Una nuova moda nel mondo del politichese. L’ha lanciata Orfini: chi non è d’accordo con Renzi è “sinistra salottiera”. Ma di quale sinistra si parla?

Una nuova moda nel mondo del politichese. L’ha lanciata Orfini: chi non è d’accordo con Renzi è “sinistra salottiera”. Ma di quale sinistra si parla?

Ma chi è questo Orfini Matteo,presidente del Pd, che se non fa una dichiarazione al giorno soffre terribilmente? Ora ha scoperto, ma non è stato il solo, neppure il primo, a parlare di “sinistra salottiera” per definire chi non la pensa come Renzi, il suo nuovo idolo. Si riferisce e usa questi termini in particolare quando parla di esponenti di Articolo1-Mdp, coloro che hanno abbandonato il Pd, o di quelli di Sinistra Italiana. Insomma di tutto ciò che opera  a sinistra del Pd. Non si offendano Bersani, D’Alema, Fratoianni, presi di mira dall’Orfini, se diciamo che non è difficile operare a sinistra del Pdr, il partito di Renzi.

Allora andiamo al chi è costui, uno dei più implacabili nemici di Massimo D’Alema. C’è un proverbio che afferma “dimmi  da dove vieni e ti dirò chi sei”. Vediamo  la provenienza del Matteo II, il primo ovviamente è quello di Rignano. Arriva alla politica dal quartiere romano Prati. L’inizio del suo percorso è il liceo classico Mamiani, il liceo storico della sinistra romana. Studia archeologia alla Sapienza di Roma, ma non ha mai conseguito la laurea. Ha collaborato agli scavi di complessi archeologici come Crustumerium, Veio e Fidene.

Un curriculum  del presidente Pd che è tutto un programma

Dal curriculum si apprende che la sua professione è “dirigente di partito”. È stato per quattro anni segretario del Circolo Pd Mazzini del quartiere romano di Prati. Diventò assistente parlamentare di Massimo D’Alema nonché suo stretto collaboratore all’epoca in cui questi era membro del Parlamento europeo e ne è stato anche portavoce. Responsabile delle relazioni istituzionali della Fondazione ItalianiEuropei e responsabile cultura e informazione nella segreteria nazionale del Pd retta da Bersani. Ha fatto parte della corrente del Pd dei cosiddetti Giovani turchi. Non si è mai capito bene quale siano programma, obiettivo, progetto di tale corrente. Deputato del Pd, diventa presidente dell’Assemblea nazionale, confermato dall’ultimo congresso. Commissario del partito romano è uno dei protagonisti della cacciata del sindaco Ignazio Marino, decisa in una sede notarile. Insomma, si evince dal curriculum che non è proprio uno che si è formato politicamente in qualche posto di lavoro, tipo fabbriche dove si produce acciaio, altiforni, catene di montaggio. Anche uffici. Insomma posti di lavoro per persone normali che poi si dedicano alla politica. Certo se a Massimo D’Alema può essere rimproverato qualcosa è quello di aver formato “politicamente” personaggi che ora se potessero lo manderebbero al rogo, novello Giordano Bruno al quale Roma ha dedicato una piazza.

Sarebbe interessante sapere cosa intende Matteo bis quando parla  di “sinistra salottiera”. Si riferisce, tanto per dirne una a Bersani? Non ci risulta sia frequentatore di salotti in quel di Bettola, leggi Emilia. Il padre meccanico, lui laureato in filosofia, nel suo curriculum si legge politico, insegnante. Forse Orfini, come il suo capo si riferisce a personalità del mondo della cultura, intellettuali che  cercano di dare una mano a questo paese, di dire qualcosa di “sinistra”, che richiamano la storia, le radici della sinistra italiana, leggi movimento operaio, usano ancora la parola socialismo, pensate, studiano ancora Antonio Gramsci. Il Renzi li chiama “gufi”, il Matteo bis “salottieri”. Verrebbe  da  dire che chi ha un minimo di cultura e cerca di usarla perché la politica è cultura o non è, viene odiato dalla attuale “classe dirigente”, che non dirige un bel niente e che cultura non ne ha.

Contagiate anche autorevoli “penne” del giornalismo

L’Orfini comunque può vantare un merito, quello di  aver indotto anche qualche giornalista, firme autorevoli, come Massimo Giannini, editorialista di Repubblica che più volte si rivolge alla “sinistra da salotto”. Un consiglio che vale anche per altre “penne” di primo piano. La “sinistra salottiera” sta tenendo in tutta Italia assemblee, incontri con i cittadini, una discussione vera, avanza proposte. Le “penne” nobili preferiscono commentare stando in redazione. Si presentano solo se chiamati a “condurre” interviste, oppure nei talk show televisivi sempre più inguardabili. Una volta il bello del giornalismo era la cronaca dal vivo. Ora, quando va bene, è il commento da internet. C’è anche un altro vizietto. Ci sono anche commentatori politici, posto fisso in televisione, i quali si rivolgono alla sinistra indicando quello che dovrebbe fare e criticandola perché non fa, per esempio sul problema migranti. I consigli sono sempre graditi. Ma una domanda: di quale sinistra parlano? Perché frequentando assemblee, leggendo dichiarazioni rilasciate alle agenzie, si scopre che la sinistra, leggi Articolo1, Sinistra italiana prendono posizione praticamente su tutte le più importanti vicende. Chi non fa più il suo mestiere di “sinistra” è il Pd. Allora gli scriba lo dicano chiaramente, facciano nomi e cognomi. Ci nasce un dubbio, che chi frequenta salotti e non solo siano proprio  gli scriba di regime.

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