Ancora un bluff di Renzi e Gentiloni. “L’economia tira. Anche l’Agenzia di rating ci premia”. Bugie a ruota libera. Il lavoro non c’è. I giovani pagano un prezzo molto alto. La Ue scopre un “buco” nel Bilancio. Non basta il Frecciabianca

Ancora un bluff di Renzi e Gentiloni. “L’economia tira. Anche l’Agenzia di rating ci premia”. Bugie a ruota libera. Il lavoro non c’è. I giovani pagano un prezzo molto alto. La Ue scopre un “buco” nel Bilancio. Non basta il Frecciabianca

Felici e contenti, la squadra di Renzi Matteo affronta, si fa per dire, la conferenza programmatica, o come si chiama, con toni esultanti. Certo i tre ministri renziani ieri hanno messo il broncio e non si sono presentati alla riunione del Consiglio nella quale Gentiloni proponeva la conferma di Ignazio Visco a governatore di Bankitalia. Non è un belvedere per un partito (ma è un partito ndr?) che punta a mantenere il governo del Paese. Ma Renzi e Gentiloni fanno buon viso a cattiva sorte. Il primo, fra l’altro, ha preso gusto ad andar per strade ferrate, si diceva una volta, con il “suo” Frecciabianca. Sembra un ragazzino, maschio o femmina, quando lo porti alle giostrine e non vorrebbe più venir via. L’altro, il Gentiloni, sempre più con l’aria dolente, sembra dire: ma chi me lo ha fatto fare. Negli ambienti bene informati si racconta che Renzi gli abbia fatto proprio uno scherzo da prete, ci scusino i preti se li chiamiamo in causa, visto che il segretario del Pd, mollato il “Frecciabianca”, ha perfino tenuto un comizio clandestino in una chiesa.

Retroscena sulla conferma di Visco. Renzi sapeva. L’intervento della Boschi

 Si racconta infatti che era al corrente che il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia erano intenzionati, anche su qualche sussurro di Draghi, il presidente della Bce, a confermare Visco e che non avevano avuto segnali di contrarietà. Sarebbe stata la Boschi a prendere l’iniziativa della lettera dopo aver “rimproverato” al fido Matteo di non essersi mosso in tempo per contrastare il governatore in scadenza di mandato. Sia come sia ormai, dicono i renziadi, è fatta, sorrisi a piene ganasce, come se niente fosse successo. E mentre si avviava la conferenza di programma arrivava la notizia “clamorosa”, annunciavano gli scriba renziani. Standard & Poor, l’agenzia americana che dà i voti ai agli stati in merito alla tenuta dei conti, ci ha “promosso”. Il rating, per la prima volta negli ultimi 15 anni è passato da BBB-A3 a BBB-A2. L’agenzia ha riscontrato, questo significa il BBB-A2, “adeguate capacità di rispettare gli obblighi finanziari. Tuttavia, condizioni economiche avverse o cambiamenti delle circostanze sono più facilmente associabili ad una minore capacità di adempiere agli obblighi finanziari assunti”. Questo indica il BBB-A2. Ma questo indicava anche il BBB-A3. Allora dove sta la promozione?

Standard & Poor non ci promuove, parla solo di prospettive di crescita

Sempre siamo in categoria, chiamiamola così, BBB. La motivazione della presunta promozione è data dal fatto che l’Agenzia ha “riscontrato migliorate prospettive di crescita sostenute da un aumento degli investimenti e una crescita costante dell’occupazione”. In particolare si fa riferimento alla soluzione della crisi delle banche. All’Agenzia non interessa se per quanto la riguarda le banche si tratta di intervento pubblico, hanno pagato i cittadini. Per quanto si riferisce all’occupazione  l’Agenzia prende a riferimento le fonti ufficiali che, leggi Istat, nascondono il fatto che si tratta di occupazione precaria, come poi vedremo. Ha ben poco da gioire il segretario del Pd quando dal treno afferma che “il lavoro paga, il tempo è galantuomo”. Il lavoro, ovviamente, è il suo. Sia ben chiaro e intenda Gentiloni. E anche Padoan con il quale ha un conto aperto ritenendo che sia stato il ministro dell’Economia ad “organizzare” la riconferma di Visco a Bankitalia. E Renzi, dice chi lo conosce, è vendicativo.

La Ue scopre un buco da 1,7 miliardi nella manovra di Bilancio

Infine quando è arrivata la “promozione” presunta di Standard & Poor ancora non era nota la “letterina” inviata dalla Commissione europea al ministro Padoan in cui si chiede conto di un “buco”, circa 1 miliardo e 700 milioni che non compare nella lettera di Bilancio 2018 inviata a Bruxelles. L’Italia, dicono i commissari, è a rischio di “deviazione significativa” dalle richieste di risanamento del deficit e chiedono una risposta entro martedì. Dal ministero di via XX Settembre si fa sapere che non ci sono problemi. Si tratterebbe di un problema relativo a metodi di calcolo diversi. Ma in realtà con Pierre Moscovici, il commissario agli Affari economici, con Padoan aveva stretto un patto, fra i due è sempre corso buon sangue, secondo cui al governo sarebbe bastato nel 2018 un aggiustamento strutturale del deficit dello 0,3%, cioè 5,4 miliardi rispetto ai cinque previsti. Lo sconto necessario ha bisogno però che l’aggiustamento dei conti sia garantito in modo credibile. Ma a Bruxelles i funzionari della Commissione, esaminando cifra per cifra hanno scoperto che c’è  un buco nel Bilancio pari, fatti tutti i calcoli, allo 0,3%. Ricalcolato dai servizi del nostro ministero ammonterebbe allo 0,2%, mancano cioè 1,7 miliardi.

I dati sulla occupazione sono fasulli. Un’orgia di precarietà

Veniamo infine all’aumento della occupazione di cui parla l’Agenzia di rating. I dati forniti ufficialmente sono fasulli o meglio generici. Non si dice che i nuovi contratti sonore circa il 70% a termine, quattro giovani su dieci in Italia hanno un lavoro a termine. Che fra i giovani, dai 14 ai 34 anni, ci sono differenze profonde a seconda delle Regioni, dei titoli di studio, dello stato delle famiglie. La laurea conta molto,  spesso mansioni di basso livello. Ancora, dal Mezzogiorno sono disponibili a lasciare l’Italia il 45% dei giovani, dal Nord il 31%. Se passiamo a “Garanzia giovani” il panorama di quello che viene “offerto” a chi ha tra i 15 e i 31 anni  è desolante. Il 70% delle  438 mila proposte di politica attiva è dato dai tirocini, 500 euro al mese, senza contributi e tutele e solo il 26% diventano contratti, il14% si tratta di bonus occupazione, a termine, la formazione 8,1%, apprendistato 0,1.

Verrebbe da concludere che è meglio che Standard & Poor non sappiano niente, non siano in grado, o meglio si accontentino, dei numeri generici che riguardano il lavoro dei giovani in primo luogo. Se lo facessero, Renzi Matteo non avrebbe alcun motivo di star sereno. Certo, non basterebbe un Frecciabianca.

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