Continua l’accanimento contro gli sgomberati di via Curtatone a Roma

Continua l’accanimento contro gli sgomberati di via Curtatone a Roma

Continua l’accanimento contro gli sgomberati di via Curtatone, oggi sgomberati anche dal presidio in prossimità di piazza Venezia. Di parole ne abbiamo spese tante e abbiamo ascoltato con attenzione quelle del capo della polizia Gabrielli e del ministro dell’interno Minniti. Pare ora si siano tutti convinti che non si può procedere con gli sgomberi senza avere un piano alternativo. Se questo input sarà assecondato, lo verificheremo nei prossimi giorni. Oggi l’unico dato incontrovertibile, dopo le follie di piazza Indipendenza, è che centinaia di profughi fuggiti dalla guerra sono stati gettati in strada senza alcuna prospettiva. Il comune di Roma continua a mostrarsi estemporaneo nella sua azione e, fra la sostituzione di un assessore e l’altro, piuttosto che presentare un progetto alternativo, confrontarsi in assemblea capitolina e con il mondo democratico della città, decide d’intervenire mettendo la canonica pezza a una situazione che richiede un progetto chiaro. Ma proviamo a ricapitolare. Le liste d’attesa per una casa recano circa 10.000 domande e gli stabili occupati (circa un centinaio) coinvolgono circa 5.000 nuclei familiari. Le abitazioni sfitte,pubbliche e private a Roma sono circa 200.000. Come incrociare una domanda importante ma relativa nei numeri e un’offerta così straordinariamente sovradimensionata? Questo è il punto dal quale partire e il progetto per una casa per tutti non può che muovere da queste considerazioni. L’uso delle caserme dismesse o dei beni confiscati alla mafia sono proposte che hanno senso se inserite in un progetto più generale e comprensivo, altrimenti diventano solo propaganda. Quello che è certo è che non si può tamponare l’emergenza utilizzando i centri di accoglienza per migranti, altrimenti ci troveremmo di fronte a un perverso gioco dell’oca, nel quale centinaia di persone che sono già passate per i centri di accoglienza e hanno già ricevuto lo status di rifugiato saranno costrette a ritornare, dopo anni, al punto di partenza. Altro che politiche abitative, altro che politiche dell’accoglienza.

Roberto Giordano (Segretario Cgil di Roma e del Lazio)

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