Violenza sulle donne, un successo la mobilitazione della Cgil. Oltre 100 appuntamenti con migliaia di persone in piazza

Violenza sulle donne, un successo la mobilitazione della Cgil. Oltre 100 appuntamenti con migliaia di persone in piazza
E’ stata una giornata di grande mobilitazione per la Cgil che ha portato in piazza migliaia di persone, soprattutto donne, in tutta Italia. Sono oltre cento gli appuntamenti contro la violenza sulle donne che si sono svolti in tutto il Paese nell’ambito della giornata di mobilitazione nazionale indetta dal sindacato sotto lo slogan “Riprendiamoci la libertà”. 
“Non se ne poteva più di un linguaggio che colpevolizza le vittime di violenza sessuale”. Così Susanna Camusso, leader della Cgil, ha spiegato nel corso della manifestazione che si è svolta a Roma, il senso delle manifestazioni che il sindacato ha organizzato in tutta Italia. “Non se ne poteva più – ha ribadito – dell’idea che ci sia bisogno dei particolari per descrivere la violenza, perché non si ha il coraggio di discutere del perché gli uomini la esercitano”. Camusso ha insistito sulla “violenza delle parole”, che “chiedono conto dei tuoi comportamenti quando qualcuno ti violenta, parole sull’abbigliamento, sulle strade che frequenti. Parole usate violentemente quando si parla di un immigrato e invece si dubita delle donne quando gli autori sono in divisa o sono italiani”. Dal palco del raduno romano, la segretaria generale della Cgil ha insistito sulla “violenza delle parole” che “chiedono conto dei tuoi comportamenti quando qualcuno ti violenta, parole sull’abbigliamento, sulle strade che frequenti, sui tuoi orari”. Parole “usate violentemente quando si parla di un immigrato, mentre invece si dubita delle parole delle donne quando gli autori sono in divisa o sono italiani” ha aggiunto con un chiaro riferimento ai fatti di Firenze e di Milano. “Perché lo stupro commesso da qualcuno è considerato più grave di quello commesso da qualcun altro? Non sanno di cosa parlano”. “Qualcuno ha definito il nostro appello un’invettiva – ha detto la leader della Cgil – ed è vero. Gli appelli finora non sono serviti. Deve cambiare il modo di discutere di questi temi. Dietro i femminicidi non ci sono raptus, c’è solo l’idea che l’altra è un oggetto che possiedi e di cui puoi fare ciò che vuoi. Stiamo regredendo, ce lo dobbiamo dire: questi temi sono sempre più considerati solo delle donne”. Per questo, ha spiegato, è necessario tornare in piazza, “per dire alle vittime che sono innocenti e che non sono sole”. “Vogliamo scommettere sul nostro futuro di donne libere, e per questo chiediamo a tutti: utilizzate bene le parole”. La mobilitazione della Cgil ha ottenuto l’apprezzamento della presidente della Camera, Laura Boldrini, che è tornata sulla necessità di approvare, prima della fine della legislatura, un provvedimento capace di rendere più efficaci le norme a tutela delle donne a rischio e le misure di interdizione dei maschi violenti. Un provvedimento “urgente – ha ricordato – perché troppo spesso le donne sporgono denuncia senza ottenere protezione e perché gli uomini violenti restano in libertà anche quando hanno già ampiamente dimostrato di essere pericolosi”.
Le manifestazioni sono state organizzate “contro la violenza sulle donne, la depenalizzazione dello stalking, la narrativa con cui stupri e omicidi diventano un processo alle vittime”, si legge sul sito della Cgil. Nei giorni scorsi, invitando tutte a scendere in piazza, Camusso aveva parlato di degrado del dibattito pubblico sulle donne. “Si torna ad antichi stereotipi – ha sottolineato – mentre la cultura dominante non riesce ancora ad acquisire i concetti di base della libertà e dei diritti. Nel frattempo si registra il paradosso di ragazze che vengono mandate a cercare lavoro in giro per il mondo, ma poi non sono libere di girare tranquillamente nelle loro città. Il degrado del dibattito pubblico si lega poi a una regressione della stessa politica che ha precise responsabilità insieme a tutti coloro che sono impegnati nel campo della comunicazione. Ormai si dà per scontato che le parole non abbiano peso. Anche l’uso sbagliato delle parole è in fondo una delle tante forme di violenza”.
Proprio l’importanza delle parole, soprattutto quando si parla di violenze sulle donne, è al centro di un appello on line che in pochi giorni ha raccolto oltre 12mila firme. S’intitola “Avete tolto il senso alle parole” e chiede agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola “un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell’assunzione di responsabilità di questo dramma”. “Il linguaggio utilizzato dai media e il giudizio su chi subisce violenza, su come si veste o si diverte, rappresenta l’ennesima aggressione alle donne. Così come il ricondurre questi drammi a questioni etniche, religiose o a numeri statistici toglie senso alla tragedia e al silenzio di chi l’ha vissuta” chiude la nota diffusa dalla Cgil.
 
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