Bye Bye Giuliano. Bon voyage, Roberto. Così tra Pisapia e Speranza matura il divorzio. “Non siamo stampelle di Renzi”, dicono i pisapiani, e non ci piace la sinistra. Da Mdp, voci dissonanti, ma maggioranza coesa sul coordinatore

Bye Bye Giuliano. Bon voyage, Roberto. Così tra Pisapia e Speranza matura il divorzio. “Non siamo stampelle di Renzi”, dicono i pisapiani, e non ci piace la sinistra. Da Mdp, voci dissonanti, ma maggioranza coesa sul coordinatore

“Bye bye Giuliano”. “Bon voyage, Roberto”. Tra Roberto Speranza e Giuliano Pisapia è andato in scena il divorzio definitivo, che si riflette sui rapporti da sempre molto tesi e ambigui tra Articolo1-Mdp e Campo progressista, soprattutto nei mesi che ci separano dalla manifestazione di piazza Santi Apostoli a Roma, lo scorso primo luglio? Pare proprio di sì, stando alle dinamiche che ne hanno determinato quelle posizioni. A consumare lo strappo, per primo, è il coordinatore nazionale di Mdp, Roberto Speranza, che dalle colonne del Corriere della sera lancia l’ultimatum a Giuliano Pisapia: a novembre si dà vita al nuovo soggetto politico, se l’ex sindaco di Milano ci sta, bene, altrimenti avanti da soli, è in sostanza il messaggio che da Mdp inviano a Campo Progressista. La risposta di Pisapia non si fa attendere, e non è certo tenera, anzi, rasenta l’insulto (e non sarebbe la prima volta): “Auguro buon viaggio a Roberto Speranza, non credo nella necessità di un partitino del 3%”. Sinistra italiana, con il segretario Nicola Fratoianni giudica la rottura come “la fine delle ambiguità”. Tacciono invece i vertici del Pd, che preferiscono non entrare in questioni interne di altre forze politiche, ma non è un mistero che la spaccatura tra Pisapia e Mdp rappresenti per i renziani un punto di partenza per la costruzione di una futura alleanza. Tanto più se davvero il patto sulla riforma elettorale dovesse reggere alla prova dei voti segreti e si dovesse andare a votare con il Rosatellum bis.

All’origine vi è l’apparente apertura di Renzi, ma soprattutto le novità inserite nella legge elettorale

Del resto, venerdì in Direzione Matteo Renzi era stato chiaro e la sua apparente apertura a Pisapia e a Mdp, è il ragionamento dei democratici, sta portando i primi frutti. Non che la strada ora sia in discesa, avverte Bruno Tabacci, ma la rotta ormai è segnata: “Fino a 48 ore fa il Pd ha fatto intendere che si riteneva autosufficiente e che loro, avendo già fatto il congresso, avevano deciso tutto e tutti… beh mi pare che questo sia stato messo in crisi, credo che sia un passo in avanti ma c’è molta strada da fare”, spiega. Quanto a Mdp, “le strade si sono divise perché è diversa l’impostazione. Pisapia fin dall’inizio aveva parlato di un centrosinistra largo. L’iniziativa di Speranza ha una coloritura molto diversa, somiglia ad una cosa rossa che riprende qualche tentativo del passato. Noi possiamo ritrovarci dentro uno schema di centrosinistra allargato ma non certo in una cosa che mette insieme Fratoianni, che è quello che vince sulla linea”, conclude Tabacci. E sembra proprio che la linea imposta da Tabacci, invece, è quella uscita vincente in Campo progressista, una divaricazione netta con quel che sta crescendo a sinistra del Pd, da Sinistra italiana a Possibile ai comitati lanciati al teatro Brancaccio di Roma da Tomaso Montanari e Anna Falcone. insomma, secondo Tabacci, meglio tornare all’abbraccio con Renzi piuttosto che riproporre la “cosa rossa”. Per un democristiano, si capisce, è un progetto lontano mille miglia, ma per gente di sinistra come quella che “affolla” Campo progressista, il nuovo partito a sinistra del Pd dovrebbe essere invece un punto di riferimento. Ma così non è.

L’accelerazione produce una inevitabile spaccatura all’interno di Mdp: i pro Pisapia…

In ogni caso, l’accelerazione impressa da Speranza, se da un lato trova il favore di Sinistra italiana, dall’altro rischia di provocare una nuova spaccatura proprio all’interno di Articolo 1. Già in occasione del voto al Senato sul Def erano emerse le diverse posizioni interne, e oggi c’è chi prende le distanze dai vertici di Mdp: “Andare avanti da soli è atto grave di presunzione e irresponsabilità. Ognuno dovrebbe usare maggiore riguardo nei confronti del lavoro politico altrui e umiltà prima di provocare rotture che sarebbero esiziali per tutti”, afferma Michele Piras. “Non è tollerabile apprendere dalle colonne del Corriere della Sera la data di un’assemblea popolare. Data decisa da quattro uomini in una stanza. La democrazia è pluralismo e condivisione. Ad ora non vedo né l’una e né l’altra”, aggiunge Giovanna Martelli. “Dispiace constatare che il gruppo dirigente di Mdp abbia deciso sorprendentemente e in modo unilaterale”, è la critica di Filiberto Zaratti. Ecco ad esempio come giudica lo strappo il vicepresidente della Giunta regionale del Lazio, Smeriglio: “La rottura di Speranza è un fatto politicamente grave che allontana il progetto unitario in maniera repentina e unilaterale. Non si decide in pochi parlamentari, quasi tutti uomini, il destino di un progetto politico collettivo. Abbiamo preso con coraggio la nostra strada mesi fa perché non ci convinceva la ridotta minoritaria. Non saremo la stampella di Renzi ma neanche il soprabito di chi, uscito dal Pd, ha scoperto un radicalismo di facciata poco convincente”.

...E coloro che invece concordano con le posizioni di Speranza, e le rilanciano 

Dall’altra parte, però, ecco che si accende il fuoco di sbarramento contro queste posizioni, e molti esponenti di Mdp esprimono solidarietà e conferme alle parole di Speranza. D’Attorre: “La proposta di Roberto Speranza di far eleggere dai territori, il prossimo 19 novembre, l’assemblea costituente della nuova forza progressista e di sinistra che vogliamo presentare alle elezioni politiche è molto seria e non merita risposte caricaturali”. Ed ecco la replica a Campo progressista: “se davvero Pisapia vuole evitare il rischio di un partitino irrilevante e subalterno, piuttosto non dia ascolto ai consiglieri più o meno interessati che in queste ore gli suggeriscono di mettersi alla testa di una lista ancillare che copra un po’ a sinistra la nuova alleanza Renzi-Alfano”, conclude D’Attorre. Il governatore della Toscana Enrico Rossi, uno dei fondatori di Articolo1, non si lascia sfuggire questa occasione per scrivere: “Pisapia se n’è ghiuto e soli ci ha lasciato… Pochi si erano accorti che nelle nostre file egli ci fosse ancora. Soprattutto in Sicilia. Ora dice apertamente che con il Rosatellum bis bisogna allearsi con il Pd e quindi anche con Alfano. Proprio quello che noi non possiamo e non vogliamo fare. Noi non vogliamo ridurci ad un ruolo ancillare. Vogliamo ridare al Paese una sinistra di governo”. Roberta Agostini aggiunge: “non siamo una ridotta né un partitino, ma ascoltiamo il disagio di chi nel Paese è ormai maggioranza. La destra rimane il nostro nemico, ma le nostre politiche sono alternative a quelle del Pd. Non possiamo permetterci attese ulteriori. Prepariamo una grande assemblea con chi è disponibile a partecipare, discutendo di proposte e contenuti in un processo il più possibile aperto e democratico”. Per Arturo Scotto, “ci aspetta un sereno autunno caldo. La sinistra o è avventura collettiva o semplicemente non è. Da troppo tempo invece la destra parla alla società, mentre il nostro campo parla solo di se stesso e del proprio ombelico”. Scotto conferma che “ora il tempo è scaduto. Le formule politologiche hanno stancato anche i più pazienti che ci chiedono di contare e di partecipare. A noi tocca coinvolgere tutti coloro che davanti a un’ingiustizia, a un sopruso, a una prevaricazione si ribellano e provano, insieme, a cambiare il mondo. Siamo nati per questo, per portare avanti questo desiderio insopprimibile di cambiamento, per dare una casa a una nuova generazione che non può essere condannata a una vita di scarto, precaria e marginale”, conclude.

Infine, anche da Campo progressista si fanno sentire, lo stesso Pisapia, Furfaro e Capelli: “né stampella di Renzi, ma nemmeno nel quarto polo della sinistra”

Ma la strada tracciata da Mdp non convince Pisapia, che non concorda sulla fretta e precisa: il Rosatellum bis, con le liste bloccate “non corrisponde alla mia idea di democrazia”, ma se sarà approvato, è logico che “ognuno deve fare la sua battaglia avendo ben presente che l’avversario non è quello che ci sta vicino, ma le destre e i populismi”. Insomma, il ‘nemico’ non può essere il Pd. Spiega Marco Furfaro, di Campo progressista: “siamo rammaricati per la scelta di Mdp di dar vita in solitaria all’ennesimo perimetro a sinistra”, ma il progetto di un soggetto “più largo va avanti”. E mette in chiaro: “Non siamo interessati né a fare la stampella del Pd né a gioire della bella morte della sinistra”. Dunque la verità è proprio questa, rivelata anche dal portavoce di Campo progressista, Alessandro Capelli: “Non ci interessa affatto né fare la stampella del renzismo, né la sinistra del quarto polo. Una strada in salita perché una sfida a tutto ciò che politicamente è accaduto in questi ultimi anni in Italia. Noi rimaniamo a disposizione per costruire un campo largo, un nuovo centrosinistra aperto a tutte le forze, civiche, sociali e politiche, che hanno bisogno di cambiare subito questo paese a partire da ora”. Detta così, pare francamente ancora avvolta in una coltre di fumo la proposta politica di Campo progressista: né stampella di Renzi, ma neppure la sinistra del quarto polo. Ma allora cosa?

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