Tabacci, chi era costui? avrebbe detto Manzoni. Una storia democristiana, la lunga carriera, l’approdo a Berlusconi, un passaggio con Casini, ora lo sponsor di Pisapia, mal gliene incorre a chi lo tocca. Nei suoi sfoghi in Transatlantico nel mirino D’Alema, Articolo 1 e si vanta: io sono più a sinistra di loro

Tabacci, chi era costui? avrebbe detto Manzoni. Una storia democristiana, la lunga carriera, l’approdo a Berlusconi, un passaggio con Casini, ora lo sponsor di Pisapia, mal gliene incorre a chi lo tocca. Nei suoi sfoghi in Transatlantico nel  mirino D’Alema, Articolo 1 e  si vanta: io sono più a  sinistra di loro

Se Manzoni fosse vivo non avrebbe posto la domanda che mise in bocca a don Abbondio, “Carneade chi era costui?”. Il don Abbondio di oggi si dovrebbe chiedere “Tabacci, chi era costui?”. Senza voler paragonare Tabacci politico di lungo corso a Carneade filosofo greco vissuto fra il 214 e il 129 avanti Cristo, la domanda, retorica, ben si presta alla “story” del Tabacci, alla sua “fama”. Oggi alla ribalta per l’attacco a tutto campo portato a Massimo D’Alema, uno dei fondatori di Articolo1-Mdp, accusato di ogni, e di più, nefandezza politica  che rischia di far saltare i nervi perfino a Giobbe.

Riprendiamo da Wikipedia la lunga “storia” politica di Bruno Tabacci che partendo dalla Dc, approda a Forza Italia, fonda partiti e associazioni, somma presidenze in Regioni, la Lombardia, assessorati, fino al comune di Milano, parlamentare di lungo corso, fonda partiti, correnti di partiti. Attualmente è presidente del Centro democratico, braccio destro di Giuliano Pisapia leader di Campo progressista. Nasce a Quistello, provincia di Mantova, 27 agosto 1946. Per quanto riguarda la sua professione risulta come professionista in materia economico-finanziaria. È laureato in Economia e commercio all’Università degli studi di Parma.

Entra alla Camera nelle ultime elezioni della prima Repubblica. Coinvolto e assolto nelle inchieste su Tangentopoli

Entra nella Camera dei deputati alle ultime elezioni politiche della “Prima Repubblica”, nell’aprile 1992. Resterà deputato fino all’aprile 1994, poi un lungo periodo buio per la sua carriera politica, quando rimane coinvolto nelle inchieste su Tangentopoli. Indagato due volte – si legge su Blitz quotidiano – (quattro avvisi di garanzia) e due volte assolto per falso ideologico e per finanziamento illecito ai partiti. Fra le varie accuse quella che fra i suoi finanziatori ci sarebbe stato Calisto Tanzi, patron di Parmalat. Il suo avvocato è un collega, il deputato Giandomenico Pisapia, padre di Giuliano. Fra i suoi accusatori c’è il pm Antonio Di Pietro. Nel libro di Marco Damilano “Eutanasia di un potere” si parla anche del suo arresto, luglio del 1993, sempre per i fatti riguardanti Milano per i quali fu assolto come già abbiamo detto.

Comunque vada la mia vicenda giudiziaria mi ritirerò dalla politica”. Lo ha detto anche Renzi. Ma c’è sempre

Nel gennaio 1993 scrive una lettera all’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro: “In queste condizioni di linciaggio è praticamente impossibile svolgere il mio lavoro di parlamentare della Repubblica. Siamo ai limiti”. Il 20 febbraio 1993 parla alla Camera e annuncia commosso che “comunque vada la mia vicenda giudiziaria, mi ritirerò dalla politica. La sconfitta è mia ma la tragedia è di tutti”.  Da questo punto di vista è un precursore. Più di venti anni  dopo sarà Renzi Matteo ad annunciare che se perderà il referendum si ritirerà dalla politica. Forse è un vizio di marca democristiana.  Così come di marca democristiana sono gli attacchi che sta portando a Massimo D’Alema. Questa volta il “maestro” è Renzi Matteo ma lui il Tabacci, non resta indietro. Mi pare doveroso dire che le mie simpatie vanno a D’Alema che ho conosciuto tanti anni fa. Lui giovanissimo, neppure diciannove anni, studente universitario, io, più anziano di un po’ di anni, non ricordo se responsabile degli studenti comunisti, o anche segretario provinciale della Federazione giovanile comunista. Faceva parte di un gruppo di universitari fra i quali molti della Scuola Normale, Fabio Mussi, Remo Bodei, filosofo di grande valore, e poi Adriano Sofri, Franco Piperno per ricordarne alcuni. Ho conosciuto anche Giuseppe il padre di Massimo, un autorevole dirigente comunista, che mi “raccomandò” il figlio. Davvero non ne aveva bisogno.

Dai retroscena del Messaggero smentiti da Pisapia alla dichiarazione di guerra dell’ex dc

Torniamo a Tabacci e alle sue dichiarazioni contro D’Alema rilasciate nel Transatlantico. Riportiamo quanto resocontato dalle agenzie di stampa che parlano dello “sfogo” del Tabacci. Prima diamo conto del quadro, anzi un vero e proprio “quadretto”, da incorniciare che fa da sfondo. Il Messaggero aveva raccontato un “retroscena” dal quale risultava che Pisapia, leader di Campo progressista, non intendeva più dar vita insieme ad Articolo1-Mdp ad una coalizione, aperta ad altre forze di sinistra, per costruire un centro sinistra, alternativo, in discontinuità con il renzismo.  Insomma, ci sarebbe stata a tempi ravvicinati la rottura con Articolo1. Ciò avveniva proprio alla vigilia dell’apertura a Napoli della festa d Articolo1 che prevede insieme nel comizio di chiusura, Roberto Speranza, coordinatore di Articolo 1 e Giuliano Pisapia, Campo progressista. Il quale alcune ore dopo, diverse ore dopo, per dire la verità, smentiva tutto. Ma poco dopo questa smentita, arrivava lo “sfogo” di Tabacci che se la prendeva per una intervista rilasciata al Corriere della Sera da D’Alema, in cui invitava Pisapia “ad avere più coraggio”, nel procedere per la costruzione di un centrosinistra alternativo, competitivo. Niente a che fare con le politiche renziane. D’Alema annunciava anche per novembre, il 19, una assemblea nazionale composta da delegati da eleggere dal basso per dar vita al nuovo soggetto unitario della sinistra. Non l’avesse mai fatto. Riportiamo il Tabacci pensiero come raccontato dalle agenzie. “Eleggere il 19 novembre i delegati all’assemblea nazionale? Chi l’ha deciso, quali sarebbero le modalità? Se vogliono fare il congresso con le tessere se lo fanno da soli, perché Campo progressista è un’altra cosa”. È lo sfogo di Bruno Tabacci in transatlantico alla Camera, parla. “Ma chi me lo fa fare. Io non devo consumare vendette né prendermi rivincite”, sottolinea. Il tema sono i confini e le ambizioni del nuovo soggetto: “Mi sembra che si rincorra Fratoianni e il Brancaccio per fare meno della Linke. Dobbiamo fare Melenchon? Io sono più a sinistra di loro ma non mi interessa”.

Avvertimento a  Mdp: ha  un atteggiamento che rischia di stancare anche un generoso come Pisapia

Il leader di Centro democratico lamenta una diversità di vedute sul percorso unitario rispetto a Mdp, che tiene “un atteggiamento – osserva – che rischia di finire per stancare anche chi come Pisapia si  è messo a disposizione con generosità. Non si può dire un giorno che è leader e il giorno dopo che deve avere più coraggio”, afferma, con riferimento a un altro passaggio dell’intervista di D’Alema. Verrebbe da dire: ma si fa peccato ad incoraggiare un leader ad avere più coraggio, uno stimolo per una impresa che, appunto, richiede tanto coraggio? Ma lasciamo perdere. Vogliamo solo segnalare che la decisione di tenere l’assemblea, dal basso, è stata presa nel corso di una riunione cui ha partecipato, se non sbaglio, anche Tabacci. In cui erano presenti circa una ventina di dirigenti di Articolo! e di Campo progressista. Il giorno dopo ne hanno parlato tutti i giornali perché questa decisione poneva fine, o si supponeva, ad un periodo di incertezze, una specie di stop and go che non giova e nessuno. E anche della data se ne era parlato, non l’ha inventata d’Alema. Siamo curiosi di conoscere come Tabacci pensa di organizzare dal “basso” una assemblea di delegati, vera, che abbia i territori come punto di riferimento. Nella Dc il problema non c’era. Ogni corrente, dati alla mano, aveva diritto a un tot di delegati. Qualcuno li votava? No, decidevano i capibastone e congressi, assemblee nazionali così funzionavano. Nostalgia del passato democristiano e poi in tante altre formazioni da parte del Tabacci. Affari suoi. E torniamo al curriculum da Wikipedia. È  istruttivo, non ha bisogno di commenti.

Da Wikipedia questa la carriera politica che comincia nella Dc. Le tappe fondamentali

Nella prima metà degli anni ottanta ha diretto l’ufficio studi del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato con Giovanni Marcora e, in seguito, la segreteria tecnica del Ministero del tesoro con Giovanni Goria. Dal 1970 al 1985 è stato consigliere comunale per la Democrazia Cristiana in alcuni comuni del mantovano, tra cui il capoluogo (1980-83). Dal 1985 al 1991 è stato consigliere regionale della Lombardia e poi presidente della Regione Lombardia nel periodo 1987-1989. In questa veste ha affrontato la grave emergenza dell’alluvione in Valtellina (luglio-settembre 1987). Secondo il giornalista Giorgio dell’Arti, Tabacci “nell’87 divenne presidente della Regione per volere di Ciriaco De Mita”. Nel 1988 è stato presidente della Comunità di lavoro Alpe Adria, associazione di regioni dell’area alpina ed adriatica, un’esperienza di collaborazione internazionale con importanti aree dell’est europeo, prima della caduta del muro di Berlino. Dal 1990 è stato presidente del gruppo consiliare DC e poi vicepresidente del Consiglio regionale. Deputato DC (1992-1994).

Carriera da funzionario statale (1994-2001). Ricopre incarichi in  enti e aziende pubbliche

Nel 1991 è stato presidente del Comitato per la ristrutturazione del settore zootecnico presso il Ministero dell’Agricoltura. Nella XI legislatura (1992-1994) è stato eletto nella circoscrizione Mantova-Cremona deputato al Parlamento italiano per la Democrazia Cristiana; componente della Commissione Bilancio e relatore della Legge finanziaria 1994 predisposta dal Governo Ciampi. È stato consigliere d’amministrazione di Eni, Snam, Efibanca.Nel periodo 1999-2000 è stato presidente dell’Autostrada A15 Cisa. Dal gennaio 2000 è copresidente della Fondazione del premio letterario Bancarella di Pontremoli.

Deputato UDC (2001-2008) era stato eletto per la Casa delle libertà, leggi Berlusconi

Nel 2001 è stato rieletto deputato nella XIV legislatura per la Casa delle Libertà nel collegio 9, di Lombardia 3 (Castiglione delle Stiviere). Ha aderito al gruppo UDC (CCD-CDU). È stato eletto nel giugno 2001 Presidente della X Commissione Parlamentare, Attività produttive, commercio e turismo, dove ha presentato numerosi disegni di legge concernenti la riforma delle autorità di garanzia, regolazione e vigilanza, nonché il settore dell’energia e la materia dell’immigrazione. L’11 dicembre 2001 è stato nominato coordinatore del Comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche (VAST), con decreto del Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Nell’agosto 2002 è stato nominato presidente della Commissione di cooperazione italo-messicana. A seguito delle elezioni politiche del 2006, Tabacci viene rieletto alla Camera dei deputati, nella circoscrizione Lombardia 1. È membro della commissione parlamentare Bilancio, tesoro e programmazione. Alle elezioni amministrative del 2006, Tabacci si candida al Consiglio comunale di Milano, ma non viene eletto. Bruno Tabacci, dalla fondazione dell’UDC, è stato il componente più vicino al segretario Marco Follini. Lo ha seguito in molte scelte individuali, anche quelle non in linea con il partito, non condividendone però l’uscita dal partito. Successivamente, si è fatto portavoce di istanze più autonome rispetto alla partecipazione dell’UDC alla coalizione di centrodestra, la Casa delle Libertà, condividendo il mandato del III Congresso del partito (2007) di perseguire iniziative autonome nell’opposizione al governo Prodi II. Rappresenta, perciò, uno degli esponenti dell’ala sinistra dell’UDC.

Deputato Rosa Bianca (2008) e Alleanza per l’Italia (2009)

Il 30 gennaio 2008, insieme a Mario Baccini, lascia l’UDC, accusando il leader Casini ed il segretario Lorenzo Cesa di aver cambiato la linea del partito senza aver indetto un nuovo congresso e di aver appiattito le proprie posizioni su quelle di Silvio Berlusconi e della Casa delle Libertà, in occasione della caduta del governo Prodi II e del conferimento di un mandato esplorativo a Franco Marini. Tabacci infatti si era detto disponibile ad un governo di scopo, finalizzato alla riforma elettorale, guidato da Marini. Nella stessa data crea con Mario Baccini e Savino Pezzotta il movimento politico Rosa per l’Italia (inizialmente noto come Rosa Bianca), candidandosi come premier per le elezioni del 13 e 14 aprile 2008.

L’ accordo fra Rosa Bianca e Udc, nasce la lista Unione di Centro. Mette piede nel settore bancario

Successivamente tra Rosa Bianca e UDC viene raggiunto un accordo e i due partiti decidono di partecipare insieme alle elezioni politiche del 2008 creando una lista unica denominata Unione di Centro. Alle elezioni politiche del 2008 Bruno Tabacci viene eletto alla Camera dei deputati come capolista nella circoscrizione Lombardia 1, dove l’Unione di Centro ha ottenuto 86.494 voti, pari al 3,5% del totale dei voti del collegio. Il 9 novembre 2009 Tabacci lascia l’UDC e la Rosa per l’Italia per fondare poi, assieme a Francesco Rutelli, Gianni Vernetti ed altri esponenti del PD, l’11 novembre, il nuovo partito Alleanza per l’Italia. Ricopre il ruolo di capogruppo di ApI e vicepresidente del Gruppo Misto fino al 20 ottobre 2011, quando viene sostituito da Pino Pisicchio. Nel 2011 viene eletto presidente del comitato promotore della BCC Banca di Credito Agricolo Mantova Oltrepò s.c.

Assessore al bilancio del Comune di Milano (2011-2013)

Il 10 giugno del 2011 è stato nominato assessore al Bilancio, al Patrimonio e ai Tributi nella giunta di centrosinistra del sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Nel 2012, assieme al direttore generale Davide Corritore, ha concluso un accordo con quattro banche (JP Morgan, Depfa bank, UBS e Deutsche Bank) accusate di truffa aggravata (civile e penale) ai danni del comune per la vicenda dei derivati, introdotti dalla giunta Albertini e rinegoziati dalla giunta Moratti. Il Comune di Milano incasserà 750 milioni di euro in 23 anni. Il 21 gennaio 2013 Bruno Tabacci rimette al sindaco di Milano la delega al Bilancio. Le dimissioni derivano dalla decisione di correre alle elezioni politiche italiane del 2013 nelle liste di Centro Democratico. Nel settembre 2012 si candida alle primarie del centrosinistra per la premiership. Tra i candidati rivali di Tabacci: il segretario del PD Pier Luigi Bersani, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, il presidente della Regione Puglia e presidente di SEL Nichi Vendola e la consigliera regionale della Regione Veneto Laura Puppato. Il suo progetto politico, all’interno della coalizione di centro-sinistra, tende ad una politica rivolta verso il centro dello schieramento politico italiano. Nel I turno delle Elezioni primarie di Italia Bene Comune del 2012 che si è svolto il 25 novembre 2012 Tabacci ha ottenuto 43.840 voti complessivi pari al 1,4% e piazzandosi all’ultimo posto tra i 5 candidati. Il 30 novembre 2012 Tabacci annuncia il suo appoggio a Pier Luigi Bersani per il secondo turno delle primarie. Il 28 dicembre 2012, insieme a Massimo Donadi, annuncia la nascita di un nuovo partito: Centro Democratico, che aderisce alla coalizione di centrosinistra Italia Bene Comune.

Eletto alla Camera tra le file di Centro Democratico nella circoscrizione toscana

Nelle elezioni politiche del 2013 Tabacci viene eletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Toscana tra le file di Centro Democratico. Il 19 novembre 2014, assieme agli altri due deputati del Centro Democratico Roberto Capelli e Carmelo Lo Monte, abbandona il gruppo misto per aderire al nuovo gruppo parlamentare del partito denominato Per l’Italia – Centro Democratico. Il 17 aprile 2014 viene ufficialmente candidato alle Elezioni europee del 2014 (Italia) come capolista di Scelta Europea nella Circoscrizione Italia meridionale (che raccoglie i 18 collegi elettorali dell’Abruzzo, del Molise, della Campania, della Puglia, della Basilicata e della Calabria). Con 10.299 preferenze, nonostante sia stato il più votato nella Circoscrizione Italia Meridionale, non viene eletto anche perché Scelta Europea si ferma soltanto allo 0.77%.

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