Leggi elettorali, qualcosa si muove. L’avvocato Besostri, battaglie vinte su Italicum e Porcellum, annuncia ricorso alla Consulta per armonizzare voto Camere. De Petris: al Senato chiedo di presentare al governo una risoluzione sulla questione

Leggi elettorali, qualcosa si muove. L’avvocato Besostri, battaglie vinte su Italicum e Porcellum, annuncia ricorso alla Consulta per armonizzare voto Camere. De Petris: al Senato chiedo di presentare al governo una risoluzione sulla questione

Eppur si muove. Queste parole, l’abbia pronunciate o no Galileo Galilei di fronte all’Inquisizione, rendono bene quanto sta avvenendo rispetto alla legge elettorale impantanata in una disputa infinita fra le forze politiche, stiracchiata da una parte e dell’altra, che rischia di mandare al voto gli elettori con due leggi, una valida per la Camera e una per il Senato. In una parola si tratta della ingovernabilità del Paese. C’è chi dice che in Spagna per mesi e mesi sono andati avanti senza governo, quindi non sarebbe la fine del mondo. Ma non sarebbe, ovviamente, un bel vedere. Non è un caso che il Presidente della Repubblica, inascoltato, abbia più volte fatto appello alle forze politiche, nei modi e nei termini che sono proprie del ruolo che ricopre, ad operare per l’armonizzazione delle leggi elettorali di Camera e Senato. Eppure, in questa situazione stagnante, qualcosa si sta muovendo. Sul versante che riguarda un possibile nuovo intervento della Corte Costituzionale, sta operando l’avvocato amministrativista, docente di Diritto pubblico comparato, Felice Besostri, già senatore dell’Ulivo, oggi presidente del “Gruppo Volpedo”, rete di associazioni socialiste e libertarie del Nord Ovest e della Rete socialista- socialismo europeo, colui che, insieme ad un gruppo di giuristi ha vinto le battaglie contro la incostituzionalità dell’Italicum e del Porcellum. Domenica su iniziativa della associazione che Besostri presiede un convegno-appello si svolgerà a Volpedo cui parteciperanno fra gli altri Anna Falcone, già vicepresidente del Comitato per il no al referendum costituzionale,Giorgi del Pd, Fornaro di Articolo 1-Mdp.

La questione all’esame dell’Ufficio di presidenza di Palazzo Madama

 A livello istituzionale, leggi Ufficio di presidenza della Commissione Affari Costituzionali del Senato, a movimentare la situazione è Loredana De Petris, capogruppo di Sinistra italiana-Possibile. “In tutti i modi – ci ha detto – bisogna tentare di togliere dalla palude un atto fondamentale per la vita democratica del nostro Paese dando la possibilità ai cittadini di andare al voto con una legge che risponda ad un diritto inalienabile, qual è il voto garantito da un sistema elettorale semplice e chiaro”. Allo stato siamo invece di fronte ad un pasticcio, per non dire di peggio, che non avvicina i cittadini al voto, al  contrario li allontana. E non per colpa della Consulta che decretò la incostituzionalità del Porcellum e dell’Italicum, sentenze nate da ricorsi presentati da un pool di avvocati, circa ottanta, coordinati, come abbiamo detto da Felice Besostri. Tra il 2015 e il 2016 hanno avviato 23 cause civili in altrettanti  tribunali chiedendo, sottolinea Besostri “la pienezza e la libertà del diritto di voto” e ricorda che “cinque giudici hanno sollevato le questioni su cui la Consulta si è pronunciata a gennaio”. Vediamo allo stato qual è la situazione: alla Camera premio di maggioranza alla lista che va oltre il 40%, al Senato niente premio, alla Camera coalizioni vietate, al Senato permesse; alla Camera soglia di sbarramento al 3%, al Senato al 3% per le liste dentro una coalizione che supera il 20% e all’8% per le liste solitarie; alla Camera capilista bloccati, al Senato preferenze per tutti; alla Camera garanzia di rappresentanza di genere uomo-donna, al Senato questione non regolata malgrado la consulta abbia dato indicazioni.

Occorre eliminare alcune parole in otto articoli del voto per il Senato

Cosa propone  Besostri. Ce lo riassume in poche parole, “un ricorso alla Consulta cui si chiede di armonizzare le due leggi. Eliminando alcune paroline in otto articoli della legge del Senato e il gioco, l’armonizzazione, è fatto”. Facile a dirsi ma questa richiesta è accompagnata da una ottantina di pagine, una argomentazione che non fa una piega. La dinamica da seguire: rapida presentazione, in questi giorni, forse oggi stesso, della questione di incostituzionalità. Ordinanza di un tribunale cui è stata presentata l’istanza che la porta davanti alla Consulta, pronunciamento della Corte entro gennaio.

Besostri ci ricorda che la stessa Consulta nella sentenza sull’Italicum affermava che “la Costituzione, se non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, tuttavia esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non ostacolino, all’esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee”.  Indicava anche il modo in cui riproporre la questione della disomogeneità nel caso il Parlamento non avesse provveduto. La Consulta ha i poteri per rendere omogenei i sistemi elettorali.

Una norma del regolamento di Palazzo Madama per l’ intervento del  governo

Passiamo al Senato di cui ci dà informazione Loredana De Petris che ci dice di essere “moderatamente ottimista” anche se le difficoltà sono molte perché non è facile mettere d’accordo partiti che non ne hanno proprio intenzione e voglia. Ma tentare è sempre importante, visto anche che si muove l’avvocato Besostri, “un esperto con successo” in merito alle leggi elettorali. De Petris ha “scoperto” una norma del regolamento di Palazzo Madama, articolo 139, che si adatta perfettamente alla attuale situazione relativa alle leggi elettorali. Se la Consulta – afferma questo articolo – chiede di abolire una norma la commissione Affari Costituzionali può presentare al governo una risoluzione sulla questione. Nell’Ufficio di presidenza – spiega  De  Petris – “pongo la questione  di una risoluzione che dovremmo adottare relativa  appunto alla armonizzazione di Italicum e Consultellum sull’anomalia delle soglie in relazione alla sentenza della Consulta cui non è stato ottemperato tanto che andiamo alle elezioni con un sistema che produce differenti equilibri politici. Insomma non è un belvedere”.

Dice Besostri: “Il nostro ricorso e l’iniziativa portata avanti dalla De Petris non possono essere prese sottogamba. Governo e Consulta dovranno adottare le iniziative necessarie per sanare una situazione insostenibile”.

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