Venezia 2017: il racconto della 74esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Venezia 2017: il racconto della 74esima edizione della Mostra  Internazionale d’Arte Cinematografica

Dal 30 agosto al 9 settembre il Lido di Venezia si fa palcoscenico internazionale per la settima arte. Quest’anno, tra concorsi ed eventi collaterali, sono ben cinquantotto le opere italiane presenti alla 74esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta

A rompere la lunga tradizione di affascinanti madrine è l’attore protagonista di film quali “Non essere cattivo” e “Suburra”, Alessandro Borghi che, sul palco della Sala Grande, in smoking smilzo e scarpe stringate lucide, dà il via alla Mostra parlando di “celebrazione di un’arte indispensabile, una delle più grandi risorse: amiamola, proteggiamola, andiamone fieri”. Il cinema, che fa sognare, che consente “il teletrasporto”, che ci porta in altre epoche e ambienti – e dimensioni visto l’oggetto di Downsizing, (primo film su cui cade il sipario, per la regia di Alexander Payne con Matt Damon, Christoph Waltz, Hong Chau, Kristen Wiig) una favola su un mondo ridotto a lillipuziani per combattere la sovrappopolazione e l’inquinamento globale – “è un mezzo che ci mette in contatto con il diverso da noi, ci fa sognare, riflettere e ci fa da padre, ci fornisce la chiave per capire meglio noi stessi, parlando una lingua universale che unisce tutti senza distinzioni di classi, sesso, etnia, provenienza”.

Ventiquattro le opere italiane dichiarate di interesse culturale, di cui cinque concorrono in Venezia 74 per il Leone d’Oro: The Leisure Seeker di Paolo Virzì con Helen Mirren e Donald Sutherland dall’omonimo romanzo di Michael Zadoorian; Ammore e malavita dei Manetti Bros, un musical su Napoli, con Serena Rossi, Claudia Gerini, Giampaolo Morelli, Carlo Buccirosso; il drammatico Hannah di Andrea Pallaoro, una co-produzione italo-franco-belga con Charlotte Rampling sostenuta anche da Eurimages; Una famiglia di Sebastiano Riso con Micaela Ramazzotti e Patrick Bruel che racconta le vicende di una coppia alle prese con le complicazioni del cosiddetto “utero in affitto”; il film di Abdellatif Kechiche, coproduzione italo francese Mektoub, My Love: Canto Uno, tratto dal romanzo La Blessure, la vrai di Francois Be’gaudeau e primo capitolo di un progetto più ampio.

“Quando le luci si spengono, il buio in sala ti avvolge e ti lasci andare, non importa se sei italiano o americano, presidente o commessa, uomo o donna, in quel momento perdiamo noi stessi nel miglior modo possibile e diventiamo liberi, come bambini e tutti uguali”, la magia del cinema, l’unicità di questa arte la spiega con passione una grande attrice americana, Annette Bening, presidente della giuria di Venezia 74 che il 9 settembre assegnerà il Leone d’oro ad uno dei 21 film in concorso. La Bening, attillata in abito lungo nero, sorridente, emozionata parla alla Sala Grande del Palazzo del cinema, dove siede tra gli altri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella accompagnato dalla figlia Laura, in visita alla Biennale. E poi tre ministri – Dario Franceschini, Claudio De Vincenti, Pier Carlo Padoan – il sottosegretario Maria Elena Boschi e un parterre tra cui si notavano Valentina Pitzalis sopravvissuta ad un tentativo di femminicidio, Renato Brunetta, Miss Italia Rachele Risaliti, l’immancabile Marina Ripa di Meana, le modelle Eva Riccobono, gli angeli di Victoria’s Secret Isabeli Fontana e Izabel Goulart, e Bianca Balti (in abito low cost Ovs) e molte personalità istituzionali locali. Tra i look degni di nota il gonnellino nero e gli anfibi del giurato nord irlandese di Orizzonti Mark Cousins. “Il cinema ci rende aperti, curiosi, disponibili, ci commuove, ci diverte, ci fa disperare, ci rende partecipe dei dolori del mondo, il cinema è magia e con i miei entusiasti giurati ci lasceremo ispirare”, aggiunge la Bening con accanto i suoi colleghi tra cui la nostra Jasmine Trinca in beige dorato. Il compito della giuria di Venezia 74 come quello di tutte le giurie non è mai facile, ogni opera riuscita o no è  frutto di fatica, passione, lavoro. Lo ricorda salendo sul palco Gianni Amelio che presiede la giuria di Orizzonti, “i film non sono cavalli che corrono uno dietro l’altro, bisogna avere sguardo limpido. Non sarà il nostro mestiere di cineasti ad aiutarci nel giudizio, ma piuttosto l’amore e la passione per il cinema”. Il presidente Paolo Baratta si rivolge a Mattarella per raccontare come la “nuova cittadella del cinema” qui al Lido si è arricchita quest’anno di nuovi arredi urbani, nuova sistemazione e persino di un’isola, quella del Lazzaretto Vecchio, sede della sezione Realtà Virtuale vanto di quest’edizione della Mostra.

Tra le pellicole in gara finora è “Mother!” il film che più divide i festivalieri, beccandosi una sonora quota di fischi in proiezione stampa, ma anche molte adesioni critiche entusiaste. Dal regista de “Il cigno nero” un pastiche tra  demoniaco, horror, Rosemary’s Baby con la storia di una coppia composta da uno scrittore (Javier Bardem) e moglie (Jennifer Lawrence) che vivono in una bellissima casa di campagna che dovrebbe essere per loro un paradiso. Ma un giorno in questa casa bussa alla loro porta un ospite inatteso (Ed Harris) seguito poi dalla moglie (Michelle Pfeiffer) che con la loro carica sulfurea, una coppia che alla fine mette a scompiglio tutto. Tanto rumore, sangue, e tutti gli stereotipi dei film mistery-horror che alla fine hanno raccolto molti dissensi da parte del pubblico alla prima stampa.

Nemmeno “Una famiglia” di Sebastiano Riso sembra essere un film per tutti. Il secondo italiano arrivato in concorso a Venezia racconta il dramma quotidiano di una coppia che genera dei figli per poi venderli al miglior offerente. Sono Maria (Micaela Ramazzotti) e Vincenzo (Patrick Bruel, cantante e attore molto popolare in Francia), legati da un amore carnale dai tratti morbosi e ossessivi. La loro unione è un inferno di silenzi e tormenti, di colpe messe a tacere e azioni dedite alla compravendita di innocenti che sarebbero in grado di abbrutire qualsiasi essere umano. Sono due automi, Maria e Vincenzo: angelica e scavata lei, tozzo e animalesco lui, un orco della porta accanto.

Ha fatto arrabbiare moltissimo gli americani – o almeno i critici di Variety e dell’Hollywood Reporter – “The Leisure Seeker” il film americano di Paolo Virzì, che racconta la “fuga d’amore” in camper di una coppia di ottantenni fragili e malati, lui di Alzheimer, lei di un tumore in fase terminale. Il film viene rimproverato di essere un Mangia Prega Ama all’italiana, cioè un lavoro in cui non c’è traccia degli Stati Uniti e del contesto sociale che ha portato all’elezione di Trump (il film è girato durante la campagna elettorale, attraverso diversi stati), ma solo uno sguardo impacciato e straniero che non supera mai la soglia del cliché, e che per di più mette in bocca ai suoi personaggi una lingua tradotta, cioè un inglese vagamente fasullo. La pellicola, però, suscita commozione e conquista il resto del pubblico che gli regala una standing ovation di dieci minuti. Virzì, parlando in conferenza stampa della storia che ha voluto raccontare, ha sottolineato: “Credo nella libertà di scelta, il mio è un film sulla libertà di scegliere la propria vita, in questo caso insieme, fino all’ultimo istante”.

Risate ed applausi per “Ammore”, il musical ambientato nella Napoli della faida di camorra con Carlo Buccirosso boss e Giampaolo Morelli sicario alla 007. Giampaolo Morelli interpreta Ciro, un killer che insieme a Rosario, interpretato da Raiz, è una delle tigri al servizio di don Vincenzo, Carlo Buccirosso, e della sua astuta moglie, Claudia Gerini. Il loro mondo si incontra con quello di Fatima, giovane infermiera sognatrice interpretata da Serena Rossi. Il film è un vero e proprio omaggio a Napoli.

Pioggia di applausi anche per “Three Billboards”, dark comedy diretta e scritta dal regista premio Oscar Martin McDonagh. Definita da molti giornalisti “un capolavoro” è la storia di, Mildred Hayes (Frances McDormand) che dopo mesi in attesa di trovare il colpevole dell’omicidio della figlia adolescente bruciata e stuprata compie un gesto audace quanto originale. Lungo la strada che porta in città, noleggia tre cartelloni pubblicitari sui quali piazza tre messaggi contro il fermo indagini sulla morte della figlia. Da qui tutta una serie di infiniti sviluppi dei personaggi per raccontare ancora una volta la «nube nera» (così l’ha chiamata George Clooney al Lido nel presentare Suburbicon) che gravita da sempre sugli States, ovvero pregiudizio su tutto e tutti, dal razzismo all’omofobia.

A stregare il Festival di Venezia è “Gatta cenerentola” ,la pellicola d’animazione napoletana in gara nella sezione “Orizzonti”. Rilettura postmoderna e noir della favola prima orale e poi trascritta da Giambattista Basile, il film è una produzione low-budget (1,2 mln) a firma di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone. Il film è stato presentato al Lido alla presenza dei registi, produttori (Luciano Stella e Maria Carolina Terzi) e voci: Alessandro Gassmann (Primo Gemito), Massimiliano Gallo (Salvatore Lo Giusto) e Maria Pia Calzone (Angelica Carannante). “Da napoletani abbiamo cercato solo di non portare al Lido un concetto stereotipato della nostra città, ma di raccontarla con la giusta autoironia. Napoli è una città barbara e nobilissima, cenere e luce proprio come la si vede nel film”.

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