Catalogna. Il governatore Puigdemont non risponde a Madrid sull’indipendenza, ma invita al dialogo per i prossimi due mesi. La sindaca Colau: “incertezza negativa per tutto il mondo”

Catalogna. Il governatore Puigdemont non risponde a Madrid sull’indipendenza, ma invita al dialogo per i prossimi due mesi. La sindaca Colau: “incertezza negativa per tutto il mondo”

Rispettando la scadenza imposta dal governo di Madrid, Carles Puigdemont ha scritto al premier Mariano Rajoy. Nella lettera di quattro pagine, però, il governatore catalano non ha risposto alla domanda di Madrid sul fatto che abbia o meno dichiarato l’indipendenza della Catalogna, ma ha proposto di dialogare nei prossimi due mesi. Il governo del premier Mariano Rajoy non ci sta e gli fa presente che “non era molto difficile dire sì o no”, dandogli tempo fino a giovedì per rettificare oppure scatterà l’articolo 155 della Costituzione che sostanzialmente ‘commissarierebbe’ le istituzioni catalane. Giovedì scorso Puigdemont ha pronunciato al Parlamento locale una dichiarazione d’indipendenza che ha poi sospeso pochi secondi dopo, invitando Madrid al dialogo. Rajoy gli ha quindi dato tempo sino a oggi, lunedì 16, per chiarire se quella dichiarazione sia avvenuta o meno, dandogli poi un’ulteriore scadenza eventuale sino a giovedì per rettificare nel caso la risposta fosse stata sì. Invece, Puigdemont ha inviato una lettera in cui non risponde sulla dichiarazione e fa una “proposta di dialogo sincera e onesta”, per parlare “nei prossimi due mesi” e incontrarsi “quanto prima possibile” con Rajoy. Puigdemont ha chiesto “dialogo sincero” e anche di fermare la “repressione” verso i catalani, riferimento alle denunce di violenze da parte della polizia.

La vice premier, Soraya Saenz de Santamaria, gli ha risposto dalla Moncloa: “Deve solo dire se ha dichiarato l’indipendenza, mai una risposta è stata così semplice”, ha tempo sino a giovedì alle 10 per rettificare. Ha anche sottolineato che il dialogo può avvenire solo nell’ambito della legge e al Congresso. Rajoy ha risposto a Puigdemont in una lettera, in cui s’è detto “profondamente” dispiaciuto e ha avvertito che il governatore sarà “l’unico responsabile dell’applicazione della Costituzione”, in riferimento all’articolo 155. Intanto, all’Audiencia Nacional di Madrid la procura ha chiesto alla giudice Carmen Lamela il carcere per il capo dei Mossos d’Esquadra, Josep Lluis Trapero, nella causa per sedizione legata alle azioni della polizia catalana nei preparativi per il referendum del primo ottobre. Trapero ha rilasciato dichiarazioni per circa due ore, dopo che lo aveva fatto l’intendente dei Mossos, Teresa Laplana. Per lei la procura aveva chiesto la libertà su cauzione di 40mila euro, la giudice l’ha invece lasciata in libertà imponendole di firmare ogni 15 giorni, consegnare il passaporto e non uscire dal Paese. Convocati dal tribunale erano anche i leader delle organizzazioni indipendentiste Omnium cultural e Asamblea Nacional Catalana, Jordi Cuixart e Jordi Sanchez.

Intanto, la sindaca di Barcellona Ada Colau ha ribadito oggi il suo appello ai dirigenti separatisti della Catalogna a rinunciare a una dichiarazione unilaterale di indipendenza, evocando una situazione di incertezza “negativa per tutto il mondo”. “Prima di trovare una soluzione definitiva, ciò che si può fare è stabilire un dialogo stabile e, per farlo, si deve rinunciare alla dichiarazione unilaterale una volta per tutte… D’altra parte, occorre mettere fine alle misure che il governo centrale ha già preso in Catalogna”, ha dichiarato Colau a La Sexta. La dichiarazione di Ada Colau giunge nel momento in cui il governo spagnolo minaccia di sospendere tutta o parte dell’autonomia della Catalogna se il presidente regionale della Catalogna Carles Puigdemont non rinuncerà a condurre la regione verso l’indipendenza. I separatisti ritengono di avere il diritto di dichiarare l’indipendenza dopo avere votato al referendum per l’autodeterminazione con il 90,18% di sì e un tasso di partecipazione del 43%. “L’escalation della tensione degli ultimi tempi si è vista nelle tensioni sociali (…) ma c’è anche il problema economico, perché ovviamente qui molte cose sono in gioco”, ha dichiarato Ada Colau, sindaca di una città di 1,6 milioni di persone che vivono parzialmente sul turismo. Decine di aziende hanno anche spostato la loro sede fuori dalla Catalogna. “C’è una schiacciante maggioranza della popolazione… che ora vuole avere un dialogo e concludere questa situazione di incertezza negativa per tutti”, ha insistito la sindaca espressione delle forze di Podemos e della sinistra. “Nessuno deve viverla come una sconfitta, o credere che si sia ceduto troppo all’altra parte”, ha insistito Colau.

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