Bce. Nuove regole per i crediti deteriorati rischiano di mettere in difficoltà l’intero sistema. Colpite imprese e famiglie. Megale (Fisac Cgil): un secco no se non vengono cambiate le norme annunciate. Interventi di Abi e Confindustria

Bce. Nuove regole per i crediti deteriorati rischiano di mettere in difficoltà l’intero sistema. Colpite imprese e famiglie. Megale (Fisac Cgil): un secco no se non vengono cambiate le norme annunciate. Interventi di Abi e Confindustria

Crediti deteriorati, Npl in gergo bancario. È scoppiata la polemica dopo le decisioni della Banca centrale europea che in un “addendum”, una  appendice alla linee guida sulla gestione dei crediti deteriorati, annuncia nuove regole, sulle quali si è aperta una consultazione, subito trasformata, per  quanto riguarda l’Italia, in un  contenzioso con le associazioni bancarie, sindacati, Confindustria con una nota ufficiale che chiedono l’intervento del governo per ottenere sostanziali cambiamenti. Fra i primi a prendere posizione il presidente dell’Abi,  che rappresenta le banche, Antonio Patuelli, Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil, il sindacato dei lavoratori delle banche. “Chiediamo”, sottolinea Megale, “un radicale cambiamento delle nuove regole della Bce”.  Interviene anche Renzi Matteo, segretario del Pd, che alle vicende delle banche è molto interessato, in particolare ai crediti deteriorati, il quale ha pensato di cavarsela con una battuta affermando che “alcuni dirigenti del settore bancario ignorano che il loro compito è evitare crisi non crearle”. Il problema è molto più complesso e non si può pensare di affrontarlo con battute stile Renzi che non ci hanno creato molte simpatie in Europa, quando era lui il presidente del Consiglio. Il  rapporto delle banche con i “clienti”, cittadini, famiglie, imprese, concessione dei crediti, è tema all’ordine del giorno delle cronache economiche e non solo. Spesso, troppo spesso, incrocia le cronache giudiziarie con le notizie proprio di questi giorni. La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche di recentissima nomina  potrebbe prestare attenzione  a questi problemi.

In discussione le regole per i prestiti che vengono dati a clienti “a rischio”

Vediamo di che si tratta e perché le nuove regole rischiano di mettere in difficoltà il sistema del  credito sul quale si basa parte importante dell’economia. Il credito deteriorato, Npl, riguarda i  prestiti che danno le banche a “clienti” che sono a rischio, non forniscono garanzie, certezze sulla restituzione del prestito che al massimo dovrebbe essere restituito con modalità stabilite con l’istituto di credito che entro novanta giorni, in genere, dovrebbe vedersi restituite quote secondo gli accordi  presi. Le nuove regole annunciate dall’addendum della Banca centrale europea prevedono una stretta sul margine di discrezionalità a disposizione delle banche per la gestione degli Npl: dal primo gennaio, le svalutazioni diventeranno automatiche e dopo sette anni un credito deteriorato ‘secured’ andrà azzerato nonostante la presenza di garanzie.

Banca Italia: nuove  norme solo ai nuovi flussi di credito. Interventi degli analisti

La Banca d’Italia è d’accordo sulle linee guida della Bce sugli Npl e si augura che, dalla consultazione pubblica delle norme, emerga una versione bilanciata che tenga conto dei maggiori tempi di recupero giudiziario dei crediti in Italia rispetto agli altri paesi. Le norme in sostanza andrebbero applicate solo ai nuovi flussi di crediti deteriorati, dando così tempo agli istituti di credito per adeguarsi al nuovo quadro. Molti gli interventi di analisti finanziari, di esperti del settore credito. Equita offre un quadro preoccupante sugli effetti che potrebbe avere la stretta della Bce. Gli accantonamenti dei crediti dubbi potrebbero costare alle banche italiane fino a 1,3 miliardi di euro all’anno, facendo salire il costo del rischio di 9-11 punti base, con un impatto dell’8% sull’utile per azione, e di 60 punti base sul rote (ritorno sul capitale tangibile) al 2019. Le misure rappresentano un incentivo ad accelerare la vendita degli Npl e riducono l’interesse delle banche a prestare denaro senza garanzie. Per le banche si tratta, sintetizza Equita, di una “cattiva notizia”. Tutto denaro che viene sottratto al credito che riguarda in particolare famiglie e piccole imprese. Si parla di ben nove miliardi che dovranno essere accantonati nei sette anni che verranno. Fidentiis afferma che “l’effetto finale” della misura è che le banche “avranno paura di concedere credito”. Si tratta di norme con effetti “chiaramente pro-ciclici” in quanto i prestiti si ridurranno “quando il contesto macroeconomico si deteriora”, verranno chieste “più garanzie” e verrà prestato meno “ai clienti in difficoltà”. Il costo del credito “è atteso in crescita e rischia di essere scaricato sui debitori”. Il Credit Suisse parla di nuova pressione nella dismissione degli Npl. Il broker Intermonte sostiene invece che le norme  Bce  “non dovrebbero avere un impatto significativo in quanto i nuovi flussi di credito deteriorato sono destinati a ridursi a causa dalle migliori condizioni economiche in Italia”.

Fisac Cgil. Intervengano governo e ministro dell’Economia

In questo quadro , uno spaccato molto importante che riguarda la nostra economia, quale il settore del credito, si collocano le dichiarazioni di cui abbiamo dato notizia. Agostino Megale non usa mezzi termini. “Sui crediti deteriorati – afferma – o si cambia oppure è un no alle nuove regole della Bce. Quanto previsto in consultazione fino all’otto dicembre dalla vigilanza bancaria della Bce in materia di linee guida sui crediti deteriorati va cambiato radicalmente. Il governo e il ministro dell’Economia, insieme a Banca d’Italia – afferma il segretario generale di Fisac Cgil – devono operare per costruire il necessario cambiamento, altrimenti l’addendum sulle nuove regole andrà respinto in modo fermo e motivato. Per realizzare questo obbiettivo è importante costruire le giuste alleanze capaci di aver attenzione alle specificità dei diversi paesi. Va sottolineato non solo lo scostamento rispetto alle decisioni prese da Ecofin nel giugno scorso, ma soprattutto il rischio che maggiori incrementi di accantonamenti oltreché pesare come inevitabili sulle banche, comportino un restringimento del credito. Il tutto avrebbe inevitabili conseguenze sia con l’aumento del costo dei prestiti a famiglie e imprese, sia per i prevedibili impatti negativi sui livelli occupazionali del settore”. Antonio Patuelli, presidente dell’Abi afferma in una dichiarazione all’Ansa: “Avevo un ottimismo più rilevante fino a ieri l’altro”, poi “ieri mattina il mio umore è cambiato quando la Bce ha messo in consultazione un addendum che aggiunge non piccole cose, ma macigni alle ennesime regole sui crediti deteriorati”.  La nota di Confindustria sostiene che “le imprese sono estremamente preoccupate. Il provvedimento della Bce contiene una serie di previsioni e di automatismi che, se confermati, avrebbero un impatto di grande rilievo sui requisiti patrimoniali delle banche, imponendo loro nuovi e onerosi accantonamenti e anche sul mondo delle imprese con una ulteriore, ingiustificata, stretta nell’offerta di credito”.

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