Rai, succursale di governo e Istat, fake news sul mercato del lavoro. Repubblica ci mette del suo: diminuiscono le disuguaglianze. Ridicolo. Tg 3 all’avanguardia: Jus soli? Meglio di no. Legge antifascismo? Propaganda

Rai, succursale di governo e Istat, fake news sul mercato del lavoro. Repubblica ci mette del suo: diminuiscono le disuguaglianze. Ridicolo. Tg 3 all’avanguardia: Jus soli? Meglio di no. Legge antifascismo? Propaganda

Non avevamo dubbi. I dati Istat sul mercato del lavoro hanno fatto la gioia dei giornaloni, dei notiziari Rai in particolare che, come la famosa tortura cinese, hanno martellato per tutto il giorno, parole d’ordine: bene il governo, diminuiscono i disoccupati, aumentano i lavoratori, bene il jobs act di Renzi, bene Gentiloni, bene Padoan. Fake news per usare un termine che va di moda. Si è distinta in particolare Rai Tre che non ha mollato la presa, raccontando che ormai la ripresa era un dato di fatto, superiore alle aspettative. Nell’ultimo telegiornale, quello della notte, guidato da Mannoni controfigura di Crozza, anzi il contrario, visto che dovrebbe essere in ferie, si è chiamato a fare il commentatore il giornalista Giancarlo Loquenzi quello che conduce Zapping in nome del governo o dei governi. Viene dalla scuola radicale, allevato  da Marco Pannella, crescendo se ne è dimenticato, quando ha fatto il capo ufficio stampa del Senato. Già che c’era non bastava il suo elogio alle misure prese dal governo, cui andrebbe il merito degli strabilianti dati diffusi dall’Istat che avrebbero inferto un colpo mortale alla disoccupazione.

Si poteva fare a meno  dell’esibizione, si fa per dire, del conduttore di Zapping

Già che c’era oltre all’elogio per le misure del governo il Loquenzi ha trovato il modo di dire che la legge  approvata alla Camera per cui la propaganda nazi-fascista è reato è una sciocchezza, non serve a niente. Ancora, lo jus soli per fortuna è stato mandato in soffitta ed è bene che ci resti. Da segnalare che, insieme al conduttore di Zapping nel tg della notte, a far da commentatore c’era un giornalista del Sole 24 Ore, il vicedirettore Alessandro Plateroti. Fortuna che era stato invitato. Nel suo intervento ha detto chiaramente che i dati Istat non erano qualcosa di rassicurante, anzi. Ha ricordato che l’aumento degli occupati era dovuto a contratti a tempo determinato, precari. Rispondendo al giornalista Rai, servizio pubblico, ha valorizzato il fatto che sia stata approvata dalla Camera la legge sul reato di propaganda fascista, gli ha ricordato che lo jus soli è un atto di umanità, molto importante, mio figlio – ha detto –  frequenta una scuola pubblica, ci sono molti figli di migranti che sono ormai cittadini italiani a tutti gli effetti. I loro figli  invece italiani non sono. La conduttrice del Tg si è ben guardata dal metter bocca. Questo o quello per me pari sono, si deve esser detta. Forse il servizio pubblico dovrebbe avere l’obbligo di fornire una informazione corretta. Un telegiornale non è un distributore di opinioni, questo vale sempre, tanto più per il servizio pubblico, per il quale si paga l’abbonamento.

Sempre seguendo il servizio pubblico Rai ci imbattiamo nel ritorno della trasmissione condotta da Bianca Berlinguer, una intervista ad Ezio Mauro scorre liscia come l’olio, poi l’ex direttore di Repubblica non resiste alla tentazione di prendersela con Articolo 1-Mdp, seguendo la linea del giornale ora diretto da Calabresi. Afferma che coloro che sono usciti dal Pd non ne hanno spiegato le ragioni. Ci verrebbe da dire che, se la sua fonte di informazione è solo Repubblica, difficilmente verrà informato. Continuerà a domandarsi perché. Un consiglio ad un amico da lunga data dai tempi in cui si difendeva la Gazzetta del Popolo, lui un redattore, io  per il sindacato dei giornalisti: se partecipa a qualche manifestazione, assemblea di Articolo 1 il perché lo scoprirà. Per quanto riguarda il programma da segnalare una splendida intervista della Berlinguer a Camilleri.

Repubblica scopre che la ripresa dà una spinta al lavoro e che le disuguaglianze diminuiscono

Già che ci siamo rimaniamo a Repubblica. Torniamo ai dati Istat. Il quotidiano di Largo Fochetti non li lancia in prima pagina, come altre volte. Un po’ di pudore, ma la prima riga del titolo nelle pagine dell’Economia ci dice che “La ripresa dà una spinta al lavoro” poi si precisa. “Più occupati ma over 50 o precari”. Ci permettiamo di chiedere di che spinta al lavoro si tratta visto che per gli anziani è l’effetto della legge Fornero e in quanto ai precari basta la parola. Ma, collegato alla “ripresa” di cui sopra si legge un altro titolo: “E l’uscita dall’austerity riduce la disuguaglianza”. È una previsione che fa Istat in vista di dicembre quando renderà noti i dati sulla disuguaglianza dei redditi nell’anno 2015. Nell’articolo si dice che delle indicazioni ci sono già e si fa presente che vengono dal Gini Index, uno dei pochi indicatori accettati a livello internazionale. A ridurre le disuguaglianze sarebbero stati gli 80 euro di bonus, la quattordicesima ai pensionati, la decontribuzione, ripresa di fiducia, meno debiti delle famiglie, meno persone che dichiarano di non potersi riscaldare la casa. Il ridicolo è a portata di mano. Poi lo scriba forse se ne rende conto e richiama un altro indicatore. Nel 2014 i più ricchi avevano 5,8 volte il reddito dei più poveri. Si scopre infine che nell’indicatore delle diseguaglianze di cui sopra non si considerano i 4.7 milioni di poveri, in povertà assoluta. E forse anche altri quattro milioni che vivono in povertà relativa. Non si può neppure usare la parola “disuguaglianza”. I poveri non fanno parte neppure delle statistiche. Si eliminano e il gioco è fatto.

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