Informazione. Circola una bozza di decreto del ministro Orlando, liberticida sulle intercettazioni. La Fnsi non siederà al tavolo. Di Pietro contrario, “la legge c’è già”

Informazione. Circola una bozza di decreto del ministro Orlando, liberticida sulle intercettazioni. La Fnsi non siederà al tavolo. Di Pietro contrario, “la legge c’è già”

Sul caso della bozza del decreto relativo alle intercettazioni, rivelato dal quotidiano Repubblica venerdì, il Movimento 5 Stelle parla già di “decreto-bavaglio”, di “colpo di spugna per salvare Tiziano Renzi, Lotti e il cerchio magico coinvolto nell’inchiesta Consip”. Luigi Di Maio consiglia al ministro Orlando di “dedicarsi ai tempi della giustizia” piuttosto che “scaricare sui magistrati la colpa”. “Sei fuori bersaglio”, gli risponde Donatella Ferranti, Pd. Sul fronte opposto Forza Italia, con Amedeo Laboccetta, parla di “legge blanda”. Il ministero, da parte sua, si affretta a dire che “allo stato non esiste alcun testo né definitivo né ufficiale”. Tuttavia, un testo, il Ministero, lo ha diramato a numerosi procuratori e porta l’intestazione “schema di decreto legislativo recante ‘disposizioni in materia di Intercettazioni”, quello che è poi giunto alla redazione del quotidiano romano. Un documento che per quanto ancora provvisorio, mette le mani avanti in vista dei contenuti di una delega che il governo deve esercitare entro tre mesi dall’entrata in vigore della riforma penale, cioè entro il 3 novembre, o decadrà.

La Federazione nazionale della stampa declina l’invito con una nota durissima

Quella delega si presenta praticamente in bianco nel provvedimento di partenza. L’iter per riempirla sarà accompagnato da una serie di incontri, già tra lunedì e martedì prossimi, con magistrati, avvocati, giornalisti, accademici. Non con la Fnsi, che invece ha duramente declinato l’invito. “Il governo pensa di limitarsi a chiederci un parere su un testo già definito. Ma noi non andremo a un’audizione di mezz’ora, ci limiteremo – per una questione di buona educazione e di garbo istituzionale – a far avere delle nostre valutazioni”. Preso atto delle anticipazioni sul decreto in materia di intercettazioni, e della precisazione di via Arenula, Raffaele Lorusso, segretario della Federazione nazionale della stampa italiana, parla apertamente di “una questione di metodo, che non condividiamo in alcun modo”. “Ci era stato garantito – spiega il segretario della Fnsi – che avremmo potuto dire la nostra sulla definizione di normativa e regole, e che sarebbe stato costituito un tavolo ad hoc, al quale avremmo partecipato con un esperto scelto da noi. Scopriamo ora che non è così, che siamo al punto più basso del rapporto di interlocuzione”. Per Lorusso, si tratta della “ulteriore dimostrazione della scarsa considerazione in cui il governo tiene i problemi della informazione, un episodio che si aggiunge a tutta una serie di questioni irrisolte. Che fine ha fatto la convocazione promessa sulle querele temerarie, che ormai rappresentano una forma di bavaglio e di minaccia che sta dilagando? Senza dimenticare il pasticcio delle agenzie di stampa: il bando avrebbe dovuto risolvere ogni cosa e invece la questione è ancora aperta, con testate fuori dalle convenzioni”. In sostanza, secondo il segretario, “il governo, al di là dei proclami e delle buone intenzioni formulate dal premier Gentiloni e dal ministro Lotti, continua a non prendere in considerazione temi chiave come l’occupazione, la tutela dei posti di lavoro, la lotta al precariato che per un settore nevralgico come quello dell’informazione ha una rilevanza particolare. Ecco perché non andremo in audizione”.

Nella  bozza si prevede il carcere fino a 4 anni e si vieta la trascrizione nei verbali di intercettazioni non penalmente rilevanti

La bozza dice molto della strada che si vuole intraprendere. Fatto salvo il diritto di cronaca, si prevede il carcere fino a 4 anni per chi diffonde riprese audiovisive e registrazioni di comunicazioni effettuate in maniera fraudolenta per danneggiare “la reputazione o l’immagine altrui”. Si vieta la trascrizione nei verbali di intercettazioni non rilevanti per l’indagine, un limite che il pm può oltrepassare solo “con decreto motivato” di fronte a materiale rilevante “per fatti oggetto di prova”. Nelle richieste di misure cautelari dei pm, nelle ordinanze dei gip, in quelle del riesame non si potranno riprodurre integralmente le intercettazioni, ma solo il loro contenuto, attraverso una sorta di sunto. La rilevanza delle conversazioni captate da acquisire in dibattimento la stabilirà un giudice in un’udienza ‘filtro’ con le parti. Tutto il resto sarà stralciato e destinato a un archivio riservato, finora non previsto dal codice; un archivio delle intercettazioni istituito presso l’ufficio del pm, il cui accesso – registrato con data e ora – sarà permesso solo a giudici, difensori e ausiliari autorizzati dal pm; “direzione” e “sorveglianza” saranno affidati al procuratore della Repubblica. Quanto ai mezzi per intercettare, viene seriamente delimitato l’uso di captatori informatici in pc o cellulari, consentito solo per i reati più gravi. La prossima settimana, con l’avvio degli incontri al ministero, si capirà meglio come gli addetti ai lavori valutano il testo. Per ora, un ex inquilino di via Arenula, Enrico Costa, già vice ministro della Giustizia, apprezza il merito, auspica che “non ci siano dietrofront”, ma è perplesso sul metodo seguito. Di certo, il clima su questo tema è molto cambiato, nel Paese e nei ‘palazzi’, dall’era Berlusconi e da più parti si è spesso invocato un freno alle intercettazioni che finiscono sulla stampa. Ma passare dalla trascrizione integrale delle intercettazioni al loro sunto, è un bel salto. “Un errore”, secondo Antonio Di Pietro, ex pm di Mani Pulite. “La sintesi – afferma – non riproduce mai la realtà e non si può impedire al magistrato di avere una ricostruzione integrale”. Altra cosa è vietare la pubblicazione di materiale non rilevante spesso usato “a fini di gossip”. Ma per questo una legge c’è gia’, va fatta rispettare e “anche chi informa deve rendersi conto che deve usare solo strumenti leciti per farlo”.

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