Barcellona. Alla scadenza dell’ultimatum di Madrid, il governatore Puigdemont risponde rivendicando l’indipendenza. Scatta la procedura prevista dall’art 155 della Costituzione spagnola

Barcellona. Alla scadenza dell’ultimatum di Madrid, il governatore Puigdemont risponde rivendicando l’indipendenza. Scatta la procedura prevista dall’art 155 della Costituzione spagnola

Il presidente catalano Carles Puigdemont non ha ritirato la dichiarazione d’indipendenza della Catalogna entro la scadenza di oggi, come chiesto da Madrid. Ora il governo conservatore di Mariano Rajoy, peraltro spalleggiato dai socialisti all’opposizione, si prepara a effettuare un passo senza precedenti nella storia repubblicana spagnola: il consiglio dei ministri sabato si riunirà per decidere quali tra “i mezzi previsti dall’articolo 155 della Costituzione” adottare “per restaurare la legalità nell’autogoverno della Catalogna”. L’articolo 155 dice che se un governo autonomo regionale “non rispetta gli obblighi che la Costituzione o altre leggi le impongono, o agisce in modo da attentare gravemente all’interesse generale della Spagna, … il governo, con l’approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà adottare le misure necessarie per obbligarla a rispettare forzosamente gli obblighi e per proteggere l’interesse di cui sopra”.

Nella riunione straordinaria di sabato il governo stilerà un elenco di misure specifiche che intende prendere ai sensi dell’articolo 155 e le invierà al Senato. Le misure saranno dibattute in commissione prima di passare al voto dell’aula del Senato, ha spiegato Antonio Barroso, analista del think-tank Teneo Intelligence. Il Partito popolare di Rajoy ha la maggioranza del Senato, quindi le proposte del governo verranno approvate anche se i socialisti dovessero far mancare il loro appoggio. L’iter dovrebbe durare una settimana. In sostanza, l’articolo 155 stabilisce che lo Stato, in questo caso il governo di Madrid, può assumere “il controllo di istituzioni politiche e amministrative della regione ribelle”, spiega Teresa Freixes dell’Università Autonoma di Barcellona. Secondo Perez Royo dell’Università di Siviglia, le misure possibili vanno dalla “sospensione del governo regionale al sottoporre i Mossos d’Esquadra (la polizia catalana) agli ordini del ministero dell’Interno centrale”, sino alla “chiusura del parlamento regionale”. Il passo successivo potrebbe essere la convocazione di elezioni regionali anticipate.

Il leader di Podemos Pablo Iglesias ha espresso “enorme preoccupazione e delusione” per la decisione del premier Mariano Rajoy, appoggiato da Psoe e Ciudadanos, di usare l’art. 155 contro la Catalogna. Iglesias ha criticato anche l’arresto di Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, i leader indipendentisti di cui Amnesty International ha chiesto l’immediata liberazione. “Mi vergogno, come spagnolo e come democratico che puntino il dito contro il nostro paese, che non deve sembrare una repubblica delle banane”. Il partito socialista spagnolo (Psoe) appoggia invece l’attivazione dell’articolo 155 in Catalogna, ma chiede che la sua applicazione sia “molto, molto limitata” e duri “il tempo più breve possibile”. Lo ha spiegato il segretario del Psoe, José Luis Abalos, secondo quanto riferiscono i media spagnoli. “La democrazia e lo stato di diritto non possono cedere davanti a questa inammissibile minaccia”, ha aggiunto, riferendosi alla lettera mandata oggi al governo dal presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont. Il dirigente socialista ha tuttavia sottolineato che da qui al voto in Senato sull’articolo 155 tutte le porte rimangono aperte per Puigdemont, che potrebbe tornare sui suoi passi e convocare elezioni anticipate.

“Guardiamo molto da vicino” alla situazione in Spagna e “sosteniamo la posizione del governo spagnolo. E speriamo che si trovino soluzioni sulla base della Costituzione spagnola”, ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel al suo arrivo al vertice dei leader Ue a Bruxelles.

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