Messico. Il sisma ha provocato almeno 225 vittime, ma si teme che il bilancio possa arrivare a 1000. Molti i bambini sotto le macerie

Messico. Il sisma ha provocato almeno 225 vittime, ma si teme che il bilancio possa arrivare a 1000. Molti i bambini sotto le macerie

Sono almeno 225 i morti per il terremoto di magnitudo 7,1 della scala Richter che ha colpito il Messico, devastando la capitale e le regioni circostanti. Si teme che il bilancio finale possa arrivare fino a mille vittime, come ha stimato l’agenzia scientifica americana Usgs. La situazione più drammatica a Coapa, a sud-est di Città del Messico, dove è crollata la scuola elementare Enrique Rebsamen: sono morte 25 persone, di cui 21 bambini. L’ha riferito su Twitter il coordinatore nazionale della Protezione Civile Luis Felipe Puente, che ha anche aggiornato il dato complessivo delle vittime del terremoto: al momento sono 225, di cui 94 nella città-stato di Città del Messico, 71 in Morelos, 43 in Puebla, 12 nello Stato del Messico, 4 in Guerrero e 1 a Oaxaca. In precedenza il ministero dell’Interno aveva parlato di 248 morti. Mentre si scava tra le macerie alla ricerca dei superstiti, quasi quattro milioni e mezzo di persone sono rimasti senza elettricità: si lavora per ristabilirla, e a Oaxaca è stato ristabilito il servizio a 102 mila utenti, come confermato su Twitter dalla commissione federale dell’energia elettrica messicana (Cfe). Migliaia di persone terrorizzate, poco dopo le 13 di ieri (ora locale), si sono riversate in strada per sfuggire agli edifici che si sgretolavano, solo 12 giorni dopo il sisma di potenza 8.2 che ha ucciso 98 persone e proprio in occasione del 32esimo anniversario del devastante terremoto, uno dei peggiori del Novecento, che il 19 settembre del 1985 in Messico ha provocato 10.000 vittime. L’epicentro è stato individuato nella regione Morelos, a circa 160 chilometri da Città del Messico.

Soccorritori e volontari stanno lavorando senza sosta per estrarre le vittime dalle macerie. “E’ emergenza nazionale”, ha dichiarato il presidente Pena Nieto, attivando anche i militari per i soccorsi. Tutte le scuole sono state chiuse a Città del Messico e negli stati di Puebla e Guerrero. L’aeroporto della capitale, inizialmente chiuso, è stato riaperto solo in serata e sembra non vi siano stati registrati danni. Nel frattempo sono state riattivate le linee A e 9 della metropolitana di Città del Messico, quest’ultima chiusa per alcune ore a causa di un guasto alla linea elettrica. Negli ospedali a rischio crollo sono state ordinate evacuazioni. Il presidente Pena Nieto ha invitato la popolazione alla calma e, per chi ha un’abitazione sicura, a restare in casa per non intasare le strade percorse dai mezzi di soccorso. “Dio benedica la gente di Città del Messico. Siamo con voi e saremo accanto a voi”, ha twittato il presidente americano Donald Trump mentre l’ex presidente Barack Obama, sempre con un cinguettio, ha offerto le sue condoglianze in spagnolo inviando “un forte abbraccio a tutti”. Papa Francesco ha lanciato un invito ad aiutare il Paese: “In questo momento di dolore chiedo di manifestare solidarietà a tutta la popolazione messicana”, ha dichiarato durante l’udienza generale, invitando a pregare “per le vittime, i feriti e i familiari, e per quanti stanno portando soccorsi”. Un pensiero “al Paese amico colpito dal terremoto” è stato rivolto anche dal premier, Paolo Gentiloni: “Italia vicina alle vittime e pronta a aiutare nei soccorsi”. Messaggi di solidarietà sono arrivati da tutti i leader sudamericani, a partire dal venezuelano Nicolas Maduro, dal presidente di El Salvador, Salvador Sanchez e dal presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernandez. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha augurato ai feriti e al Paese una veloce ripresa. Il terremoto sembra che abbia provocato anche un’eruzione del vulcano Popocatepetl, nella regione di Puebla, causando la morte di 15 persone, secondo il governatore Jose Antonio Gali. Si tratta del vulcano più attivo del Messico: l’ultima eruzione risaliva a luglio.

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