La carta di identità degli edifici, ancora un miraggio. Il 67% della popolazione, 500 mila alloggi, in zone a rischio sismico. 2 milioni di unità abitative caratterizzate da degrado. Fillea Cgil e associazioni professionali: subito il Fascicolo unico di fabbricato

La carta di identità degli edifici, ancora un miraggio. Il 67% della popolazione, 500 mila alloggi, in zone a rischio sismico. 2 milioni di unità abitative caratterizzate da degrado. Fillea Cgil e associazioni professionali: subito il Fascicolo unico di fabbricato

In Italia se ne cominciò a parlare nel secolo scorso, quando a Roma – era il 1998 – crollò la palazzina di Vigna Jacobini, facendo 38 vittime, e da allora se ne riparla ogni volta che crolla un edificio sotto i colpi di un terremoto, di un fiume di acqua e fango o di altri eventi traumatici… ma in Italia il Fascicolo Unico di Fabbricato resta a tutt’oggi ancora un miraggio.

La Fillea Cgil da anni insiste sulla necessità di introdurre questa “carta di identità” degli edifici ed oggi a Napoli, dopo un lungo lavoro di relazione e confronto con le Associazioni Professionali, ha presentato nel corso di un Convegno Nazionale una proposta organica, chiedendo alle Istituzioni di passare dal dire al fare, come ha ricordato Ermira Behri, segretaria nazionale degli edili Cgil nella sua relazione “a livello nazionale ci sono stati vari disegni di legge sull’istituzione del fascicolo del fabbricato, il cui iter si è sempre interrotto, pertanto a livello nazionale non esiste alcun obbligo di dotazione di fascicolo del fabbricato”.

A livello territoriale, sono stati fatti tentativi da parte di alcune Regioni “per provare a rendere obbligatoria una qualche forma di documentazione propedeutica alla certificazione sismica e la messa in sicurezza degli edifici, senza tuttavia avere successo. Parliamo ad esempio di Lazio, Campania, Emilia Romagna, Basilicata, Calabria. Ognuna di queste Regioni ha avuto un percorso proprio, molto spesso accidentato a causa di alcune sentenze di incostituzionalità delle leggi emanate, e di fatto in nessuna di queste Regioni c’è attualmente un quadro chiaro e definitivo sull’argomento”.

In Europa esistono diverse forme di identificazione degli edifici

E mentre in Europa numerosi Paesi hanno da tempo introdotto forme diverse di carta d’identità degli edifici – ad esempio, in Francia dal ’77 per gli edifici pubblici, in Gran Bretagna dal 1995, e poi in Germania e Spagna – proprio il paese con il più antico patrimonio edilizio del continente non si è ancora dotato di questo strumento “fondamentale per il monitoraggio dello stato di salute di un edificio e per praticare una vera politica strutturale di prevenzione e messa in sicurezza del patrimonio abitativo e pubblico” prosegue Behri che domanda “quante tragedie si potrebbero evitare se conoscessimo lo stato di manutenzione, le caratteristiche geologiche, urbanistiche, strutturali, le condizioni degli edifici, prevedendone quindi il comportamento in caso di calamità naturali ed intervenendo per tempo alla loro messa in sicurezza totale o parziale?”.

Convegno a Napoli. Ermira Behri : Situazione allarmante. I numeri parlano chiaro

I numeri parlano chiaro, e gridano vendetta: in uno scenario dove l’81% dei comuni italiani è in aree ad alta criticità idrogeologica e quasi il 67% della popolazione risiede in zone a rischio sismico “oltre l’80% degli edifici pubblici è risalente a prima dell’introduzione delle  norme tecniche del 2000 ed il 56% a prima degli anni ’70” prosegue Ermira Behri “si stima che oltre 100 mila siano gli alloggi a rischio rientranti nell’edilizia storica nelle grandi città; oltre 400 mila gli alloggi a rischio rientranti nell’edilizia storica nel resto del territorio nazionale e sono circa 800 mila gli edifici con più di 40 anni di vita. A questi andrebbero aggiunti gli edifici caratterizzati da degrado per ragioni costruttive (boom edilizio anni ‘60 e ‘70, edifici abusivi multipiano, costruzioni concepite in funzione della speculazione edilizia a discapito della qualità dei materiali) per altri 2 milioni circa di unità abitative. Non sono quindi più a rischio solo gli edifici storici ma anche quelli contemporanei, che invecchiano molto prima.” Per la Fillea e per le associazioni professionali – Federperiti Industriali aderente a Confedertecnica, Ana e Cia Archeologi, Geomobilitati – Federazione Nazionale Geometri/Geometri Laureati e Istituto Nazionale di Architettura – quella dell’introduzione del Fascicolo Unico di Fabbricato è una priorità assoluta “siamo consapevoli che si tratti di un processo lungo- dice Behri- ma è possibile individuare tappe a breve e medio termine, utilizzando fin da subito una serie di strumenti già presenti, penso alle agevolazioni fiscali, al sisma-bonus,  alle linee guida per la classificazione del rischio sismico, a rendere cedibili alle banche tutti i vari bonus sia per la ristrutturazione che per risparmio energetico ed interventi antisismici, di fatto estendendo un sistema che è stato già riconosciuto per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia. Ed ancora, penso alla trasformazione dei vari bonus in erogazione diretta per gli incapienti e ad estendere a 5 anni (come per il Sisma Bonus) il tempo di restituzione/erogazione di tutti i contributi per interventi edili. Dunque, con poco sforzo sarebbe possibile utilizzare attuali strumenti ed aggiungerne degli altri a costo zero, come primi interventi a breve termine  di un percorso in progress verso l’obbligatorietà del Fascicolo di Fabbricato”.

Il “Fascicolo”  dovrebbe contenere la condizione sismica e strutturale dell’edificio

Secondo la proposta della Fillea e delle associazioni professionali, una volta a regime il Fascicolo di Fabbricato dovrebbe contenere la condizione sismica e strutturale dell’edificio e dell’unità abitativa secondo una classificazione omogenea a livello nazionale, la classe energetica ovvero impianti e consumi, la classe dell’esposizione al rumore. Il Fascicolo inoltre deve contenere una parte generale (se l’unità abitativa fa parte di un condominio o strutture con più di 4 unità abitative) e una parte specifica (per la singola unità).  Andranno poi differenziate queste “carte di identità”  tra edifici storici e edifici moderni, richiedendo classificazioni, attestazioni e analisi a professionisti delle diverse specializzazioni.

Il fascicolo, inoltre, dovrà avere costi contenuti o nulli per i cittadini, al netto di adeguati oneri per professionisti e per l’archiviazione amministrativa. Le eventuali spese per la certificazione sismica potrebbero essere agevolate fiscalmente, equiparandole a tutte le altre spese fiscalmente agevolate. Tra le proposte di medio periodo il sindacato e i professionisti puntano anche a introdurre, con gradualità, l’obbligatorietà delle manutenzioni programmate, una sorta di “revisione obbligatoria”, e l’adeguamento ordinario ogni 20 anni, come accade in altri paesi europei. In questo modo ogni intervento significativo sullo status energetico, sismico o del rumore, potrà prevedere un aggiornamento del fascicolo di fabbricato.

Capitolo a parte quello degli edifici vincolati dalle soprintendenze, su cui sindacato ed associazioni chiedono di superare l’attuale limite normativo che non distingue tra edilizia privata moderna ed edilizia storica sottoposta a vincoli. Infine da sindacato ed associazioni la proposta di introdurre alcune innovazioni per la velocizzare del processo: la completa digitalizzazione degli archivi dei catasti, da mettere a disposizione dei professionisti abilitati, e la condivisione in rete delle certificazioni energetiche già diffuse. In questo modo sarà più semplice definire la versione elettronica del fascicolo che potrà rendere accessibile a tutti gli attori del processo la consultazione.

Share