Barcellona. L’Alta Corte sospende la convocazione del Parlamento catalano di lunedì. Scontro duro tra Puigdemont e la monarchia. Iglesias, Podemos, “contro la secessione. Ma i problemi politici non si risolvono con la violenza”. L’appello di Fratoianni e Kipping

Barcellona. L’Alta Corte sospende la convocazione del Parlamento catalano di lunedì. Scontro duro tra Puigdemont e la monarchia. Iglesias, Podemos, “contro la secessione. Ma i problemi politici non si risolvono con la violenza”. L’appello di Fratoianni e Kipping

La Corte costituzionale spagnola ha sospeso la sessione del Parlamento catalano prevista per lunedì prossimo nel tentativo di bloccare la dichiarazione di indipendenza da parte del presidente catalano Carles Puigdemont. Confermando le tesi di un ricorso presentato dal Partito socialista catalano, che si oppone alla secessione dalla Spagna, la Corte ha sentenziato che consentire al Parlamento regionale di convocarsi per dichiarare l’indipendenza avrebbe violato i diritti dei deputati socialisti. Nel corso di una dichiarazione televisiva mercoledì sera, Puigdemont aveva detto che il suo governo pensava di presentare i risultati del referendum di domenica al Parlamento catalano nei prossimi giorni. “Devo rappresentare tutti i cittadini catalani”, aveva detto Puigdemont, che aveva ribadito la richiesta di dialogo e mediazione con Madrid. “Domenica scorsa abbiamo celebrato un referendum in circostanze difficilissime e abbiamo dato un esempio di chi siamo. La pace e la concordia sono parte di ciò che siamo. Dobbiamo concretizzare i risultati del referendum. Dobbiamo presentarne i risultati al Parlamento”, aveva aggiunto il presidente catalano.

Rajoy sulla sentenza dell’Alta Corte. “l’unica soluzione è il ripristino della legalità”

Dall’altra parte, commentando la sentenza della Corte costituzionale di giovedì, il premier spagnolo Rajoy ha avvertito che la situazione potrebbe degenerare qualora il governo catalano dovesse insistere nel portare avanti il progetto di dichiarazione unilaterale di indipendenza. “C’è una soluzione? Sì che c’è” ha detto Rajoy all’agenzia di stampa Efe. “La soluzione migliore sarebbe il ripristino della legalità e la conferma più celere possible che non vi sarà alcuna dichiarazione di indipendenza unilaterale, perché solo così si potranno evitare guai maggiori”.

Polemiche contro le parole del re Felipe VI

Il presidente catalano ha accusato inoltre re Felipe VI di aver agito come una sorta di portavoce del governo spagnolo proprio per affermato che le autorità catalane tentano di “rompere l’unità della Spagna”. Infatti, in un raro intervento televisivo, martedì il re aveva descritto gli atti del governo regionale come il “tentativo inaccettabile di sostituirsi alle istituzioni catalane”, e aveva confermato che il governo di Puigdemont aveva oltrepassato i limiti della democrazia e del diritto.

Pablo Iglesias, Podemos, intervistato da Agorà: “contrari alla secessione, ma i problemi politici non si risolvono con la violenza. Vogliamo la Catalogna dentro la Spagna”

Ma la critica alle parole del re arriva anche dal leader di Podemos, Pablo Iglesias, intervistato giovedì mattina nel corso della trasmissione Agorà su Rai3. Iglesias ha intanto confermato la posizione contraria di Podemos alla secessione, ma ha avvertito che “i problemi politici non si possono risolvere violentemente. Se abbiamo la possibilità di mettere sullo stesso tavolo governo catalano e governo spagnolo anche se solo per condividere mediazione è un passo in avanti. Il nostro paese rischia di diventare come la Turchia, come un paese autoritario. Per noi le soluzioni politiche, il dialogo, la pace sono soluzioni necessarie per rispondere a questa situazione drammatica che stanno vivendo la Spagna e la Catalogna. Il partito socialista ancora non è in grado di lavorare con noi per cambiare il governo. C’è un bisogno che ha questo paese e la nostra democrazia. Perché è pericoloso avere un partito corrotto come il partito popolare che sta parassitando lo stato. L’immagine internazionale della Spagna e della gente che resisteva pacificamente è stata una brutta figura. Sono preoccupato, voglio la mediazione”. Ed ha aggiunto: “Noi non abbiamo mai condiviso la strada politica della Catalogna ma in una democrazia non si può rispondere sempre con la legge e con la polizia. In Catalogna c’è un problema politico. Il nostro non è un paese uninazionale è plurinazionale ed è una grandezza della Spagna quello di essere un paese con diverse lingue, diverse nazioni, diverse culture. Ora c’è un problema politico creato dal Partito Popolare che ha distrutto lo statuto politico dei Catalani, quindi è stupido essere dietro la legge e dietro la polizia e non offrire ai catalani un dialogo. La nostra proposta è molto chiara: un referendum trattato da tutte le parti, come è avvenuto in Scozia e in Quebec. Noi siamo contro una dichiarazione unilaterale di indipendenza. Quello che è successo il primo ottobre è una grandissima mobilitazione politica ma non è stato un referendum con le garanzie politiche e con le conseguenze giuridiche per fare un passo in questa direzione. Quindi noi diciamo negoziazione politica e un referendum legale per dare ai catalani l’opportunità di decidere il rapporto giuridico con lo stato. La nostra proposta è che vogliamo la Catalogna dentro la Spagna”.

L’appello di Nicola Fratoianni e della presidente della Linke Katja Kipping

“In queste ore, l’Europa e il mondo stanno guardando alla Catalogna con sentimenti contrastanti. Siamo innanzitutto seriamente preoccupati per l’escalation della situazione da parte del Governo spagnolo. La repressione poliziesca e l’uso della violenza non sono mai la soluzione giusta per un conflitto politico, indipendentemente dal quadro giuridico dato. Pensiamo piuttosto che questo problema riguardi l’Europa e l’Unione europea nel suo insieme. Non solo perché negli ultimi anni le Istituzioni europee, con la famigerata azione della Troika che ha imposto le politiche di austerità a livello nazionale, hanno mostrato ben altra attitudine nell’intervenire negli affari interni dei singoli paesi membri, come abbiamo visto con l’incubo sociale della crisi greca.” Inizia così l’appello che il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni e la presidente della Linke Katja Kipping hanno lanciato e che viene pubblicato oggi su vari quotidiani di tutta Europa (in Italia sul Manifesto). “Di fronte ai processi di globalizzazione economica – proseguono i due esponenti della sinistra europea – alle disastrose proporzioni della crisi ecologica, alla crescita esponenziale delle disuguaglianze sociali, da almeno due decenni la tradizionale politica degli Stati-nazione ha mostrato la sua inadeguatezza ad affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Dieci anni di crisi economica hanno aggravato questi elementi. Pensiamo che nella ‘crisi catalana’ sarebbe sbagliato essere costretti a scegliere tra la difesa autoritaria dello Stato centralista spagnolo e la proclamazione unilaterale dell’indipendenza di uno ‘Stato della Catalogna’. Ma al tempo stesso pensiamo che la popolazione di questi territori debba essere messa nella condizione di decidere liberamente il proprio destino, in maniera democratica e nel rispetto della maggioranza.”

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