Catalogna. Puigdemont parla al Parlament, e sospende la dichiarazione di indipendenza, mai pronunciata. Chiede dialogo la sindaca di Barcellona. Ma Rajoy continua la politica del pugno di ferro

Catalogna. Puigdemont parla al Parlament, e sospende la dichiarazione di indipendenza, mai pronunciata. Chiede dialogo la sindaca di Barcellona. Ma Rajoy continua la politica del pugno di ferro

La Catalogna sospende l’indipendenza, che non ha mai proclamato; e il conto alla rovescia secessionista sembra non voler finire, come la Sagrada Familia in perenne costruzione. Scivola nel surreale, degno di Gaudì, il confronto tra Barcellona e Madrid. La Generalitat prende tempo, sottolinea il “dialogo”, perfino “sospende” la dichiarazione d’indipendenza mai pronunciata e chiede una “mediazione” a Madrid, che però risponde: “E’ inaccettabile fare una dichiarazione di indipendenza implicita e poi sospenderla in modo esplicito”. L’esecutivo centrale aveva già fatto sapere, poco prima che Carles Puigdemont pronunciasse al Parlament un discorso attesissimo, che una mediazione non è possibile, né interna alla Spagna né internazionale. Puigdemont ha ritardato il discorso di un’ora, tentando di trovarla, una mediazione, almeno nel fronte indipendentista. Fino alle 19 di oggi, prima di entrare nell’emiciclo, il presidente catalano era riunito con le varie anime sovraniste del ‘Parlament’ negli uffici del gruppo di ‘Junts pel Si’ e aveva ottenuto l’appoggio dei moderati di PDCat alla proposta di sospensione dell’indipendenza mentre la fazione più dura di Cup, Candidatura di Unità Popolare, partito fortemente filo indipendentista, lo ha successivamente accusato di “tradimento” della causa secessionista.

Ad ascoltare il presidente, che ha parlato in un Parlament blindato dai Mossos d’Esquadra, vi erano, oltre ai milioni di spagnoli davanti alla tv e ai maxischermi, mille giornalisti accreditati per seguire l’evento nella sede dell’assemblea legislativa catalana. All’esterno, le forze dell’ordine hanno rafforzato le misure di sicurezza in tutte le ‘infrastrutture critiche’ della regione. I siti più controllati sono aeroporti, stazioni ferroviarie, centrali elettriche e centrali nucleari. La Polizia Nazionale e la Guardia Civil hanno rafforzato la vigilanza all’aeroporto di Reus, a Girona, mentre la sorveglianza all’aeroporto del Prat, a Barcellona, era già stata aumentata una settimana fa. Sono state incrementate le pattuglie anche nelle sedi del governo di Catalogna, a Barcellona, Girona, Lleida e Tarragona. Secondo fonti del ministero dell’Interno di Madrid si tratta di “mantenere” un dispositivo di sicurezza di fronte alla offensiva separatista del governo catalano. E’ in questo scenario che Puigdemont, che rischia fino a 25 anni di carcere per la proclamazione dell’indipendenza, ha lanciato diverse volte l’appello al “dialogo” e indicato un percorso lungo e indefinito per la secessione, sospendendo una indipendenza mai proclamata: “Le urne hanno detto sì all’indipendenza, e questo è il cammino che sono pronto a intraprendere”, ha affermato, ma “tutti dobbiamo assumerci la responsabilità di allentare la tensione e di non aumentarla né con gesti né con parole”. Dunque, ha annunciato, se da un lato “assumo il mandato del popolo della Catalogna per la realizzazione di uno stato indipendente sotto forma di repubblica”, dall’altro “il governo e io stesso proponiamo al Parlament che sospenda gli effetti della dichiarazione di indipendenza affinché si stabilisca un processo di dialogo”.

Il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha ringraziato il governatore catalano, Carles Puigdemont, per “non aver dichiarato unilateralmente” l’indipendenza della regione e ha chiesto al premier Mariano Rajoy di “impegnarsi per il dialogo” e la mediazione. Iglesias ha parlato dopo che il governatore Puigdemont è intervenuto alla seduta plenaria a Barcellona, invitando Rajoy ad dialogare e cercare “soluzioni politiche”, non ascoltando eventuali richieste di “mano dura” da parte di “esaltati del Pp e Ciudadanos” sull’applicazione dell’articolo 155.

Spunta intanto un documento riservato, pubblicato dai quotidiani madrileni El Pais e Abc, in cui sono tracciate le linee di un ‘piano segreto’ per arrivare all’indipendenza della Catalogna. La strada verso la secessione, era già pronta da prima del referendum secondo il documento di otto pagine intitolato “EnfoCATs. Reenfocando el proceso de independencia para un resultado exitoso. Propuesta estrategica”, e trovato a casa del ‘numero due’ del governo catalano, Orios Junqueras, nella perquisizione del 20 settembre scorso. Il piano prevedeva prima la dichiarazione di indipendenza e poi la creazione di un nuovo governo in due fasi. Continuano intanto le pressioni politiche, istituzionali, culturali ed economiche (dopo l’annuncio dei grandi istituti bancari e di imprese di primo piano, oggi altre due aziende catalane di rilievo, la farmaceutica Grifols e Cola Cao che opera nel food, hanno minacciato di cambiare sede in caso di dichiarazione unilaterale di indipendenza) per provare a fare breccia sul fronte secessionista e gli appelli al senso di responsabilità indirizzati a Puigdemont si moltiplicano. La sindaca di Barcellona, Ada Colau ribadisce la richiesta di una ricerca di mediazione al presidente catalano e al premier spagnolo Mariano Rajoy di “non prendere decisioni che possano minare la possibilità di uno spazio di dialogo”. Colau ha espresso la sua contrarietà ad una eventuale dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna e ha chiesto a Rajoy di non applicare l’articolo 155 della Costituzione sulla sospensione dell’autonomia catalana.

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