Bankitalia. Renzi: il no a Visco? Me lo ha chiesto il governo. Gentiloni non la prende bene. L’ira di Padoan. Cgil e Cisl con Mattarella. Scotto (Mdp): atto inedito e pericoloso. Paglia (SI): resa dei conti interni al Pd. Sullo sfondo Banca Etruria

Bankitalia. Renzi: il no a Visco? Me lo ha chiesto il governo. Gentiloni non la prende bene. L’ira di Padoan. Cgil e Cisl con Mattarella. Scotto (Mdp): atto inedito e pericoloso. Paglia (SI): resa dei conti interni al Pd. Sullo sfondo Banca Etruria

Il grande tour ferroviario, il Frecciabianca che gira per l’Italia a far campagna elettorale non porta bene a Renzi Matteo. Anzi, il signorotto di Rignano sembra quel  bambino che con la faccia sporca di marmellata alla mamma che lo rimprovera nega di averne fatto una scorpacciata. Lui infatti a proposito della mozione presentata dal Pd alla Camera in cui, di fatto, si chiede al governo di non indicare al Presidente della Repubblica, cui spetta la nomina, la conferma di Ignazio Visco a governatore della Banca d’Italia, in un primo momento ha fatto finta di cadere dalle nuvole, un’alzata di spalle in attesa della partenza del lungo viaggio. È un problema del gruppo dei deputati, io non ne faccio parte. Ma come è noto le bugie hanno le gambe corte e, alla fine, ha dovuto “confessare” che lui c’entrava eccome perché la vicenda stava assumendo dimensioni pesanti, con sullo sfondo, cosa da non dimenticare, le “storie” delle  banche in crisi, Banca Etruria in primo luogo di cui il padre di Maria Elena Boschi è stato uno dei massimi dirigenti. Vicenda così grave che quando se ne apprendevano i particolari arrivavano da ogni parte, da forze politiche di opposizione, Articolo 1-Mdp, Sinistra Italiana, sindacati come la Cgil con Susanna Camusso e Agostino Megale, segretario  di Fisac Cgil, l’organizzazione dei lavoratori delle banche, la Cisl, dichiarazioni di fuoco contro la “manovra  bis” voluta da Renzi e pieno sostegno alle posizione assunta da Mattarella.

Dopo il voto di fiducia sulla legge elettorale nuovo sfregio alla Costituzione

Dopo il voto di fiducia sulla legge elettorale, infatti, un nuovo sfregio alla Costituzione. Un bis molto pesante criticato  dall’interno del Pd da esponenti come il ministro Orlando e Massimo Mucchetti, senatore, presidente della Commissione Industria e in particolare da Valter Veltroni, tornato a far politica a tutto campo, il quale afferma che “appare incomprensibile e ingiustificabile la mozione parlamentare del Pd. Da sempre la Banca d’Italia è un patrimonio di indipendenza e di autonomia per l’intero paese. Per questo mi appare incomprensibile e ingiustificabile la mozione parlamentare del Pd”. Si muoveva subito il Presidente della Repubblica che anche a fronte dei ripetuti voti di fiducia sulla legge elettorale era rimasto muto. I giornalisti che seguono il Presidente della Repubblica facevano sapere che dal Quirinale arrivavano segnali di un gran malumore per la presentazione e la votazione della mozione. Addirittura il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, rifiutava di sottoscrivere la mozione presentata dal capogruppo  Pd, Rosato e dal presidente della Commissione Finanze della Camera, Bernardo. Il testo della mozione viene così rivisto. Si chiede che ai vertici di Bankitalia venga nominata una “figura più idonea”. Si dice negli ambienti di solito bene informati che il presidente del Consiglio, Gentiloni e il ministro dell’Economia, Padoan, avessero invece già comunicato al Presidente della Repubblica la decisione di confermare Ignazio Visco, Mattarella concorde. La mozione, “addolcita”, viene presentata  dal sottosegretario Baretta e approvata con 213 voti a favore, 97 contrari. Si tenga conto che i deputati sono 630 e che la votazione ha rappresentato un vero e proprio  blitz. La tesi di un Renzi che non ne sapeva niente della mozione non regge alla prova dei fatti.  Dagli ambienti a lui vicini si fa sapere che si è sentito via telefono con Gentiloni. Renzi aveva fatto sosta, tappa Civita Castellana. Riferiscono i suoi collaboratori i quali hanno un rapporto privilegiato in particolare con un giornalista di Repubblica, che il segretario del Pd al termine di un colloquio non proprio cordiale con il presidente del Consiglio abbia esclamato: “Not in my name. Se vogliono ancora Visco, se lo facciano loro, Gentiloni e Mattarella”.

Il segretario del Pd esce allo scoperto ma butta la palla nel campo del governo

Renzi Matteo deve così uscire allo scoperto e butta la palla nel campo del governo, dando una sua versione dei fatti. Precisa ai giornalisti  che lo seguono nel suo viaggio ferroviario, siamo alla seconda tappa del treno “Destinazione Italia”, partenza da Fano. Racconta che con il Colle non ha avuto contatti, che non gli risulta che Mattarella l’abbia presa male e scarica tutto su Gentiloni e il governo. Riferiscono le agenzie di stampa: “Quello che avevamo da dire lo abbiamo detto” il suo gelido commento ma, come è ormai nello stile della comunicazione a tempi di Renzi “ai suoi il segretario Dem ha spiegato però che il Pd non aveva alternativa alla presentazione della mozione ieri in Parlamento”. “Noi – ha detto – non potevamo votare a favore della mozione M5s (ndr contro la conferma di Visco), ma se ci fossimo limitati a votare contro, i giornali avrebbero scritto: il Pd blinda Visco. La scelta sul governatore è dell’esecutivo, e noi la accetteremo qualunque sia, ma non potevamo non dare un giudizio su questi anni”. Siamo alla farsa, solo chi crede che gli elettori siano un branco di deficienti può dar credito a questa versione dei fatti.  Anche perché i deputati del M5S hanno votato contro. Ma il segretario del Pd non molla la presa, addebita al governo, a Gentiloni e Padoan, che non la prendono bene, la mozione contraria al rinnovo della nomina di Visco. Sempre dal Frecciabianca, tappa a Recanati afferma: “La nostra mozione di ieri dice che c’è bisogno di scrivere una pagina nuova, chi sarà il governatore e le scelte che faranno il governo e autorità preposte avrà pieno rispetto istituzionale da parte del Pd. Ma ieri la mozione l’ha votata il Pd sulla base delle indicazioni del governo”. “La mozione votata ieri – ha aggiunto – riguarda Banca d’Italia, il suo passato e il suo futuro, è la mozione che il governo ci ha chiesto di riformulare e che abbiamo accettato di riformulare in spirito di collaborazione, quindi non c’è nessuno scontro con il governo. Certo c’è una discussione in queste ore sul futuro di Banca d’Italia, per quello che ci riguarda non tocca al Pd decidere il nome del governatore: lo decideranno le autorità preposte”. Gli dà una mano Ettore Rosato, capogruppo Dem il quale taglia corto: “Non guardo le ricostruzioni giornalistiche sto ai fatti. Il governo ha dato parere favorevole alla nostra mozione con una riformulazione che noi abbiamo accettato”. Ancora: “Ci riconosciamo nelle parole di Mattarella”. Il poveretto, ovviamente, non sa cosa dice. Mattarella per la prima volta fa sapere quanto grande sia la sua irritazione e richiama tutti gli organi della Repubblica “al rispetto del proprio ruolo”, difendendo l’autonomia e l’indipendenza di Bankitalia. Quanto al governo, che doveva dire Gentiloni che era contrario alla presa di posizione del partito che è il socio di maggioranza e anche il suo partito? Renzi e i suoi accoliti cercano di far ricadere su Gentiloni e in particolare su Padoan la colpa di quanto è avvenuto.

Camusso: Padoan urlava al telefono, l’ira del ministro per la mozione Pd

Si dà il caso che la smentita arriva dal diretto interessato, tramite Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, la quale intervenuta a 24 Mattino su Radio 24, per una intervista con Luca Telese racconta: “L’immagine che rende di più la giornata di ieri è l’idea di un ministro sempre così pacato come Padoan che si mette a urlare al telefono”. L’ira di Padoan per la mozione del Pd parla più di qualsiasi dichiarazione. Così Susanna Camusso ha poi affermato: “Quell’immagine dice con quale leggerezza si affronta un tema che invece è molto importante come il rispetto delle istituzioni, l’autonomia della Banca Centrale. Poi la sensazione è un’operazione che scarica sulla Banca d’Italia una gestione della crisi bancaria del nostro paese che non è certo solo responsabilità delle banche e dell’istituto di vigilanza”. Luca Telese le chiede se avrebbe riconfermato Visco, la segretaria della Cgil risponde: “Se si pensa di non farlo, si deve fare con delle ragioni che non mettono a rischio la credibilità del paese”.

Megale (Fisac Cgil): Bankitalia un valore istituzionale al di sopra delle parti

Sempre dal fronte sindacale intervengono Agostino Megale, segretario generale Fisac Cgil, il sindacato Fisac di Banca d’Italia, Il sindacato Cisl. “Giusta e da apprezzare la posizione espressa dalla Presidenza della Repubblica – afferma  Megale –  che   nel richiamare tutti ad agire nell’interesse generale del nostro paese, rafforza il concetto di autonomia, indipendenza e competenza di Banca d’Italia che ha sempre rappresentato un valore istituzionale al di sopra delle parti”. In merito  alla mozione del Pd approvata dalla Camera fa presente che  “su temi sensibili e delicati come questo non servono prove muscolari. È un errore procedere come se si trattasse di un qualsiasi dibattito in piazza. Il populismo nelle sue diverse modalità lo si contrasta anche presidiando la solidità di istituzioni come Banca d’Italia che rappresentano un patrimonio per tutto il paese”. La Fisac Cgil  Banca d’Italia esprime “seria preoccupazione” per il contenuto della mozione del Pd “con  la richiesta di un cambio al vertice di Banca d’Italia a ridosso della scadenza del mandato del governatore. Questa iniziativa è lesiva del prestigio e dell’autonomia dell’Istituto di via Nazionale e ne mina l’autorevolezza”. Autorevolezza, continua la nota, a oggi ancora più necessaria “visto l’attuale scenario che vede, tra l’altro, un’importante discussione a livello europeo su alcuni aspetti fondamentali della normativa di vigilanza capaci, in prospettiva, di condizionare significativamente l’operatività del sistema bancario italiano.

Totalmente fuori luogo la mozione, dannoso il comportamento dei deputati Pd

Proprio al fine di tutelare l’interesse del Paese, come ricordato dal Presidente della Repubblica, la mozione del Pd appare totalmente fuori luogo e incurante della delicatezza del ruolo della Banca d’Italia”. La Fisac Cgil Banca d’Italia ritiene “dannoso il comportamento del gruppo parlamentare del Pd anche nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro Istituto, il cui senso di appartenenza e professionalità non possono e non devono mai essere messi in discussione. Questa organizzazione sindacale continuerà a tutelare in ogni modo il patrimonio umano e professionale della Banca d’Italia contro quelle manovre politiche di bassa lega che mirano a piegare a puri interessi di bottega gli equilibri istituzionali fondamentali per il corretto funzionamento della nostra Repubblica”. First Cisl di Banca d’Italia “fa proprie le affermazioni del presidente Mattarella” e a proposito della mozione del Pd parla di “una iniziativa irrituale che tende a interferire nella procedura di nomina del Governatore della Banca d’Italia e che sembra non tener conto del percorso definito dalla legge, che ha la finalità di garantire l’indipendenza dell’Istituto, finendo per mettere in discussione il profondo senso istituzionale di quanti vi operano con dedizione, competenza e onestà”.

Paglia (SI). Governo compromesso nelle dinamiche elettorali

Dal versante politico Giovanni Paglia, Sinistra Italiana-Possibile, componente della Commissione d’inchiesta sulle banche afferma che “il Pd ha deciso di trascinare un’istituzione importante come la Banca d’Italia nelle proprie rese dei conti interne. Avevamo ragione noi: questo Governo non è nelle condizioni di procedere alla nomina del nuovo Governatore, perché troppo compromesso dalle dinamiche elettorali”. “Questo, prosegue, non toglie nulla al nostro giudizio: abbiamo alle spalle anni di crisi bancarie gestite con opacità e nel peggiore dei modi. Crisi che hanno portato milioni di persone a perdere ogni fiducia nel sistema bancario. Questo significa che si deve aprire una fase nuova, che deve coinvolgere anche i vertici e l’organizzazione degli istituti di vigilanza”.

Scotto (Mdp). Il populismo si alimenta con queste scelte

Arturo Scotto, deputato di Mdp, afferma: “La credibilità di un Paese all’estero si misura anche sulla saldezza delle sue istituzioni finanziarie, che devono essere tutelate da Governo e Parlamento. Sfiduciare il governatore di Bankitalia è un atto inedito e persino pericoloso, che rischia di determinare enorme sfiducia. Poi non venite a farci appello sulla necessità di arginare i populismi perché il populismo si alimenta con queste scelte”.

Dall’interno del Pd Andrea Martella parla di “necessità di fare chiarezza  su quanto accaduto alla Camera”. Il coordinatore dell’area Orlando chiede “un confronto aperto che si potrà avere convocando un’assemblea di gruppo. Il percorso con cui si è arrivati alla scelta fatta non è stato infatti del tutto lineare, come dovrebbe accadere su un tema delicato che coinvolge autonomia e indipendenza di Bankitalia e il rispetto dei diversi ruoli istituzionali”. Berlusconi afferma, riferendosi ai suoi possibili alleati in un governo di coalizione, che  in genere “vogliono occupare tutti i posti di potere dopo le elezioni. Adesso hanno fatto un passo avanti e vogliono  occuparli prima delle elezioni”. Si fa vivo anche Tabacci, strenuo sostenitore dell’alleanza Pd-Campo democratico di Pisapia, il quale sulla vicenda tace. Tabacci afferma che le parole di Mattarella sono un “cartellino  rosso per il Pd”. Verrebbe da dire ne tragga le conseguenze. Ma sarebbe chiedergli troppo.

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