Ius soli? Sì, no, forse. Dopo Delrio è Prodi a fustigare le indecisioni del Pd, più attento ai sondaggi che alle vite umane. No dal sottosegretario alfaniano all’Istruzione (allora si dimetta)

Ius soli? Sì, no, forse. Dopo Delrio è Prodi a fustigare le indecisioni del Pd, più attento ai sondaggi che alle vite umane. No dal sottosegretario alfaniano all’Istruzione (allora si dimetta)

Forse non è stato un caso che ad alzare i toni polemici contro governo e Partito democratico sullo Ius soli siano stati due reggiani, Graziano Delrio, attuale ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, e Romano Prodi, usando, più o meno, le stesse argomentazioni. Delrio aveva biasimato soprattutto le parole del capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda sull’assenza di maggioranza per votare il provvedimento, che ne motivava il sostanziale affossamento. L’ex sindaco di Reggio Emilia e promotore principale della proposta di legge popolare sullo Ius soli quand’era presidente dell’Anci, sarà andato su tutte le furie, per il ricatto imposto dai colleghi di governo di Ap, la formazione di Alfano e per la dichiarazione di Maurizio Lupi, che di fatto uccideva la legge. Delrio sapeva e sa benissimo che nelle sue terre emiliane, nella sua regione, è la non approvazione della legge che fa perdere molti voti, come in Toscana, e molto probabilmente in alcune regioni del Centro e del Sud. Delrio inoltre temeva e teme che inseguire la destra sul suo terreno securitario fa perdere identità politica e coerenza al suo partito, soprattutto, ad esempio, nelle aree dell’impegno cattolico, di base e delle parrochie, dove l’integrazione esiste, dove era stata promessa la legge, ed ora la delusione è fortissima. Insomma, con l’affossamento dello ius soli è certo che i voti si perdono, e non è certo che si ottengano quelli in uscita da destra.

Le argomentazioni di Romano Prodi a Repubblica sono stringenti e vere. Il Pd ne saprà far tesoro?

Stesse argomentazioni ha usato Romano Prodi nel corso dell’intervista a Repubblica, ma con toni decisamente più cattivi verso il Pd. “Non approvare lo Ius Soli è un calcolo politico sbagliato basato sull’emozione e non su uno sguardo lungimirante per il bene del Paese”, ha affermato Romano Prodi, commentando il dietrofront sulla legge in Senato. “Se vincerà questa assurda chiusura sulla cittadinanza”, ha aggiunto l’ex premier, “la gente finirà per votare l’originale. Meglio spiegare le ragioni del provvedimento degno di un Paese civile”. Ed ecco la stoccata contro il Partito democratico: “la legge non è passata perché le indagini demoscopiche dicono che il partito che la propone perderebbe due punti di voti”, ha osservato Prodi, “ma li perderebbe perché è inevitabile che siano perduti o perché non si spiegano le ragioni della stessa legge e non ne nasce finalmente un dibattito sul contenuto?”. L’accusa a Renzi e al pd è di quelle toste: “insomma, non credo affatto che abbandonare una propria linea a motivo delle indagini demoscopiche sia un fatto positivo”, ha insistito, se il Pd “facesse una seria riflessione in merito, la paura gli passerebbe”. La proposta di Prodi è di “trasformare l’approvazione dello Ius Soli in una festa della cittadinanza, in qualcosa di solenne; è una questione di diritti che un Paese civile deve avere”. Ci sono poi anche i doveri: “Ad esempio, non solo la conoscenza della lingua, ma anche un minimo di conoscenza della Costituzione. Tenendo però presente”, ha aggiunto ridendo, “che nel caso dovremmo togliere la cittadinanza a un elevato numero di italiani…”. Riusciranno i due esponenti reggiani (forti dell’esperienza positiva dell’integrazione delle nuove generazioni in quelle pianure, nel mondo del lavoro e nelle scuole di ogni ordine e grado) a convincere Renzi, Orfini, governo e gruppi parlamentari del Pd che, come titolava Avvenire, “lo ius culturae s’ha da fare”? Dalle reazioni di queste ore i timori però paiono fondati.

Enrico Rossi al ministro Orlando: “o con la sinistra o con Alfano”

Lo sottolinea ad esempio il governatore della Toscana, Enrico Rossi, uno dei fondatori di Articolo1, che decide di parlare direttamente al ministro della Giustizia: “Caro Orlando, o con la sinistra, o con Alfano a approvare la legge del verdiniano Falanga, un altro vergognoso condono. I voti per lo ius soli possono essere cercati a sinistra. Ma il Pd subisce il ricatto di Alfano che non vuole la Legge. Per noi già queste sono buone ragioni per escludere alleanze con Alfano in Sicilia e al governo del Paese. Non lo capisce invece Andrea Orlando che con Alfano continua a proporre alleanze”.

L’intervento ottimista di Minniti e la doccia fredda di Toccafondi, alfaniano, sottosegretario all’Istruzione, che dovrebbe spiegare a 900mila studenti stranieri nati in Italia perchè non li vuole italiani. Oppure si dimetta

Nella polemica interviene tuttavia il ministro dell’Interno Minniti, con un articolo ottimistico sul giornale online del Pd. “La legge sullo Ius soli non è affossata e io penso che ci siano le condizioni per costruire in Parlamento una maggioranza per approvarlo. Noi faremo ogni sforzo”. Lo dice il ministro dell’Interno, Marco Minniti, intervistato da ‘Democratica’, il quotidiano telematico del Pd. “Lo Ius soli – secondo il ministro – è un pilastro per le politiche di sicurezza, perché quando uno tiene troppo a lungo una persona che pensa di averne diritto ai margini della società fa una cosa ingiusta e le ingiustizie producono odio. Quella persona che sta governando i flussi migratori – aggiunge – è la stessa persona che dice che approvare lo Ius soli non è un salto nel buio ma va nella direzione della costruzione di un’Italia migliore”.  Ma ecco la doccia fredda, e arriva da un collega di governo, il sottosegretario all’Istruzione Toccafondi: “approvare lo Ius Soli entro fine legislatura? Direi proprio di no. Le problematiche sono tante e oggettivamente Zanda, il capogruppo del Pd al Senato, ha detto la verità: si rischia di non avere una maggioranza chiara, solida e di governo”, mentre “penso che lo Ius soli sia un tema da campagna elettorale”. Gabriele Toccafondi aggiunge: “Visto che ci sono altre sfide importanti come il documento di programmazione economica e la legge di stabilità forse è il caso di concentrarsi su quello”. Dunque, il sottosegretario all’Istruzione, che dovrebbe sostenere lo Ius soli, perché nelle scuole italiane ci sono circa 900mila studenti stranieri nati in Italia, ai quali i docenti dovranno spiegare perché non li vogliamo italiani, invece lo boccia. Dica Toccafondi a quei 900mila studenti stranieri ma nati in Italia, frequentano scuole italiane, perché non vuole che siano italiani, altrimenti si dimetta, o il Pd ne chieda le dimissioni. Ma si sa, in Italia la coerenza non è certo una virtù.

Il presidente del Senato, Grasso, insiste sullo ius culturae e chiede chiarezza ai media

“Lo Ius soli è in realtà anche Ius culturae. Le condizioni che si prevedono nella legge in discussione al Senato sono molte di più di quelle che si chiedono per una semplice nascita sul territorio italiano”, ha sottolineato il presidente del Senato, Pietro Grasso, a margine della Summer School di Nando Della Chiesa a Milano. “Anche sotto il profilo della comunicazione, è importante chiarire che non basta essere nati in Italia per ottenere la cittadinanza – ha proseguito Grasso – occorre essere figli di un cittadino che abbia una residenza legale in Italia e che il ragazzo che vuole ottenere la cittadinanza abbia studiato in Italia e conosca la nostra lingua”. “In realtà – ha osservato ancora – si tratta di riconoscere un diritto che già esiste. Anche mio nipote ha tanti compagni di scuola che fanno percorsi di legalità, tifano per le nostre squadre di calcio, vivono la vita in tutte le manifestazioni possibili, eppure non sono italiani”. Ma perché non lo dice al sottosegretario alfaniano all’Istruzione Toccafondi?

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