D’Alema attacca Gentiloni (bugiardo) e Renzi (uomo di destra). Pietro Grasso: “Rosatellum, atto di violenza”. Il voto in Sicilia fa paura al leader del Pd, che elogia la DC. Prestipino (Pd) contro Grasso: “prendi i soldi e scappa”

D’Alema attacca Gentiloni (bugiardo) e Renzi (uomo di destra). Pietro Grasso: “Rosatellum, atto di violenza”. Il voto in Sicilia fa paura al leader del Pd, che elogia la DC. Prestipino (Pd) contro Grasso: “prendi i soldi e scappa”

La giornata politica, decisamente intensa per essere un venerdì, ha avuto inizio con le bordate di Massimo D’Alema contro il governo, la maggioranza che lo sostiene e soprattutto il segretario del Pd Matteo Renzi. Intervistato da Massimo Giannini su Radio Capital, D’Alema ha detto: “non so se fate parte di quel gruppo di italiani che prendono sul serio le dichiarazioni di Renzi. Penso che le dichiarazioni di Renzi vanno considerate per quello che valgono, cioè nulla”.  Massimo D’Alema liquida così le dichiarazioni di Matteo Renzi sulla sua volontà di costruire una coalizione di centro-sinistra per le prossime elezioni. E spiega: “Non so come un uomo serio come Pisapia che ha più volte detto che occorre una seria discontinuità di contenuti e leadership, possa oggi allearsi con Renzi. Non so più cosa sia l’Idv, visto che Di Pietro non è certo un fan di Renzi, i Verdi sono impegnati nel processo costituente a sinistra… non so di che parla Renzi”. Ed ecco la bordata contro il presidente del consiglio, Paolo Gentiloni “ne esce profondamente ridimensionato sul piano della sua qualità di statista. Avendo solennemente promesso che il governo non si sarebbe ingerito e poi mettendo la fiducia, è diventato come Renzi, è diventato ufficialmente un bugiardo. Ed è quello che forse Renzi voleva, indispettito dalla sua maggiore credibilità”. Sulla legge elettorale Rosatellum, D’Alema è netto: “dubito della sua costituzionalità. Penso che si tratti di una pessima legge – afferma -, che inganna gli elettori. Perché si formeranno nei collegi delle ammucchiate elettoralistiche. Non si prevedono né un programma né un candidato unico per la presidenza del Consiglio. In più c’è un meccanismo perverso delle leggi civetta”. Insomma, “non garantisce governabilità e non rappresenta il Paese. Il presidente della Repubblica – prosegue – normalmente firma le leggi, sono atti dovuti. Abbiamo avuto illustri esempi di leggi bocciate poi dalla corte costituzionali”. E infine sull’abbandono del Pd da parte del presidente del Senato Grasso, Massimo D’Alema invita alla prudenza:  “Grasso in Mdp, magari come leader? Non lo so, quello che farà dipende da lui. In questo momento non può essere tirato per la giacchetta. Certo – conclude D’Alema – la consonanza di giudizio mi fa piacere, è uomo che stimo per la grande serietà”.

Contro D’Alema, la solita schiera dei dichiaratori di professione del Pd. Ci si aggiunge il govrnatore pugliese Michele Emiliano. Ma è ancora il presidente del Senato Grasso che conferma le argomentazioni di D’Alema

Dinanzi a queste parole e a questi giudizi, si è aperta la caccia, da parte di numerosi esponenti del Partito democratico, in particolare di coloro che hanno fatto dell’antidalemismo la bandiera del loro agire politico: da Esposito, Alessia Rotta, Michele Anzaldi, Gennaro Migliore e via discorrendo. Perfino il governatore pugliese Michele Emiliano censura le argomentazioni di D’Alema. In tutti i comunicati stampa emerge la solita solfa ogni volta che Massimo D’Alema parla, nel tentativo di screditarlo. Questa volta, però, i suoi detrattori non ci riescono, perché davvero c’è una verità che nessuno può mettere in discussione, la torsione del Pd verso la destra e la distruzione delle regole democratiche e parlamentari. E nessuna coalizione di centro-sinistra può funzionare con questo Pd ormai votato a politiche di destra. Poche ore dopo infatti è il presidente del Senato Grasso, che a margine di un convegno, conferma le parole di D’Alema sul Pd. Il presidente Grasso ha ribadito con nettezza i motivi della sua scelta, spiegando che la decisione di porre la fiducia sul Rosatellum è stata “un atto di violenza” e che “ormai io non condivido più la linea di questo Pd. Politicamente e umanamente la misura è colma”. Nessun accenno, però, sul suo futuro politico. “Domani sono in ufficio, questo è il mio futuro: sono al Senato”, ha detto rispondendo ai giornalisti. Ancora su Grasso, intervengono Fratoianni e Boldrini. “Bisogna evitare di tirarlo per la giacchetta – spiega il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni – e bisogna aver rispetto per le scelte che farà. Grasso è un uomo di sinistra e la sua scelta ha dimostrato ancora di più che è una risorsa molto importante per la sinistra e dunque anche per la lista unitaria che cerchiamo di costruire”. Cauta, sul futuro di Grasso come leader, anche la presidente della Camera Laura Boldrini, indicata nei mesi scorsi come possibile figura di primo piano di uno schieramento di sinistra. Il presidente del Senato, ha detto oggi, “valuterà che fare in futuro, starà a lui deciderlo. Se aprirsi a questa eventualità o meno. Conoscendo il presidente Grasso sarà stata una decisione molto ponderata e anche molto sofferta. Quindi ritengo che vada rispettata e sarà lui decidere per il resto. Una decisione che peraltro ha detto di non avere ancora preso”.

La Sicilia, a due settimane dal voto, rientra al centro dell’attività politica. E Renzi tesse l’elogio della Democrazia cristiana siciliana

Mancano ormai due settimane esatte alla conclusione della difficilissima campagna elettorale per le elezioni regionali in Sicilia. In questo week end è prevista la presenza di tutti i leader, da Beppe Grillo, a Renzi, a Speranza e Bersani, per citarne alcuni. Sul piano della vittoria finale, sembra ormai una partita a due tra centrodestra, con candidato Mususmeci (in una coalizione che va da Forza Italia a Fratelli d’Italia alle frange più estreme della destra, e al manipolo di leghisti) e i grillini, con il candidato Cancelleri, la cui nomination è stata messa in discussione dal Tribunale civile, e che ha chiesto di spostare l’udienza finale all’8 novembre, dopo il voto. In netta difficoltà il Partito democratico, che ha scelto di coalizzarsi con l’Ap di Alfano, mentre tiene – secondo gli ultimi sondaggi – il candidato della sinistra, Claudio Fava. E se tra Mususmeci e Cancellieri scoppiano scintille, il segretario del Pd Renzi elogia addirittura la Democrazia cristiana siciliana e ne chiede il voto. Il candidato grillino Cancellieri afferma “che Musumeci all’interno della sua banda di impresentabili vale zero. Il vero capo è Miccichè. E oggi Berlusconi lo ha reso evidente a tutti i siciliani”. L’ex cavaliere di Arcore ha inviato infatto un videomessaggio agli elettori siciliani di Forza Italia. Musumeci ha riposto a sua volta, che lui si confronta con tutti, “anche con gli imbecilli che, purtroppo, si alimentano dell’odio e della disperazione della gente per costruire le carriere politiche proprie e quelle dei suoi familiari”, riferendosi appunto a Cancelleri. Lasciamo il “dibattito” tra centrodestra e grillini, e passiamo alle incredibili parole di Renzi in Sicilia, che ha appunto riscoperto la Democrazia cristiana. Quella siciliana, però. Prima di viaggiare verso Napoli, per partecipare alla Conferenza programmatica del Pd, Renzi era a Catania. Ed ecco la rivelazione sulla strada della Damasco siciliana: “In questa sala c’è un’anima di sinistra e un’altra democristiana che si fa sentire. E a fronte dell’estremismo e populismo, la saggezza dei vostri padri democristiani, che in Sicilia hanno avuto un grande storia, è importante: quando c’è una persona saggia e moderata è senz’altro meglio, piuttosto che affidare il voto al buio. Io, se fossi siciliano, Micari lo voterei anche se non fosse il candidato governatore del Pd perché è il migliore”. Una gaffe? Un’argomentazione calcolata? Certo che se la memoria che Renzi ripropone in Sicilia è quella della Dc, proprio non ci siamo, o meglio non ci siamo perché egli rappresenta il Pd, in cui ancora è presente, nonostante tutto, qualche erede di Pio La Torre.  O forse l’ha fatto in onore di Angelino Alfano, suo fedele alleato, a Roma come a Palermo? O piuttosto, come diciamo noi da tempo, Renzi punta in realtà, ed ora lo scopre, a rifare la Balena bianca? Difficile che l’appello ai democristiani dell’isola possa valere la vittoria del candidato Pd Micari. Basta qualche ripassata alla storia politica della Sicilia di questi anni. Infatti, sul tema non perde l’occasione di polemizzare con Renzi il candidato della sinistra Claudio Fava. “A proposito dell’appello all’opera dei padri Dc a cui Renzi affida le sorti di Micari, ha idea il segretario del Pd di cosa stia parlando?”, afferma in una nota il candidato a governatore della sinistra in Sicilia Claudio Fava, commentando le dichiarazioni del segretario del Pd, a Catania per sostenere la candidatura di Fabrizio Micari. “Qualcuno, forse Crocetta e, di certo, non Micari che lo ignora – aggiunge Fava – gli spieghi di quali nefandezze politiche e saccheggi elettorali la stagione di governo dc a Catania si è caricata e quanti prezzi questa città continua a pagare grazie a quei cosiddetti padri e ai loro figli. Tanto per parlare di voto utile. Utile sempre a questi”.

Per finire con le gaffe dei piddini. La responsabile dei diritti degli animali, Prestipino, ci ricasca. Ma questa volta la gaffe è frutto di analfabetismo istituzionale e si rivolge al presidente Grasso. Una cosa mai vista

Incredibile, ma oscena e vera, la sequenza dei tweet che qui riportiamo. Non c’è bisogno di alcun commento. Hanno fatto tutto da soli gli esponenti del Partito democratico.  “Il grosso Grasso divorzio dal Pd, Un film già visto. Come Prendi i soldi e scappa”, scrive Patrizia Prestipino, responsabile animali del Pd in un tweet e scatena il putiferio. A cominciare da Emanuele Fiano, responsabile istituzioni: “Scusa Prestipino ma forse andrebbe specificato che parli a titolo personale e non del PD perché stiamo parlando della 2ª carica dello Stato”, le dice sempre via social. Prestipino concorda. Ma passa poco è Stefano Esposito, vicepresidente della commissione trasporti del Senato a intervenire, per chiedere scusa al presidente Grasso: “Lo faccio io a nome della mia collega. Le divergenze politiche non fanno venire meno il rispetto”, scrive Esposito. Prestipino se la prende con lui: “Collega nel senso di docente anche tu di latino? Grazie Stefano. Nihil dictum quod non dictum prius. Non necessito di tutor”, scrive a Esposito, che replica con durezza: “Io sono educato ma visto che fai la spiritosa te lo spiego in italiano. Hai fatto un tweet schifoso e visto che rappresenti il Pd chiedi scusa”. Dario Ginefra incalza: “Leggo il tweet della Prestipino (quella della tutela della “razza italiana”) e penso che nel mio Partito ci sono presunti dirigenti che persino quando va via la seconda carica dello Stato, anziché adoperarsi per ricucire, stappano bottiglie di champagne. Questo tweet è l’indicatore dell’inadeguatezza di una pseudo classe dirigente”, dice. Matteo Richetti, portavoce della segreteria, prova a metterci una pezza: “Il Pd ha già detto ufficialmente ‘Rispetto per le decisioni del Presidente del Senato’. Tutto il resto sono parole in libertà. Di chiunque”. Già, parole in libertà… troppe, nel Pd.

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