Catalogna. I decreti di Madrid operativi: Puigdemont destituito, tutti i poteri a Rajoy e ai ministri del governo centrale. Quasi tutti i paesi e le istituzioni internazionali non riconoscono l’indipendenza catalana

Catalogna. I decreti di Madrid operativi: Puigdemont destituito, tutti i poteri a Rajoy e ai ministri del governo centrale. Quasi tutti i paesi e le istituzioni internazionali non riconoscono l’indipendenza catalana

Il giorno dopo la dichiarazione di indipendenza della Catalogna si è aperto con il pugno di ferro del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy sulla Generalitat e sulle forze dell’ordine regionali. Il governo di Madrid ha assunto tutti i poteri: Rajoy ha delegato alla vicepremier, Soraya Saenz de Santamaría la presidenza della regione dopo aver dichiarato decaduto Carles Puigdemont. Anche il maggiore Josep Lluìs Trapero, capo dei Mossos d’Esquadra, è stato destituito. Rajoy non ha perso tempo, dopo la giornata in cui il Parlamento di Barcellona ha approvato la dichiarazione unilaterale di indipendenza – con una maggioranza di appea 70 voti e le opposizioni fuori dall’aula per protesta – mentre a Madrid il Senato votava il via libera all’esecutivo per l’applicazione delle misure previste dall’articolo 155 della Costituzione.

I decreti sui poteri di Madrid sulla Catalogna pubblicata in Gazzetta ufficiale e immediatamente operativi

I provvedimenti che portano al “commissariamento” della Catalogna sono stati pubblicati questa mattina nella Gazzetta Ufficiale di Stato (Boe). Nei decreti il primo ministro assume le funzioni e le competenze che corrispondono al presidente della Generalitat della Catalogna, subito delegate alla numero due dell’esecutivo, Soraya Saenz de Santamaría. I ministri di Madrid ricoprono ora gli incarichi che corrispondono ai loro dicasteri nel governo catalano. In Gazzetta Ufficiale si trova anche l’ordine di destituzione di Trapero, firmato dal ministro dell’Interno Juan Ignacio Zoido. La destituzione del capo della polizia catalana non era stata anticipata ieri insieme al resto dei provvedimenti annunciati da Rajoy al termine di due Consigli dei ministri. I decreti approvati ieri comprendono la destituzione di tutte le alte cariche della Generalitat, tra cui il segretario agli Interni, César Puig, e il direttore generale dei Mossos d’Esquadra, Pere Soler. Dichiarati decaduti anche tutti gli ambasciatori e i rappresentanti della comunità autonoma catalana all’estero. Il governo di Madrid ha disposto lo scioglimento del Parlamento Catalano e ha convocato elezioni per il 21 dicembre. Il delegato del governo in Catalogna, Enric Millo, ha sottolineato in un’intervista a Catalunya Radio che oggi la massima autorità in Catalogna è il primo ministro spagnolo e che Puigdemont non è più il presidente della Generalitat. Ora si tratta di “garantire la coesistenza pacifica”, ha spiegato.

L’ormai ex presidente catalano Puigdemont registra un messaggio registrato in cui rivendica la “opposizione democratica all’applicazione del 155”

Il presidente della Catalogna destituito da Madrid, Carles Puigdemont, in un breve intervento registrato, ha evitato di esprimere chiaramente la sua posizione rispetto alle misure del governo spagnolo, ma si è limitato a rivendicare una “opposizione democratica” all’applicazione dell’articolo 155. Nel messaggio registrato questa mattina da Girona, dove risiede, Puigdemont ha ribadito che “l’articolo 155 è un attacco contro la volontà dei catalani” e ha chiesto al suo popolo di “essere pazienti, perseveranti e di avere speranza”, rifiutando ogni forma di violenza. Ha inoltre chiesto loro di difendere la dichiarazione di indipendenza adottata nel Parlamento e di farlo con civiltà, attraverso una “opposizione democratica all’applicazione dell’articolo 155” della Costituzione. Il presidente ha dunque rifiutato di accettare la destituzione, ribadendo la sua volontà di andare avanti, continuando a difendere l’indipendenza della Catalogna. “In una società democratica sono i parlamenti che eleggono o destituiscono i presidenti”, ha detto Puigdemont, e “continueremo a lavorare per un paese libero e una società con meno ingiustizie”.

Il presidente della Commissione europea Juncker: “la Ue non ha poteri di mediazione, e rispettiamo la Costituzione e le decisioni della Corte costituzionale spagnola”

Il presidente della Commissione europea, Juncker, ha fatto appello all’unità e alla stabilità della Spagna, dopo il precipitare della situazione a Barcellona. “Secondo me è una questione legale, politica, però è prima di tutto umana. Su questi tre piani, credo sia tempo di fare appello all’unità e alla stabilità della Spagna”, ha detto Juncker in un’intervista al settimanale portoghese Expresso. Alla domanda se l’Europa possa contribuire alla soluzione della situazione, Juncker ha ribadito che “non è compito dell’Unione Europea fare da mediazione”, ed ha sottolineato che il primato della legge “è bene prezioso per l’Europa e va protetto. Dobbiamo rispettare le Costituzioni degli Stati membri, le decisioni della Corte costituzionale spagnola e l’opinione del Parlamento spagnolo”, ha concluso. La dichiarazione d’indipendenza catalana è stata rigettata dai principali paesi europei e dalle istituzioni internazionali come la Ue, l’Onu e la Nato.

 

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