Il vento di destra che spira da Berlino, spaventa Montecitorio. In una sola giornata si uccide lo ius soli e si approva il Rosatellum 2.0, grazie all’intesa Renzi-Berlusconi

Il vento di destra che spira da Berlino, spaventa Montecitorio. In una sola giornata si uccide lo ius soli e si approva il Rosatellum 2.0, grazie all’intesa Renzi-Berlusconi

Mentre a Berlino il nuovo Bundestag già si riunisce con le sorprese inedite del voto di domenica, e nella Spd come nella Cdu cominciano le rese dei conti per le sconfitte sonore subite da entrambi i partiti, in Italia il vento tedesco produce alcuni effetti politici di notevole significato. Partiamo dai mal di pancia nel partito di Angela Merkel.  Il capogruppo uscente della Cdu-Csu nel Parlamento tedesco, Volker Kauder, è stato rieletto ma con ben 53 voti contrari su 239. I voti favorevoli sono stati 180. Kauder era stato proposto appena ieri dalla cancelliera Angela Merkel come candidato per svolgere la funzione di capogruppo del partito. Il fatto che abbia raccolto 53 voti contrari è un segnale del malumore che serpeggia nel partito per i molti voti persi alle elezioni di domenica, quando l’unione ha preso il 33% dei voti, con un netto calo rispetto al 41,5% del 2013. In casa Spd,una vera e propria rivoluzione. Intanto, lascerà a dicembre il suo incarico di segretario generale il 45enne Hubertus Heil. “Ho deciso di non ricandidarmi”, ha detto oggi pomeriggio a Berlino. Il prossimo dicembre si terrà il congresso del partito nel quale sarà scelta la nuova direzione. Heil, che ricopriva la carica di segretario generale dell’Spd solo da giugno di quest’anno, è considerato una figura molto vicina al candidato uscente, Martin Schulz. E per l’elezione del prossimo capogruppo Spd al Bundestag, l’uscente Oppermann ha confermato di non candidarsi per il ruolo, per il quale Schulz ha proposto invece Andrea Nahles. “Diventiamo più giovani e diamo più spazio alle donne”, ha affermato. Il direttore generale del partito dovrebbe essere invece Carsten Schneider. Le nomine saranno sottoposte domani al voto. Nonostante la vittoria indiscutibile, anche in Alternative fur Deutschland, l’AfD, si è celebrata una profonda spaccatura. Dopo aver annunciato ieri di non voler entrare a far parte del gruppo parlamentare, la copresidente del partito, Frauke Petry, ha confermato oggi, uscendone, la rottura col partito xenofobo, di cui era stata fino a pochi giorni fa uno dei volti emblematici. Da mesi in rotta con gli altri reggenti del partito, in particolare con l’altro copresidente Joerg Meuthen e con i due capilista alle elezioni, Alexander Gauland e Alice Weidel, Petry non ha specificato quando esattamente compirà questo passo. Intanto, proprio Gauland e Weiland sono stati votati per la presidenza del gruppo al Bundestag, con l’85% dei voti, a testimonianza della forte virata a destra dell’AfD.

Il vento di destra che spira da Berlino spaventa Montecitorio, uccide lo ius soli, e spinge verso il Rosatellu 2.0

Detto dello sconquasso del sistema politico tedesco, ci volgiamo verso Roma, dove la prima vittima del vento berlinese di destra è l’affondamento della legge su ius soli, o ius culturae, da parte degli alfaniani, di cui parliamo in altra parte del giornale. Ma è sulla nuova legge elettorale che si sta dibattendo tra le forze politiche. Il sistema tedesco, interamente proporzionale, ma diviso a metà tra seggi uninominali e quota proporzionale, con voto separato fa paura, ora che anche la Germania è sostanzialmente tripartitica e quasi ingovernabile, pare sia stato definitivamente accantonato. Martedì sera infatti il Partito democratico ha ufficialmente presentato il cosiddetto Rosatellum, nella nuova versione, che dovrebbe prevedere anche le coalizioni, ma su questo punto il dibattito è aperto. Intanto, il termine per la presentazione degli emendamenti alla legge elettorale, inizialmente previsto per domani, slitta a venerdì alle ore 12. Le votazioni sul Rosatellum bis prenderanno il via da martedì 3 ottobre, come ha deciso l’Ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali. Intanto, nella tarda serata giunge il via libera della commissione Affari costituzionali della Camera all’adozione del Rosatellum bis come testo base della legge elettorale.

Il dibattito sul Rosatellum, l’accordo del Pd con Forza Italia, Lega e Alfano, e la contrarietà di Mdp, Sinistra e M5S

Il capogruppo Pd, Ettore Rosato, mette subito in guardia:  “sono assolutamente convinto che tutti i gruppi che hanno sottoscritto l’accordo” sul Rosatellum bis, ovvero oltre al Pd anche Forza Italia, Ap, Lega e altri partiti minori, “saranno coerenti e non mi aspetto atteggiamenti stile M5S sul tedesco. Poi ci sono i voti segreti che riguardano i singoli deputati, ma io confido nella tenuta dei gruppi parlamentari. Ciò tuttavia non mette in sicurezza dai voti segreti”, e ammette: “Avremo un percorso molto ad ostacoli sia in commissione che in Aula”. Dunque, Rosato conferma che il Pd ha cambiato maggioranza sulla legge elettorale, nonostante gli appelli di numerosi esponenti di Mdp, a partire da Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani, fino a Roberto Speranza che non ha esitato a definire imbrogliellum il nuovo sistema, a riflettere. Mdp è convinto che il Rosatellum nuova versione sia un meccanismo escogitato dal Pd, in combutta con Berlusconi, proprio per annientare il potere contrattuale di Mdp. Il capogruppo di Mdp alla Camera lo afferma in modo esplicito in una nota: “Rosato sia più onesto: quelle previste dal Rosatellum sono coalizioni farlocche dove ciascun partito si presenta con il proprio capo e il proprio programma. In pratica il Pd vuole costruire il centrosinistra candidando in un collegio Alfano e in un altro Pisapia”. Francesco Laforgia prosegue: “Ci sarebbe da ridere se non fosse che siamo a pochi mesi dalle elezioni e che per irresponsabilità del Pd, questo paese non ha ancora una legge elettorale minimamente dignitosa che superi innanzitutto la vergogna di un parlamento di nominati. La verità è che sono tre anni che il Pd perde i più importanti appuntamenti elettorali e non per nostra responsabilità. ‘Dall’aiutiamoli a casa loro’ alla diminuzione del numero dei politici come unica chiave per modernizzare il paese fino alla legittima difesa, oltre a una politica economica sbagliata e a tratti demagogica: se per arginare i populisti adotti le loro categorie, è la destra che vince. Noi – conclude il capogruppo – andremo a prenderci i voti dei milioni di elettori di sinistra rimasti senza casa. Anche per questo alla fine il Pd dovrà ringraziarci”. Insomma, sembra un rottura definitiva, sul piano politico e programmatico.

Nonostante gli accordi e il passaggio in Commissione del testo base, molti malumori serpeggiano nel Pd e in Forza Italia

Ma il malumore, soprattutto all’interno del partito di Silvio Berlusconi è forte. A far sentire la voce sono stati oggi alcuni deputati, soprattutto eletti al sud, che durante una riunione hanno sollevato critiche e perplessità, sebbene ufficialmente una nota del gruppo smentisca le frizioni e assicuri sul “clima sereno”. Eppure i mal di pancia ci sono, così come ci sono nel Pd, anche se il capogruppo Ettore Rosato è pronto a mettere la mano sul fuoco: il gruppo dem reggerà, afferma. E non faranno scherzi nemmeno gli orlandiani, sostengono sempre fonti autorevoli del Pd. La prova del nove si avrà venerdì, quando scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti in commissione Affari costituzionali: sempre Rosato ha spiegato che l’accordo prevede che nessun gruppo che sostiene il Rosatellum bis chiederà modifiche “sostanziali” che snaturerebbero l’impianto del testo targato Pd. Neppure la minoranza dem. Innanzitutto non ci saranno sorprese, spiegano fonti FI, perché Berlusconi ha dato il suo placet, e ha chiesto a tutto il partito di sostenere il Rosatellum bis soprattutto per motivi di ‘convenienza Elettorale’.

Il ragionamento del Cavaliere va ad insinuarsi e a fare breccia proprio su quei tanti azzurri che temono di perdere ‘il posto’ a favore della Lega. Solo così non subiremo l’Opa di Salvini, è in estrema sintesi il leit motiv dell’ex premier. Che, tra l’altro, sa bene che il Rosatellum bis gli consente le mani libere post voto, qualora dalle urne non dovesse uscire un vincitore unico e certo. E poi, è ancora il ragionamento, così ce la possiamo giocare con il Pd: questo testo è il male minore, è la linea dei vertici azzurri, rispetto al Consultellum. Altri, invece sono i problemi interni ai dem. Lì il malumore si insinua tra gli ‘incerti’, ovvero quei deputati che temono di non ottenere un posto sicuro in un collegio blindato, perché quelli se li accalappieranno tutti i fedelissimi del segretario. Così come nella minoranza dem c’è chi teme una ‘divisione’ delle caselle a suo sfavore, anche se c’è chi ragiona, nell’area della sinistra parlamentare, che con il Rosatellum bis gli orlandiani avrebbero più chance rispetto all’Italicum post Consulta. Inoltre, a favore della tenuta del gruppo dem alla Camera, c’è la convinzione che questo sistema darebbe una spinta all’alleanza con Pisapia e la parte dialogante a sinistra. Insomma, sulla carta i numeri sono forti e la tenuta dell’accordo non dovrebbe subire scossoni.

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