Barcellona. Giornata di sciopero generale contro la repressione. Marea umana in piazza Catalunya. 52 le strade chiuse. In serata il discorso deludente di re Felipe VI

Barcellona. Giornata di sciopero generale contro la repressione. Marea umana in piazza Catalunya. 52 le strade chiuse. In serata il discorso deludente di re Felipe VI

Circa 300mila persone sono scese in piazza nel centro di Barcellona per protestare contro le violenze della polizia durante il voto per il referendum di indipendenza della Catalogna. Lo riferisce la polizia cittadina. “Oggi è una giornata di protesta democratica, civica e degna. Non vi lasciate coinvolgere dalle provocazioni. Il mondo lo ha visto: siamo gente pacifica”. Così su Twitter il governatore della Catalogna, Carles Puigdemont. “La pace, il civismo e la dignità ci hanno portati fin qui. Il successo definitivo dipende dal fatto di rimanere impegnati come sempre. Proseguiamo!”, ha aggiunto. La protesta è stata indetta dalle organizzazioni sindacali minoritarie e da gruppi indipendentisti di lavoratori in tutta la Catalogna, per uno sciopero riuscito parzialmente. Javier Pacheco, segretario generale del sindacato Comisiones Obreras ha poi però annunciato: “un attacco senza precedenti alla democrazia richiede una risposta unitaria. Abbiamo chiesto a tutti i settori di partecipare allo sciopero”, confermando l’adesione anche dei sindacati maggiori allo sciopero e alle manifestazioni di oggi. Scuole e università sono rimaste chiuse, come chiuse sono rimaste molte piccole aziende, dopo che tutti i sindacati avevano fatto appello ai lavoratori per “una condanna vigorosa” della risposta delle forze di polizia ai seggi. Le stazioni metro di Barcellona, di solito stracolme, oggi erano deserte, anche perché molti treni sono rimasti nelle rimesse. Il mercato della Boqueria inoltre era quasi vuoto. Insomma, ovunque la risposta all’appello allo sciopero è stata massiccia. L’80% dei circa 10 mila dipendenti del comune di Barcellona ha aderito allo sciopero generale convocato oggi in Catalogna. Lo riferisce l’amministrazione della città. Centri civici, biblioteche, ludoteche, centri anziani, musei, teatri e centri d’arte gestiti dal comune non hanno aperto, riferiscono le stesse fonti. Secondo i dati forniti dal ministero della salute catalano inoltre, ha incrociato le braccia il 75% dei lavoratori del settore.

A Madrid, intanto, le opposizioni cercano di disarcionare il premier Rajoy e la sua vice Santamaria, accusata di essere la vera ispiratrice della repressione

Intanto a Madrid, si intensificano i conflitti tra governo e opposizioni. La capogruppo del Psoe al Congresso dei deputati di Madrid, Margarita Robles, ha chiesto che il parlamento censuri la vicepremier spagnola, Soraya de Santamaria, considerata la responsabile della strategia del governoo in Catalogna e delle violenze della polizia domenica. Robles ha detto che Santamaria è responsabile delle “istruzioni politiche” date alla polizia spagnola. Il leader Psoe, Pedro Sanchez, ha chiesto al premier Mariano Rajoy di avviare un dialogo immediato con il presidente catalano Carles Puigdemont. Inoltre, la capogruppo di Podemos al Congresso dei deputati Irene Montero ha chiesto al leader del Psoe Pedro Sanchez di guidare una mozione di censura contro il premier Mariano Rajoy sulla crisi catalana. Montero si è detta convinta che “ci sarebbero i numeri” per fare cadere il governo del Partido Popular. La mozione di censura con il Psoe come capofila potrebbe avere l’appoggio di Podemos e dei partiti indipendentisti.

A Strasburgo va in scena la farsa di una Commissione europea pilatesca

La Commissione Europea non è “parte in causa” nella vicenda del referendum sull’indipendenza della Catalogna e, pertanto, il collegio dei commissari riunitosi oggi a Strasburgo non ha discusso di che cosa l’esecutivo comunitario dovrebbe o non dovrebbe fare in relazione alla situazione che si è creata in Spagna. Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Europea Jyrki Katainen, in conferenza stampa nella città alsaziana, al termine della riunione del collegio. “Speriamo che le parti si siedano al tavolo, che la situazione si calmi e che trovino una soluzione – ha detto Katainen – non riferiamo mai le nostre discussioni nel collegio, ma tutti abbiamo seguito la situazione attraverso i media”. “Il primo vicepresidente Frans Timmermans – ha aggiunto – parlerà domani al Parlamento Europeo su questa materia e in quell’occasione potrete avere la nostra visione sulla situazione, ma non abbiamo avuto una discussione su quello che la Commissione dovrebbe fare, perché non siamo parte in causa. Ci riferiamo all’ordine costituzionale spagnolo ed è tutto quello che possiamo fare”, ha concluso.

In serata il discorso alla nazione del re Felipe VI, che parla di tutto, ma dimentica gli atti di repressione

In serata il re Felipe VI di Spagna si è rivolto alla nazione in un discorso istituzionale, parlando della situazione in Catalogna e del referendum che si è tenuto nella regione. Ecco le dieci frasi chiave del suo intervento: “Stiamo vivendo momenti molto gravi per la nostra vita democratica”.- “Da tempo, determinate autorità della Catalogna, in modo reiterato, consapevole e deliberato, hanno violato la Costituzione e lo statuto di autonomia”. – “Con le loro decisioni hanno sistematicamente violato le norme approvate in modo legale e legittimo, dimostrando una slealtà inammissibile verso i poteri dello Stato”. – “Oggi la società catalana è fratturata e divisa”. – “Hanno preteso rompere l’unità della Spagna e la sovranità nazionale, è diritto di tutti gli spagnoli decidere democraticamente la loro vita comune”. – “E’ responsabilità dei legittimi poteri dello Stato assicurare l’ordine costituzionale e il normale funzionamento delle istituzioni”. – “So molto bene che in Catalogna c’è molta preoccupazione e grande inquietudine per il comportamento delle autorità locali. A chi si sente in questo modo, dico che non è solo, né lo sarà, che ha tutto l’appoggio e la solidarietà del resto degli spagnoli”. – “Sono momenti difficili, ma li supereremo. Sono momenti molto complessi, ma andremo avanti”. – “Dobbiamo continuare questa via con serenità e determinazione. In questo cammino, in questa Spagna migliore che tutti desideriamo, ci sarà anche la Catalogna”. – “Sottolineo una volta ancora il fermo impegno della Corona per la Costituzione e per la democrazia, il mio impegno alla comprensione e alla concordia tra gli spagnoli, e il mio impegno come re per l’unità e la permanenza della Spagna”.

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