Le prime cinque vincono tutte grazie ai cannonieri, Juve e Napoli, nove gol in due, assorbono le delusioni europee

Le prime cinque vincono tutte grazie ai cannonieri, Juve e Napoli, nove gol in due, assorbono le delusioni europee

È stata la giornata dei cannonieri che sono andati a segno permettendo ognuno alla  propria squadra di conquistare i tre punti indispensabili per non perdere terreno rispetto alle altre. Triplette di Dybala e Mertens, doppiette di Immobile, Kalinic e Dzeko.  Questo sembra un campionato nel quale più che ai giochi di squadra sembra subordinato alle genialità dei singoli, palesemente espressa nella classifica dei cannonieri che, dopo quattro partite vede in testa Dybala con 8 reti, seguito da Immobile con 6 e Mertens e Icardi con 5: se continuano con questa media, lo spettacolo è assicurato.

In particolare, la Juve e il Napoli, in cerca di riscatto dopo i deludenti esordi in Champions, hanno abbattuto i rispettivi avversari (3-1 col Sassuolo, la prima, e un pirotecnico 6-0 al Benevento il secondo ). Allegri, riconciliandosi con i propri tifosi, accantonando l’incubo Messi, e Sarri, rimediando all’accantonamento ucraino del suo cannoniere principe che si è ampiamente rifatto con una tripletta.

La classifica di testa è rimasta invariata e, dopo quattro giornate, vede il solito trio Juve, Napoli e Inter a punteggio pieno, con tre squadre come non succedeva dal 1960; segue a due punti la Lazio che, soffrendo più del solito, è stata comunque capace di andare a vincere a Genoa e, un punto più in giù, il Milan ancora alla ricerca di se stesso ma vittorioso con l’Udinese; la Roma, con una partita in meno, per ora è fuori dall’alta classifica ma si è rimessa in corsa annullando il Verona.

La Champions, quindi, non ha lasciato strascichi e le grandi interessate hanno confermato che, nel nostro campionato, la mancanza di quella competitività esistente contro le avversarie estere consente loro di fare e di strafare a loro piacimento e solo quando inizieranno gli scontri diretti fra di loro si potrà misurare    l’effettiva forza delle stesse.

La Juve è tornata a fare la Juve, e questo non è cosa da poco anche se l’avversario era il Sassuolo perché la botta di Barcellona avrebbe potuto demoralizzare l’ambiente ma così non è stato e a condurre le danze è stato proprio chi in Spagna aveva deluso più di tutti, quel Dybala che, con un’altra tripletta, ha fatto lui la partita, sopperendo da solo, in maniera immensa, annullando pure qualche distrazione difensiva o qualche imprecisione di Higuain, rimasto ancora a secco.

Un altro fenomeno si è visto a Napoli  dove il primo derby di A della storia con il malcapitato Benevento si è concluso con un rotondo,  scoppiettante, 6-0 nel quale   la parte del leone l’ha fatta Mertens, tre reti, che non ha lasciato nulla agli altri andando a segno anche su due rigori. Qui, non c’è stata partita talmente tanto evidente è apparsa la differenza di tecnica fra le due squadre con il Benevento che ha vissuto un incubo impietoso.

L’Inter vista a Crotone, più che ai suoi due marcatori che hanno fatto il risultato negli ultimi dieci minuti, deve fare un monumento di ringraziamento al suo portiere Handanovic, in gran giornata di grazia il quale, per le sue diverse parate ha impedito ad uno sfortunato Crotone di andare a segno, lasciandolo a recriminare. Chi vince ha sempre ragione e l’Inter c’è riuscita in extremis, magari non proprio alla grande ma con quella spietatezza indispensabile per vincere le partite in cui è il piccolo avversario di turno a farla da padrone.  Per gli uomini di Spalletti era importante non perdere la testa della classifica e, acciuffando la quarta vittoria consecutiva, c’è riuscita in pieno ma, per il non gioco visto, l’allenatore toscano ha di che riflettere.

Appaiata con gran merito in secondaria posizione c’è la Lazio che a Marassi contro un indomabile Genoa, in grado di rimontare due volte con il giovanissimo Pellegri (sedicenne), ha trovato in Immobile (altra doppietta) uno scardinatore implacabile delle difese avversarie e, alla fine riesce a portare a casa tre preziosi punti.

In terza poltrona c’è il Milan che, di ritorno dal sonante successo di Vienna, aveva comunque la necessità di cancellare la batosta di Roma con la Lazio, confermandosi nella buona impressione destata in Europa League anche se contro un avversario di modeste dimensioni. Gli uomini di Montella sono riusciti nell’intento per quanto riguarda il risultato, acquisito, confermando, però, ancora luci e ombre in alcuni uomini e, quindi in alcuni reparti. I tentativi di far quadrare il cerchio non sono ancora riusciti, però, quando si trova il campione che confeziona il risultato le negatività  passano in secondo piano; l’eroe del giorno è stato Kalinic che con la sua doppietta è risultato decisivo per superare una limitata Udinese.

Bella partita fra Torino e Sampdoria finita 2-2 con tante emozioni e capovolgimenti di fronte con reti decisive di cannonieri giovani (Belotti) e vecchi (Quagliarella).

Insieme a Florenzi rientrato in squadra dopo quasi un anno di assenze e di sofferenze, è tornata a farsi viva la Roma con un secco 3-0 (doppietta di Dzeko, dopo qualche recriminazione sul modulo di Di Francesco) su di un Verona ancora una volta inesistente. È un risultato importante e tonificante per i giallorossi che, fermati a Genova dalla pioggia, avevano la necessità di dimostrare che la precedente sconfitta casalinga con l’Inter era stato un episodio passeggero e il Verona ha fatto da capro espiatorio per accantonare qualche polemica.

Dopo le due sconfitte iniziali, seconda vittoria per la Fiorentina su un Bologna che per buona parte aveva destato un’impressione meritevole almeno di un punto, riuscendo pure a pareggiare per poi afflosciarsi uscendo battuto.

Vittoria bis del Cagliari che espugna il campo della Spal dopo aver dominato la partita e, per giudizio unanime, ha vinto chi ha giocato meglio.

Positivo il punto conseguito dall’Atalanta conseguito a Verona col Chievo in una partita dove il Var le annulla due gol e poi le concede il rigore per il pareggio.

Anche su altri campi il Var ha fatto valere la sua presenza, annullando o concedendo reti e, alla fine, quasi nessuno ha avuto nulla da recriminare.

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