le giuste rivendicazioni per un rafforzamento degli investimenti in edilizia scolastica che metta in sicurezza le scuole del Paese, per una nuova alternanza scuola-lavoro e in generale per una scuola che garantisca a tutti la possibilità di raggiungere i più alti livelli d’istruzione a prescindere dalle condizioni economiche di partenza attraverso il diritto allo studio garantito a tutte e tutti”. Così in una nota la Fiom Cgil nazionale.

“La FLC CGIL sostiene la protesta degli studenti del 13 ottobre contro l’alternanza così come regolamentata dalla legge 107/15. Parteciperemo alle discussioni pubbliche sul tema portando la nostra originale elaborazione. Continueremo a dare voce alla scuola reale, quella che, spesso in solitudine, affronta una realtà educativa difficile e che non ne può più di essere solo oggetto di riordini e/o riforme”, si legge in una nota della Flc Cgil. “Al terzo anno di applicazione della legge 107 emerge in maniera inconfutabile la situazione di profondo disorientamento e di rabbia di studenti e docenti delle scuole secondarie di II grado. Tutte le criticità che fin dall’inizio la FLC CGIL aveva denunciato, si sono rivelate non solo fondate, ma persino meno fosche di quelle che si sono concretamente realizzate”. Inoltre, denuncia la Flc, “è sotto gli occhi di tutti la desolante solitudine in cui sono state lasciate le scuole nell’attuazione dell’alternanza così come riordinata dalla legge 107: pochissime misure di accompagnamento, confusione inenarrabile su pratiche didattiche, dispositivi educativi e organizzativi da mettere in atto, indicazioni ministeriali poco chiare o inesistenti o giunte con grande ritardo. L’immagine che ne vien fuori è di scarsa cura e di grave disattenzione nei confronti dei ragazzi e delle scuole coinvolti in un complicatissimo processo, delle cui ricadute gli estensori della legge 107, evidentemente, non avevano alcuna consapevolezza. Dappertutto è stato denunciato il fatto che al centro del processo educativo attivato con l’alternanza obbligatoria non ci sono i ragazzi, ma il numero di ore che la legge impone di effettuare (400 nel secondo biennio e quinto anno degli istituti tecnici e professionali, 200 nei Licei). L’effetto distorsivo è evidente: si stanno realizzando esperienze e attività, non solo slegate dal proprio percorso educativo, ma spesso improvvisate, di scarsa qualità, che in tanti casi si concretizzano in vere e proprie prestazioni di lavoro gratuito prive di qualsivoglia intenzionalità educativa. Le esperienze positive che pur ci sono purtroppo in questo quadro normativo rischiano di essere del tutto marginali”. La Flc conclude con la proposta di “bocciare” l’obbligatorietà dell’alternanza.

Il sostegno di Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana: “moratoria e commissione d’inchiesta ministeriale”

“La politica e le istituzioni aprano gli occhi: oggi sono scesi in piazza migliaia di ragazzi e ragazze in tutta Italia che vogliono un futuro per la propria vita. Un futuro che non sia fatto di sfruttamento prima e di precariato dopo. L’applicazione della Buona Scuola si è trasformata nella realtà, come temevamo, in confusione, in processi formativi che al di là di alcune marginali esperienze positive hanno ben poco di formativo ed educativo. È arrivato il momento di dire stop”, afferma Sinistra Italiana con il segretario nazionale Nicola Fratoianni. “Lo ripeto ancora una volta – prosegue il leader di SI – serve una moratoria delle esperienze di studio-lavoro, un’inchiesta ministeriale attenta e precisa, e solo dopo, sottolineo solo dopo, decidere il che fare. Poi nei prossimi giorni – insiste il segretario di SI – il mondo della scuola valuterà, e anche noi lo faremo, se i tanti annunci fatti alla vigilia della legge di bilancio sono promesse al vento o c’è qualcosa di vero. Dato quello che è accaduto negli ultimi anni il nostro pessimismo è motivato. Sarebbe un ulteriore danno al Paese deludere ulteriormente il mondo della scuola con meno risorse per la formazione, con le scuole che cadono a pezzi, con gli insegnanti sempre più demotivati e sfiduciati. A partire da oggi – conclude Fratoianni – il governo e il Pd con umiltà colgano l’occasione e cerchino di riparare ai guasti da loro compiuti. Il segnale che ci mandano i giovani del nostro Paese deve essere raccolto”.

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