Tragedia a Pozzuoli. Madre, padre e figlioletto di 11 anni inghiottiti nella solfatara. Recuperati i corpi, salvo per miracolo un ragazzino di 7 anni

Tragedia a Pozzuoli. Madre, padre e figlioletto di 11 anni inghiottiti nella solfatara. Recuperati i corpi, salvo per miracolo un ragazzino di 7 anni
Tragedia nella mattinata di martedì alla Solfatara di Pozzuoli. Tre turisti torinesi – padre, madre e figlio di 11 anni – sono caduti nel cratere perdendo la vita. Salvo l’altro figlio di 7 anni. Ancora da comprendere le cause della morte. Due le ipotesi al momento: un cedimento del terreno dovuto alle piogge pesanti di queste ore, oppure, ipotesi più probabile, l’accesso ad una zona interdetta al pubblico che può entrare dalle 8 alle 19. Comunque si cerca di ricostruire la dinamica esatta  dell’incidente: non è chiaro se i tre siano morti in seguito alla caduta, di circa un metro e mezzo, o in seguito alle esalazioni. Sul posto i vigili del fuoco hanno interdetto l’area in modo da permettere alla polizia e al magistrato i rilievi necessari.
Fonti della protezione civile regionale hanno confermato che la coppia e il bambino sono caduti perché si è aperto un cratere sotto i loro piedi che li ha fatti precipitare per oltre un metro e mezzo sotto il livello del suolo. Non ci sono state altre persone in pericolo. Ad estrarre i corpi delle tre vittime sono stati i vigili del fuoco. Sul posto il magistrato di turno che ha dato disposizione alla rimozione dei corpi delle tre vittime. Come detto, probabilmente, non sarebbero stati rispettati alcuni divieti. Il bambino avrebbe oltrepassato il limite consentito del cratere finendo in una zona di ‘sabbie mobili’, terreno friabile da dove provengono forti esalazioni di gas e perdendo i sensi. Il padre, nel tentativo di tirarlo su è stato risucchiato e, a sua volta, la madre ha cercato di aiutare il marito: entrambi sono stati sopraffatti dalle esalazioni. 
“Sono qui da quarant’anni e un incidente del genere non è mai accaduto”. A parlare è Armando Guerriero, titolare dell’omonimo bar che dal 1931 sorge a poca distanza dall’ingresso della Solfatara. Guerriero riferisce che poco dopo la tragedia il piccolo, l’unico sopravvissuto della famiglia, è stato portato all’interno del suo bar. “Abbiamo cercato di tranquillizzarlo, ovviamente era molto scosso”, aggiunge Guerriero. “Di continuo ci ha chiesto dei suoi familiari”, prosegue il titolare del bar.
 
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