Rai. Esplode la questione Gabanelli, che non accetta una stramba proposta di “condirezione” e si sospende, senza stipendio. La Rai di Renzi mostra la corda

Rai. Esplode la questione Gabanelli, che non accetta una stramba proposta di “condirezione” e si sospende, senza stipendio. La Rai di Renzi mostra la corda

“La condirezione? Non vuol dire niente… Che significa?”, e dunque “non me la sento di mettere la faccia su un prodotto che non firmo, non essendone il direttore responsabile”. Milena Gabanelli risponde così a proposito della proposta avanzata ieri in Cda Rai dal consigliere Freccero in relazione a RaiNews, accolta all’unanimità dai presenti ai lavori e quindi passata al vaglio del direttore generale Orfeo perché la traduca in un atto formale di proposta di nomina da sottoporre al voto del Cda stesso, che ha potere vincolante in fatto di incarichi di tipo editoriale. Ma ormai è una proposta destinata a finire nel cestino, perché la giornalista ha detto di no: “Io sono stata chiamata per creare le condizioni perché ci fosse una testata online vera e propria. Se il problema sono io, lo si dica e mi tolgo. Se invece è un pretesto per altro…”. E la conseguenza di quanto accaduto ieri è che la giornalista si è autosospesa dall’azienda e si prende due mesi di aspettativa non retribuita: “Se pensano a progetti alternativi mi facciano sapere”. Pur confermando di essere interessata a gestire un portale unico delle news online della Rai, in una nota ha spiegato i motivi della sua decisione. “Sembrerà strano – si legge nella nota – ma la Rai, al contrario di tutte le tv del mondo, ha molti telegiornali, ma non ha un portale di news online organizzato in modo da valorizzare il lavoro dei suoi 1600 giornalisti sul web. La concessione dice che deve colmare il gap digitale, poiché una grande fetta di popolazione non si informa più attraverso i canali tradizionali, e ad oggi è completamente esclusa dal servizio pubblico pur pagando il canone. Un fatto gravissimo di cui sia l’azienda che la commissione di Vigilanza sono consapevoli”. “Il mio incarico – ha spiegato Gabanelli – era di preparare le condizioni per poter mettere tutti i 1600 giornalisti Rai (a partire dai corrispondenti esteri e regionali) in condizione di anticipare le notizie sull’online e fornire contenuti realizzati ed informazioni di cui sono depositari, e che, per ragioni di spazio, non possono essere condensate nei telegiornali. Il mio lavoro è da tempo ultimato, e il piano prevede quasi esclusivamente l’utilizzo di risorse interne. L’ostacolo è questo: le testate sono troppe (Tg1, Tg2, Tg3, Tgr, Tg Parlamento, Rainews 24, Gr, Rai sport) e finché non se ne accorpa qualcuna non si può varare una nuova testata. Che bisogna riorganizzare l’offerta informativa lo dice sempre, e giustamente, la concessione, e l’interpretazione del Cda è stata: non è possibile approvare una nuova testata (anche se urgente, poiché sull’informazione digitale la Rai è in colpevole ritardo, e sulla quale sono stati fatti investimenti), perché prima c’è qualche testata di troppo da accorpare, e si fa fatica a farlo”. E infine, “a fronte di queste considerazioni, ovvero della certezza di non produrre risultati proporzionali al lavoro svolto, alle aspettative del pubblico, al ruolo della tv di servizio pubblico, e al fatto che non me la sento di mettere la faccia su un prodotto che non firmo (non essendone il direttore responsabile), ho chiesto oggi al Direttore Generale di concedermi l’aspettativa non retribuita, fino a quando il Cda avrà varato il nuovo piano news e deciso quegli accorpamenti che sarebbero il preludio per il varo di una nuova testata. Se a quel punto intenderà affidarmi la direzione troverà la mia disponibilità”.

A stretto giro di agenzie di stampa, giunge la nota del Consiglio di amministrazione Rai che finge di non capire, e si dichiara sorpreso dalla decisione di Gabanelli. “Il Cda della Rai trova sorprendente e non comprensibile il rifiuto – comunicato da Milena Gabanelli che ricopre da gennaio all’interno di Rai il ruolo di vicedirettore – dell’offerta di condirezione di una delle più importanti testate del servizio pubblico con delega al sito web e al data journalism”. Inoltre, scrive il Cda Rai, ” ricorda che – pur avendo a più riprese ribadito il proprio apprezzamento per il lavoro della giornalista Gabanelli e la necessità di un immediato rilancio del web Rai – non può governare l’azienda sulla base dei desiderata dei singoli. Esiste una convenzione che impone al Cda stesso criteri molto precisi di riarticolazione delle testate informative Rai per le quali si prevede una riduzione del numero complessivo delle stesse. Dopo mesi di analisi nello specifico, il Cda ha proposto alla dottoressa Gabanelli di diventare condirettore di una testata di primo piano, di cominciare da subito il lavoro da lei stessa ipotizzato di rilancio dell’offerta on line e di farlo con giornalisti da lei stessa selezionati”, conclude la nota. Per una strana combinazione astrologica, il comunicato del Cda della Rai sembra una sorta di copia e incolla di quello del deputato Michele Anzaldi, che per il Pd si occupa anche di politiche televisive, e in particolare di quanto accade in Rai. Anche per Anzaldi la posizione di Gabanelli appare “sorprendente e incomprensibile” e invita la nota giornalista a fare chiarezza e trasparenza sulla vicenda. Divertente perfino la nota di uno dei consiglieri Rai di provenienza renziana su Gabanelli, Guelfo Guelfi, il quale prima firma la nota del Cda, e poi, per conto proprio, parla di una “crisi di nervi” della giornalista. La ragione secondo Guelfi? Perché il progetto di ricostruzione e rilancio delle news Rai sul web si perse nel confronto-scontro tra Campo Dall’Orto, l’ex direttore generale, voluto anch’egli da Renzi e poi mollato, e il Cda. Pertanto, sostiene Guelfi, “la proposta è morta nel travaglio e nella morte del piano editoriale di Campo Dall’Orto. Ora, fatta salva la necessità di provvedere alla redazione di un piano editoriale e di riprendere quindi anche gli aspetti digitali che quel piano prevedeva, la Gabanelli rivendica l’autorevolezza e l’indispensabilità di un percorso purtroppo abortito”.

Insomma, un enorme, gigantesco pasticcio, in cui a rimetterci è solo la Rai, nell’anno in cui il passaggio del canone nella bolletta elettrica, e dunque, i maggiori introiti, farebbero prevedere maggiore saggezza da parte di un Consiglio di amministrazione a maggioranza, che dopo la sconfitta al referendum del 4 dicembre appare ormai frutto di una stagione politica obsoleta e incancrenita.

 

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