La politica della confusione, politichese a buon mercato. Le incertezze di Pisapia, il suo “non sapere” sulla squallida vicenda siciliana. Il bisogno a sinistra di una nuova cultura costruita dal basso. Sarebbe utile una rilettura di Gramsci

La politica della confusione, politichese a buon mercato. Le incertezze di Pisapia, il suo “non sapere” sulla squallida vicenda siciliana. Il  bisogno  a sinistra di una nuova cultura costruita dal basso. Sarebbe utile una rilettura di Gramsci

Chiediamo scusa ai nostri cinque o dieci, speriamo, lettori se li disturbiamo ancora parlando delle prossime elezioni siciliane, di quelle politiche che non si sa ancora quando avverranno, c’è chi parla subito dopo l’approvazione della legge di Bilancio a chiusura della legislatura, stando ai desiderata del capogruppo Pd alla Camera, Rosato. Parlando di elezioni nell’Isola si deve di nuovo  prendere le mosse da Giuliano Pisapia, dalle sue dichiarazioni appena tornato dalle vacanze quando la prima cosa che disse fu: “non condividiamo le scelte di Articolo1-Mdp per quanto riguarda la candidatura di Claudio Fava  a presidente della Regione Sicilia. Dobbiamo verificare se è  ancora valido il progetto originario”, quello cioè di dar vita a Insieme l’unificazione di Campo progressista di cui lui è il leader e Articolo1-Mdp. Poi venne reso noto un comunicato congiunto firmato da Speranza, coordinatore di Articolo1 e lo stesso Pisapia. Il leader di Campo progressista affermava in particolare in diverse dichiarazioni che il “caso Sicilia, la candidatura del rettore Micari sostenuto dal Pd e da Renzi e da Alfano era una anomalia”. Si annunciava nel comunicato congiunto che il confronto fra Articolo1 e Campo progressista proseguiva. Niente di più niente di meno. Restava intanto una incognita importante sull’atteggiamento di Campo progressista in Sicilia, votare o no per il candidato proposto dal sindaco di Palermo Orlando, e fatto proprio da Pd e alfaniani?

Il leader di Campo progressista sul “caso” Sicilia si arrampica sugli specchi

Passava qualche giorno e Pisapia, il candidato messo in pista da La Repubblica per le prossime elezioni politiche, una sorta di “cerniera” fra Pd e coloro che il Pd avevano lasciato dando vita, appunto, ad Articolo1-Mdp, ha rilasciato una intervista al Corriere della Sera. Viene commentata in modo molto positivo da alcuni esponenti di Articolo1-Mdp, che sembrano tirare un respiro di sollievo a fronte di una possibile rottura del progetto Insieme come era apparso possibile dalle prime, irate, dichiarazioni di Pisapia in merito alla  candidatura di Claudio Fava decisa da Articolo1 e Sinistra italiana.

Figuratevi se a noi non va bene che vada avanti un processo che mette insieme le sinistre sparse. La divisione a sinistra l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle. Ma qualcosa non ci torna, non ci è chiaro. L’intervista di Pisapia non chiarisce. Intanto dice un bugia, o meglio per non offenderlo, una “non verità”. Afferma che “solo ora” cioè qualche giorno fa, sarebbe arrivato l’ok di Alfano alla candidatura di Micari e all’accordo, quindi, con Pd. L’ex sindaco di Milano, il cui proconsole, Bruno Tabacci, non conosceva l’iter della vicenda Regione Sicilia, i passaggi nel Campo progressista di personaggi, un tal Ferrandelli, già candidato di Forza Italia a sindaco contro Orlando o di altri “potenti”, amici degli amici. Possibile che non abbia mai letto un giornale in cui si dava per fatto l’accordo Renzi-Alfano, fra i promotori Lotti, da trasferire dalla Sicilia alle elezioni nazionali? Dice che  ha saputo che Alfano avrebbe sostenuto Micari e che non aveva notizia di una candidatura  a vicepresidente per un suo uomo? Possibile che non sapesse che il vicepresidente non è una carica elettiva e che deve essere nominato dal Consiglio e che c’era l’accordo Pd-Alfano?

Comitato di “garanti” per i candidati alle politiche. E gli iscritti, i militanti?

Nella intervista al  Corriere poteva far sapere come voteranno i pisapiani nelle elezioni di novembre. Non lo ha fatto, però ha reso noto che per quanto riguarda le elezioni nazionali le candidature risponderanno anche a criteri di rapporti con il territorio ma saranno decise da una sorta di “comitato di garanti”, che non sono candidati. Ma gli eventuali iscritti a Insieme o come si chiamerà il futuro movimento, se nascerà, avranno perlomeno il modo di esprimersi?  Pare di no. Del resto anche la sua leadership di Insieme non ha avuto alcuna verifica. Lui stesso dice che gliel’ha proposta un autorevole esponente di Articolo1. Ci chiediamo: non ha sentito il bisogno di una designazione non diciamo dagli iscritti, il suo Campo largo non  li prevede, ma da una qualche assemblea, riunione?  Infine, un nodo di non poco conto da sciogliere e questo riguarda anche Articolo1-Mdp. Pisapia parla di una  coalizione di “centro sinistra o di sinistra centro”, una coalizione di governo.

Nella intervista Pisapia non  parla mai di partito di sinistra

Non c’è traccia nella sua intervista della costituzione di un nuovo soggetto di sinistra, chiamiamolo  pure sussi, biribissi, se non si vuole usare la parola partito, che sembra sia stata eliminata dal vocabolario della lingua italiana, che sulla base di un programma concordato dia vita ad un governo che proponga e pratichi una politica in discontinuità, come dice lo stesso Pisapia, con quella praticata da Renzi che, a scanso di equivoci, ha già annunciato che anche se perde le lezioni in Sicilia, non si dimette da segretario del Pd e sarà quindi, lo dice lo Statuto del partito, il candidato premier. Che, diciamo, sarà difficile sconfessi la politica dei suoi “mille giorni” che è poi quella che con meno arroganza porta avanti Gentiloni.Mette le mani avanti, quasi un ordine, il senatore Pd, Andrea Marcucci, uomo di fiducia di Renzi Matteo . “Il Pd – dice – è il baricentro di qualsiasi possibile coalizione di centro sinistra. Senza i democratici, la vittoria dei populisti di destra e Cinque Stelle sarebbe certa. Partendo da questo dato di fatto, la relazione con Campo progressista e con Pisapia, per me, è auspicabile”. A buon intenditor, come si dice…

Come e se può andare avanti il processo di unificazione, resta un incognita

Infine non una parola nella intervista al Corriere su come portare avanti il processo di unificazione, se andrà avanti, con Articolo1, che parla invece di costruzione dal basso, coinvolgendo gli iscritti in carne ed ossa per costruire una forza politica di sinistra, certo aperta a movimenti, associazioni, sindacati, mondo del cattolicesimo  democratico, che opera  per costruire un centrosinistra di governo, ma non solo. Una rilettura di Gramsci, poi di Togliatti e di Berlinguer sul ruolo, la funzione  di un partito di sinistra, la riscoperta che la politica è cultura, farebbe bene all’Italia.

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